Charlie et Mohammed

by gabriella
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La critica del settimanle Le Point alle provocazioni antiislamiche di Charlie Hebdo (20 settembre 2012)

Impossibile non premettere ad una riflessione su Charlie Hebdo, la condivisione del lutto per il massacro compiuto in una città (per me) importante ed amata, oltre che la simpatia per un foglio che si definisce bête et méchant (stupido e cattivo). Ma, appena avuto il tempo di prendere contatto con gli amici, è già urgente prendere le distanze dalle troppe cose che non si possono condividere o non si possono sentire.

In primo luogo, un’ovvietà: anche se il fatto è atroce, non abbiamo a disposizione una lettura facile, chi la offre non aiuta a farsi un’idea delle ragioni o, più concretamente, impedisce che l’intelligenza delle stesse si faccia largo a dirci qualcosa. Perciò più che le manifestazioni scenografiche di cordoglio, le banalità del “siamo tutti francesi” e gli inviti a tenere “alte le penne”, direi che è meglio provare a ragionare sull’accaduto.

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Le Pen, la candidata che vi somiglia

Diventa piuttosto pericoloso, infatti, abbandonarsi all’emozione e lasciar parlare i professionisti del lucro elettorale e della facile esecrazione. Meglio scuotersi per tempo e riaprire qualche riflessione sul reincantamento religioso del mondo e sulle sue ragioni, sul senso e l’importanza della satira in società ogni giorno meno libere, e sul ruolo del giornalismo nella formazione del discorso pubblico in società complicate come quelle in cui viviamo.

Su Micromega, ieri, Flores d’Arcais invitava i credenti di tutte le fedi ad abbandonare l’arroganza con cui pretendono sanzioni per chi si faccia beffe del sacro, rivendicando 

il diritto di criticare tanto i fanti che i santi, fino alla Madonna, al Profeta e a Dio stesso nelle sue multiformi confessioni concorrenziali. Anche, e verrebbe da dire soprattutto, quando tale critica è vissuta dal credente come un’offesa alla propria fede. Questo esige la libertà democratica, poiché tale diritto svanisce se dei suoi limiti diviene arbitro e padrone il fedele.

I fatti di Parigi ci spingono insomma, soprattutto, semmai ce lo fossimo scordato, a difendere con ogni forma e da ogni attacco la

«laicità più rigorosa, che esclude Dio, qualsiasi Dio, dalla vita pubblica (scuole, tribunali, comizi elettorali, salotti televisivi, ecc.)».

Per questo, la reazione dei francesi, oltre il lutto e la protesta popolare, la preoccupazione presente nella domanda su dove stia andando la propria società, deve essere fatta anche nostra,

[…] per fare in modo che [le differenze religiose, fuse a diseguaglianze di ogni tipo,] non diventino il contesto di una serie, grottescamente distesa nel tempo, di massacri. O di una società tecnologicamente occhiuta, militarizzata, piena di leggi speciali e di invasione della più elementare privacy in nome della “lotta al fondamentalismo” [Senzasoste.it]

Ma, detto questo, prosegue Senzasoste in un articolo titolato significativamente Non siamo tutti Charlie Hebdo,

ribadita la consapevole assunzione conoscitiva ed etica della tragedia parigina, si tratta anche di evitare gli errori. Parlandone, è il caso di rispolverare questa espressione, con laicità. Con quello spirito di serenità, tipico della migliore cultura laica, che emerge proprio nei momenti difficili, controversi e drammatici.

La vicenda Charlie Hebdo, finita purtroppo in un lago di sangue, è anche frutto di una serie di errori non solo redazionali, ma anche di una parte della società francese. Quella che finisce, anche senza volerlo, per sovrapporre i diritti dell’uomo, e la conseguente libertà di opinione, allo scontro tra civiltà. Proprio come volevano gli apprendisti stregoni neocon di Bush. Quelli che volevano legittimare la rapina delle risorse e delle materie prime dei paesi non occidentali come uno scontro della libertà contro la barbarie. E infatti la vicenda parigina si legge così: la libertà, di espressione, contro la barbarie islamista [vedi ad esempio, l’articolo di Itstime ospitato dal Fatto quotidiano]. E, senza fare la minima concessione ai macellai di Charlie Hebdo, deve essere chiara una cosa: tutte le volte che si legittima lo schema libertà occidentale contro barbarie islamista si legittimano nuove guerre e si producono nuovi, drammatici, conflitti interni. Per questo parliamo di errori della società francese.

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Maometto: è nata una stella

Charlie Hebdo produceva da anni vignette contro Maometto. Come satira sui morti alle manifestazioni di protesta contro i film ritenuti blasfemi dal radicalismo islamico. Era così necessario provocare? In modo così insistito, reiterato, continuo? Si parla, non a torto, di libertà di espressione. Ma è stata usata in modo intelligente? Non dimentichiamo che un vignettista del Charlie Hebdo, Maurice Sinet, era stato licenziato nel 2008 dall’allora direttore del settimanale, Philippe Val, perché accusato di antisemitismo. Se possiamo comprendere che un direttore di un settimanale satirico licenzi qualcuno sospettato di antisemitismo, giustamente e per non finire per somigliare ai periodici nazisti e antisemiti degli anni ’30, non si capisce perché questa sensibilità sia scomparsa quando si è parlato, e a lungo, dell’Islam. Licenziare un redattore sospettato di antisemitismo e pubblicare vignette con un musulmano rivolto alla Mecca, senza mutande e con una stella visibilmente piantata nel retto, è espressione di equilibrio culturale in una società come quella francese? È forse ironia contro il potere?

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Il comico Dieudonné M’bala M’bala, nato in Francia da padre camerounense e madre francese

Questo nel momento in cui, come è accaduto in Francia, un comico come Dieudonné ha visto, a nostro avviso giustamente, bloccati i propri spettacoli a causa di contenuti antisemiti. La satira toglie l’aura sacrale al potere per rendercelo ridicolo, profano e quindi, in fondo, fenomeno umano tra gli umani. Ma il rapporto tra satira e libertà, quello da difendere, è quello della critica al potere. La Francia ha milioni di persone la cui maggioranza, giova dirlo, fa parte delle classi subalterne ed è di religione musulmana. Non va aggiunto a un dramma, ovvero al fatto che milioni di subalterni invece di una identità di classe ne abbiano una religiosa, la beffa di trattarli pubblicamente come imbecilli per un paio di lustri. Questo tanto più in una società dove, altrettanto giustamente e a tutela dei diritti e della dignità delle donne, il velo integrale è proibito. Si tratta però di avere un equilibrio complessivo nei confronti di milioni di cittadini francesi: non è possibile proibire e allo stesso tempo anche deridere. Nessuno dovrebbe permettersi di dettare legge, nemmeno la legge, figuriamoci i singoli o i gruppi religiosi, sulla libertà di opinione. Ma questo aumenta la responsabilità di chi usa la libertà di opinione. Verso i quali, se la esercitano in modo irresponsabile, va esercitata la pressione della critica. Questo per non trovarsi in Italia un prossimo domani con i Borghezio e i Salvini che fanno a gara di “libertà” per provocare questo o quel gruppo sociale in attesa della riscossione, in termini elettorali, delle loro provocazioni.

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Una delle vignette che assimiliano già i fatti di Parigi al simbolo, par excellence, dello scontro di civiltà.

Per non aggiungere quindi ulteriori errori a possibili nuovi orrori: non siamo tutti Charlie Hebdo. Proprio perché consapevoli che Parigi si è trasformata in un mattatoio, ma per non alimentare lo scontro di civiltà, per non ritrovarsi in una società ancor più securitaria, militarizzata e ossessiva che “deve” tutelarti dai “radicalismi religiosi”. Ovvero per coniugare il grande business della sicurezza con la negazione, materiale e formale, dei diritti elementari in nome dell’emergenza.Viviamo in società dove gli aggregati sociali tendono a non esprimersi in termini di classi ma entro relazioni balcanizzate: gruppi regionali, etnici, identitari, autoreferenziali, religiosi.

È questa tendenza che, in occidente come a Singapore, oltretutto favorisce il turbocapitalismo. Ed è una tendenza che va frenata e invertita. Per non aggiungere nuovi errori, e poi nuovi orrori, all’orrore parigino di questo gennaio 2015.

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Charlie Hebdo irride le ingerenze cattoliche contro la legge sul matrimonio omosessuale adottata in Francia tra le polemiche

QED: Il dibattito sulla laicità investe le mense. Menù unico anche per i musulmani

 


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