Naomi Klein, The Shock Economy Doctrine. The Rise of Disaster Capitalism

by gabriella

Naomi KleinShock DoctrineChe cos’hanno in comune l’Iraq dopo l’invasione americana, lo Sri-Lanka post-tsunami, New Orleans dopo l’uragano Katrina, le dottrine ultraliberiste della Scuola di Chicago e alcuni esperimenti a base di elettroshock finanziati negli anni Cinquanta dal governo americano?

Secondo Naomi Klein, l’idea che sia utile cancellare un intero tessuto sociale per costruire da zero un’utopia, quella dell’ultraliberismo. L’autrice denuncia un capitalismo di conquista che sfrutta cinicamente i disastri o li produce direttamente per imporre le trasformazioni corrispondenti a questa nuova visione del mondo.

 

Da una intervista all’autrice:

N. K- Narratore : C’è una cosa che ho imparato durante i miei studi relativi alle condizioni di shock. La natura di uno shock, è per definizione uno stato temporaneo. Il migliore dei modi, per resistere allo shock, è stare a vedere cosa ti sta succedendo e perchè.

Ri-fare  le persone, sconvolgerle per ridurle  all’obbedienza. Questa è la storia  di una travolgente idea. Nel 1950 ha catturato l’attenzione della CIA. L’agenzia ha finanziato una serie di esperimenti. Su di loro è stato prodotto un manuale  segreto su come “abbattere” la volontà dei prigionieri. La chiave è stata quella di utilizzare lo shock per ridurre gli adulti alla stregua di un bambino.

In riferimento ai manuali di interrogatorio della CIA del 1963 e il 1983 .

L’ipotesi fondamentale di questo manuale è che queste tecniche  sono in sostanza i metodi per indurre la regressione della personalità. L’esperienza degli interrogatori  permette di riconoscere questo effetto quando appare e si sa che è  in questo momento che il soggetto è molto più disponibile ad essere suggestionato e a preferire e rispettare ciò che gli si dice rispetto a quanto avrebbe fatto poco prima di subire lo shock.

Ma queste tecniche non sono praticate solo sui singoli individui. Esse possono trovare applicazione su tutta la società. Un trauma collettivo, una guerra, un colpo di stato, una catastrofe naturale, un attentato terroristico, mette tutti in uno stato di shock. E in seguito, come il prigioniero, nella camera dell’interrogatorio, anche noi diventiamo come bambini, e più inclini a seguire i leader che sostengono di proteggerci.
Una persona che ha creduto fin dalle prime fasi  in questo fenomeno è stato il più famoso economista della nostra epoca, Milton Friedman. Friedman ha creduto in una sua applicazione radicale alla società in cui il profitto e il mercato regola ogni aspetto della vita, dalla scuola alla sanità, e anche all’esercito. Ha chiesto di abolire tutte le protezioni sugli scambi, liberalizzando i prezzi, i servizi e i servizi di controllo governativo. Queste idee sono sempre state estremamente impopolari, ed è comprensibile. Esse  provocano ondate di disoccupazione, producono impennate dei prezzi, rendono la vita più precaria per milioni di persone. Impossibile discutere e far avanzare con loro un ordine del giorno, democraticamente, Friedman e i suoi discepoli sono figure del potere dello shock.

Il soggetto deve essere immediatamente strappato da dove si trova,  bendato  e ammanettato. In questo momento, quando viene arrrestata la maggior parte dei soggetti fa esperienza di sentimenti di shock, di estrema insicurezza, e stress psicologico. L’idea è quella di evitare al soggetto il  rilassamento e il recupero dallo shock.

Friedman ha capito che, così come i prigionieri sono ammorbiditi  a causa dello shock della loro cattura, per l’interrogatorio, lo shock dei disastri potrebbe servire per ammorbidire la gente fino ad accettare la sua massiccia  radicale crociata per il libero mercato. Ha informato i politici che immediatamente dopo una crisi, loro dovrebbero spingere  attraverso una serie di azioni dolorose, intese come polizze contro la capacità di riacquistare lucidità fiducia in se stessi da parte della gente.

Ha chiamato questo metodo “trattamento shock economici”. Io la chiamo “LA DOTTRINA DELLO SHOCK”.

Naomi Klein: Shock economy

Shock economy

E’ recentemente arrivato sugli scaffali delle librerie italiane l’ultimo lavoro di Naomi Klein, autrice di No Logo. Si intitola Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri ed è edito da Rizzoli.

Il testo “smonta il mito del trionfo pacifico e democratico dell’economia di mercato”: dalla guerra all’Iraq all’uragano Katrina che ha devastato New Orleans, la Klein ci parla della dottrina che sfrutta il disorientamento pubblico che segue grandi shock collettivi (guerre, attacchi terroristici, catastrofi naturali) per imporre misure economiche impopolari e antidemocratiche, come racconta anche The Shock Doctrine, cortometraggio di Alfonso Cuaron e della stessa Klein presentato al Festival di Venezia.

L’introduzione del libro è disponibile sul sito di Rizzoli mentre, per chi ha confidenza con l’inglese, il Guardian ne ha pubblicato quattro estratti nelle ultime settimane: The Shock Doctrine, The age of disaster capitalism, The erasing of Iraqe, Why failure is the new face of success.

Il sito del libro

Qui un estratto dell’introduzione (in inglese) di The Shock Doctrine di Naomi Klein.

Il sito del libro: http://www.naomiklein.org/shock-doctrine

Tutto inizia in Argentina, ma …

Se quanto è accaduto in Argentina è stata la riprova tecnica per mettere in scena e in atto tutto lo spettacolo seguente, bisogna anche ricordare che, in quel paese, le cose hanno avuto una svolta diversa, di cui non parlano i media nazionali e non viene diffusa da tempo alcuna  notizia.

All’alba del clamoroso quanto ampiamente previsto crollo economico dell’Argentina nel 2001, la classe media del Paese si ritrova in un paesaggio fantasma fatto di fabbriche abbandonate e disoccupazione di massa. Alla periferia di Buenos Aires, un gruppo composto da trenta ex operai di una fabbrica di parti meccaniche per automobili, la Forja San Martin. Martin, entrano nella fabbrica e la occupano. La Forja San Martin è fallita a causa del suo stesso proprietario, amico di Carlos Menem e poco attento ai bisogni sociali e salariali dei suoi operai, e tutto ciò che gli operai vogliono è far ripartire la produzione, ispirati dal successo delle analoghe iniziative nella fabbrica tessile Brukman e della fabbrica di ceramiche Zanon in Patagonia. Gli operai iniziano un braccio di ferro con banchieri, avvocati, giudici, creando una rete di mobilitazione tra il movimento degli occupanti.

L’atto di riappropriarsi autonomamente del diritto al lavoro ha il valore di uno sconvolgimento alla struttura stessa della globalizzazione. Il regista e produttore Avi Lewis con sua moglie Naomi Klein, autrice del libro manifesto No Logo, portano gli spettatori all’interno di questa lotta, il cui fine ultimo è quello del recupero della dignità. Il documentario, dal contenuto energico e pregnante, è stato presentato alla sessantunesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Naomi Klein:
In Argentina 200 fabbriche sono state riprese dai loro operai. È incredibile. E questo fenomeno è stato quasi completamente ignorato dai media. Nessuno parla del fatto che i partiti di sinistra hanno preso il potere in America Latina, che il neoliberismo è stato rifiutato ovunque. Guardate ciò che accade in Bolivia, in Venezuela, in Uruguay, Paesi dove si può parlare di presa del potere da parte del popolo.

Bernard Stiegler sulla dottrina dello shock

tratto da:  http://cartesensibili.wordpress.com/2010/02/20/naomi-kleinthe-shock-doctrine/


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