Pierre Hadot, Il domandare socratico

by gabriella
Socrate

Socrate (470-69-399 a.C.)

Tratto da Che cos’è la filosofia antica? Torino, Einaudi, 2010.

Quando Socrate pretende di non sapere che una cosa, ossia di non sapere nulla, è perché rifiuta l’idea tradizionale del sapere. Il suo metodo filosofico non consisterà nel trasmettere un sapere, il che equivarrebbe al rispondere alle domande dei suoi discepoli ma, al contrario, nell’interrogare i suoi discepoli, dato che lui stesso non ha niente da dire, niente da insegnare riguardo al contenuto teorico del sapere […].

Tuttavia, questa critica del sapere, apparentemente del tutto negativa, ha un doppio significato. Da un lato presuppone che il sapere e la verità non possano essere ricevuti già confezionati, ma debbano essere generati dagli individui. Ecco perché nel Teeteto, Socrate afferma di accontentarsi, durante una discussione con altri, di fare la parte della levatrice. Egli stesso non sa niente e non insegna niente, ma si accontenta di porre domande; le domande stesse aiutano i suoi interlocutori a generare la “loro” verità. Una simile immagine lascia chiaramente capire che la conoscenza si trova nell’anima stessa, e che soltanto l’individuo può scoprirla, non prima però di aver capito, grazie a Socrate, che il proprio sapere era vuoto. […]

Socrate conduce i propri interlocutori a esaminare e prendere coscienza di se stessi. Come un “tafano”, Socrate sprona i suoi interlocutori con domande che li mettono in discussione, che li costringono a fermare l’attenzione su se stessi, a curarsi di se stessi:

Oh tu che sei il migliore degli uomini, tu che sei ateniese, cittadino della più grande città e più rinomata per sapienza e potenza, non ti vergogni a darti pensiero delle ricchezze per ammassarne quante più puoi, e della fama e degli onori, e invece dell’intelligenza e della verità e della tua anima, che si tratterebbe di rendere migliore, non ti dai affatto né pensiero, né cura? [Apologia, 29 d-e]

Non si tratta dunque, solo di mettere in forse il sapere apparente che crediamo di possedere, ma soprattutto di mettere in questione noi stessi e i valori che reggono la nostra vita […] Questo appello ad essere, Socrate non lo esercita soltanto con le sue domande, con la sua ironia, ma anche e soprattutto con il suo modo di essere, con il suo modo di vivere, con il suo stesso essere.

 

Esercitazione

1. Qual è la tesi di fondo espressa da Hadot relativamente alla natura del filosofare socratico?

2. In che senso viene detto che Socrate rifiuta l’idea tradizionale del sapere?

3. Quale differenza di carattere filosofico intercorre tra il rispondere ai discepoli e l’interrogare i discepoli?

4. Qual è in definitiva, secondo Hadot, il duplice scopo della critica al sapere condotta da Socrate?

5. Alla luce di ciò che hai studiato relativamente alla figura di Socrate, ritieni questa lettura condivisibile? Riscontri delle criticità? Quali?

 

Svolgimento

1. La filosofia socratica è, essenzialmente, una critica dei saperi tradizionali (dell’educazione tradizionale, della cultura in cui si riconoscevano gli ateniesi, dei valori di Omero ed Esiodo, del valore dei miti, dei valori della religione dei padri ..).
2. Nel senso  (in primo luogo) che il sapere non può essere trasmesso, ma solo generato dagli individui.
3. Rispondere ai discepoli equivarrebbe a dichiarare trasmissibili il sapere e la verità, interrogarli significa evidenziare che il sapere la verità sono una conquista possibile ad ognuno.
4. Il duplice scopo della critica socratica al sapere è negarne la trasmissibilità e invitare gli individui a ricercarlo, diventando pienamente uomini (Socrate esprime il suo invito ad essere – Conosci te stesso! – parlando di uomini “liberi”, “giusti”, “virtuosi” ..).
5. [Interpretazione della prof.] La lettura di Hadot è condivisibile a patto di chiarire che la conoscenza che si trova nell’anima (e che la maieutica socratica si incarica di far nascere) non è un contenuto o una conoscenza, ma un comprendere: è la facoltà dell’anima di conoscere il mondo e distinguere il bene, non una cosa ma un fare.

Correzione dell’analisi del testo (3E)

Il punto 1), la “critica dei saperi e valori della tradizione da parte di Socrate è stato sottovalutato quasi da tutti: tenete conto che se oggi Socrate tornasse, ci chiederebbe conto dei dogmi religiosi, della credenza nelle opinioni correnti, nell’adesione non meditata allo stile di comportamento di questa o quella subcultura …

Non è sufficientemente chiaro il senso del domandare socratico. Vi propongo questo schema:

domanda socratica

  




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