Punteggiatura e pensiero

by gabriella

la virgolaVenerdì scorso, durante un compito scritto in quinta che consisteva nell’analisi di un passo dell’Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico di Marx, una studentessa mi ha chiesto aiuto, perché non riusciva a capire il significato di un periodo. Abbassati gli occhi sul testo, mi sono accorta che (nella traduzione italiana che stavamo usando) mancava una virgola:

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale.

L’ho tracciata io stessa sul foglio e … “capito”? “Ora si, prof.”.

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo, vuol dire esigerne la felicità reale.

Mi è tornato, allora, in mente un articolo di Gianfranco Marini che mi era molto piaciuto (lo riproduco qui sotto rimaneggiato), ma di cui quasi solo in quel momento ho capito l’importanza: solo un lettore esperto sa aggiungere mentalmente le virgole che mancano (cioè separare le diverse parti del testo per recuperare il significato), solo un lettore esperto sa strutturare un testo con la giusta interpunzione. L’analfabetismo funzionale passa anche per la dimenticanza della punteggiatura.

 

Il tramonto della punteggiatura

La svalutazione della punteggiatura ad inutile orpello, del tutto ininfluente rispetto a ciò che si vuole comunicare, è una delle ragioni del declino della comunicazione scritta, analogica o digitale.

 

La lunga affermazione dei segni di interpunzione

Nel mondo antico, l’oralità prevaleva sul discorso scrittoNell’antichità classica, come nell’alto medioevo, si considerava lo scritto come una trascrizione della comunicazione orale, dominava quindi una concezione prosodica della punteggiatura che era utilizzata principalmente per indicare le pause del discorso orale.
In età arcaica, quella della Grecia micenea, come in età medioevale, si ricorreva ancora alla scriptio continua, per cui le parole venivano scritte non solo senza segni di interpunzione, ma anche senza spazi a separarle. Ecco un esempio di come apparirebbe un testo, se lo scrivessimo al “modo antico”, senza spazi e senza segni di interpunzione:

dalraccontarealpassatoedalpresentechemiprendevalamanoneitratticoncitatieccoofuturosonosalitainsellaaltuocavalloqualinuovistendardimileviincontrodaipennonidelletorridicittanonancorafondatequalifumididevastazionidaicastellieaigiardinicheamavoqualiimprevisteeadelloropreparitumalpadroneggiatotuforieroditesoripagatiacaroprezzotumioregnodaconquistarefuturo 

Le parole si separano

carolingioGià in età classica venne adottata la separazione delle parole ma, come testimoniano le lapidi di età romana e successiva, la scriptio continua sopravvisse. Nella scrittura, la separazione tra le parole, ma non ancora l’uso univoco e sistematico dei segni di interpunzione, cominciò ad affermarsi con la rinascita carolingia, già nell’alto medioevo. Il testo precedente, dunque, sarebbe stato scritto così:

dal raccontare al passato e dal presente che mi prendeva la mano nei tratti concitati ecco o futuro sono salita in sella al tuo cavallo quali nuovi stendardi mi levi incontro dai pennoni delle torri di città non ancora fondate quali fumi di devastazioni dai castelli e dai giardini che amavo quali impreviste età dell’oro prepari tu mal padroneggiato tu foriero di tesori pagati a caro prezzo, tu mio regno da conquistare futuro

 

La rivoluzione tipografica e l’arrivo della “punteggiatura”

aldo_manuzio

Aldo Manuzio (1449 – 1515)

È solo con l’invenzione della stampa e con la rivoluzione tipografica che ne derivò, che vennero introdotti, seppur con usi non sempre coincidenti con quelli odierni, la virgola, il punto e virgola, l’apostrofo e gli accenti grafici. I protagonisti di questa rivoluzione furono Manuzio e Pietro Bembo. Il senso principale della novità consistette nel fatto che il discorso scritto non venne più pensato come subordinato al discorso orale, divenne sempre meno trascrizione del parlato, acquistò una sua autonomia, divenne diviene sempre più espressione diretta del pensiero dell’autore.

Dal significato prosodico a quello logico – sintattico

Fu questo a determinare un mutamento anche nella funzione dei segni di interpunzione, non più solo mezzi per rendere aspetti paraverbali quali l’intonazione, il ritmo, le pause, ecc., ma anche strumento per organizzare logicamente lo scritto, fornire un’intelaiatura logica alle parti di cui si compone il testo in modo da dare ad esso una forma unitaria e sistematica.
 punteggiatura

È chiaro, quindi, che non si tratta di semplici abbellimenti: i segni di interpunzione non sono semplicemente la trascrizione grafica del ritmo o dell’intonazione dell’oralità; sono queste cose, ma anche e principalmente funzioni logiche e sintattiche che determinano l’ articolazione logica del discorso scritto e un loro utilizzo superficiale, impreciso, approssimativo, può causare la confusione o, addirittura, la mancanza di senso in ciò che si scrive.

 

Alcuni esempi

Ci si può fidare di uno juventino?

Riporto qui, a tale proposito, un esempio illuminante tratto dal romanzo di Marco MalvaldiArgento Vivo:
« […] i segni di punteggiatura non servono solo a dare un ritmo alla frase, i segni di punteggiatura sono veri e propri o-pe-ra-to-ri lo-gi-ci. Usarli in modo sciatto può letteralmente travisare il significato di quello che pensiamo. Se io dico di una persona “È juventino. È una persona di cui non fidarsi” sto dando due informazioni separate, messe in relazione solo dal fatto che mi riferisco alla stessa persona. Se dico “È juventino; è una persona di cui non fidarsi” è chiaro che le due cose sono in relazione, ma non è chiaro in che relazione stiano – magari sto semplicemente elencando tutte le caratteristiche negative del tizio in questione; in ogni caso, faccio capire che secondo me essere juventini è deplorevole. Se io invece dico “È juventino: è una persona di cui non fidarsi” il mio giudizio è chiaro: quella persona è infida in quanto juventina, e stop » [Marco Malvaldi, Argento Vivo, pp. 92-93, Sellerio, 2013].
  1. “È juventino. È una persona di cui non fidarsi”.
  2. “È juventino; è una persona di cui non fidarsi”.
  3. “È juventino: è una persona di cui non fidarsi”.

 

La Sibilla e il soldato

Un altro esempio che illustra l’importanza della punteggiatura è la famosa sentenza che la Sibilla diede a un soldato che voleva sapere se sarebbe tornato dalla guerra. Essa risposte, in latino, con questa frase: “ibis redibis non morieris in bello“. L’ambiguità della frase è data proprio dal fatto che manca la punteggiatura e può essere interpretata in due modi opposti. Riprendo da Wikipedia:
– Se, infatti, si pone una virgola prima di “non” (ibis, redibis, non morieris in bello), il significato del responso è “Andrai, ritornerai e non morirai in guerra“, e prefigura un esito positivo della missione. – Se, invece, la virgola viene spostata dopo la negazione (ibis, redibis non, morieris in bello), il senso risulta essere sovvertito nel suo contrario: ” Andrai, non ritornerai e morirai in guerra“.

ibis redibis non morieris in bello

ibis, redibis, non morieris in bello “Andrai, ritornerai e non morirai in guerra“,
ibis redibis non, morieris in bello “Andrai, non ritornerai e morirai in guerra“,

Il cavaliere inesistente

Ed ecco, finalmente, dopo secoli e secoli di storia della scrittura e della punteggiatura, come appare oggi il testo misterioso, la chiusa del romanzo di Italo Calvino. Il cavaliere inesistente:
« Dal raccontare al passato, e dal presente che mi prendeva la mano nei tratti concitati, ecco, o futuro, sono salita in sella al tuo cavallo. Quali nuovi stendardi mi levi incontro dai pennoni delle torri di città non ancora fondate? quali fumi di devastazioni dai castelli e dai giardini che amavo? quali impreviste età dell’oro prepari, tu mal padroneggiato, tu foriero di tesori pagati a caro prezzo, tu mio regno da conquistare, futuro… ».

Una conclusione?

analfabetismo funzionaleLa rivoluzione digitale comporterà una ulteriore evoluzione evoluzione della punteggiatura e dei segni grafici, così come ha già introdotto altre tipologie di notazione grafica come gli emoticons, l’uso di acronimi e così via. Naturalmente, quando si scrive un sms, un messaggio su qualche sistema di messaggistica, un breve post su Facebook o quando si chatta, la punteggiatura tende a svanire. 

Un itinerario tra punti e virgole

Per comprendere come la punteggiatura costituisca una raffinata tecnologia comunicativa è interessante leggere l’articolo scritto da Luca Cignetti per la voce Punteggiatura dell’Enciclopedia dell’Italiano Treccani del 2011. Cignetti ricostruisce la storia della punteggiatura e del lungo processo che ha portato alla sua codificazione, dall’antichità fino al novecento e conclude:

Negli ultimi anni la riflessione teorica tende sempre meno a collegare i segni di interpunzione a fenomeni di carattere prosodico, cui sarebbero rapportabili solo in modo parziale e sommario (Lepschy & Lepschy 2008: 4), orientandosi piuttosto a coglierne l’incidenza sui nessi logici, strutturanti e, in ultima analisi, testuali specifici della varietà scritta (Ferrari 2003: 55-144; Antonelli 2008: 181)”.

Per rinfrescare la memoria sulla punteggiatura, potrebbe essere utile una visita ad una pagina di Dossier.net, dove si trova l’articolo Punteggiatura (segni d’interpunzione): regole ed esempi pratici” in cui, dopo una breve definizione e una panoramica su funzione e attuali tendenze in merito alla punteggiatura, è possibile consultare una piccola enciclopedia dei vari segni, con le diverse tipologie di funzioni che ricoprono e molti esempi, compresi la lineetta, il tratto d’unione (-), la parentesi e la barra (/).

Umberto-Eco

Umberto Eco (1932 – 2016)

Esplicitamente dedicata alla punteggiatura intesa come strumento per evidenziare la struttura logico – sintattica del discorso e quindi esprimere correttamente le relazioni che lo strutturano, è la tabella realizzata da Vitalino Pastori, Università degli Studi di Milano, per i Laboratori di scrittura italiana. Il documento è un file PDF dal titolo La punteggiatura e la chiarezza del pensiero che può essere scaricato. Qui, per ogni segno di interpunzione sono presenti le varie funzionalità e gli esempi.

Per chi proprio non potesse farne a meno, sono disponibili il manuale di Bice Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, Laterza, 2007, disponibile anche in formato e-book e le famose 40 regole che Umberto Eco suggerisce a chi voglia scrivere (da scritturacreativa.it). L’effetto comico voluto da Eco, consiste nel consiglio paradossale che viene violato nel momento stesso in cui viene enunciato. Per esempio, la regola 32 prescrive:

“Cura puntiliosamente l’ortograffia”.

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