Posts tagged ‘Lucrezio’

6 Luglio, 2016

Mario Porro, Serres rilegge la fisica di Lucrezio

by gabriella
Lucrezio

Tito Lucrezio Caro (94 a.C. – 50 a. C.)

serres lucrezioTratto da Il Manifesto del 13 marzo 1981.

La fisica moderna nasce all’epoca di Galileo: assunzione ormai consolidata, punto fermo in appartenenza indubitabile. Un libro di Michel Serres, Lucrezio e l’origine della fisica» (Sellerio editore, traduzione, accurata, di Paolo Cruciani e Anna Jeronimidis) ci forza invece a rivedere i nostri schemi abituali, che pongono la fisica greca nell’ambito del prescientifico, del metafisico, in particolare a ripensare la validità e la funzione storica dell’atomismo antico; ed ancor più ci induce a leggere un’opera di poesia, il De rerum natura di Lucrezio, come genuino trattato di fisica.
Lucrezio nel primo secolo a.C. ripropone l’insegnamento filosofico di Epicuro e la teoria del formarsi dei mondi a partire da un caos, da un disordine atomico, del «clinamen» (declinazione) produce uno scarto angolare minimale, infinitesimo, nel moto equilibrato cioè disordinato degli atomi, provoca la formazione di un turbine, di un vortice che temporaneamente riesce a vincere l’irreversibile «declinare» della cose verso la morte; nel clinamen fattore di nascita è già iscritta la dissoluzione. Dal disordine, dalla turbolenza (turba) che costituisce lo stato regolare della natura si genera un vortice (turbo), forma costitutiva primaria, relativamente stabile ed ordinata; l’ordine non è che la possibilità improbabile, «miracolosa», che si produce grazie al clinamen all’interno di un universo profondamente e normalmente instabile. Ma tutto ciò resterebbe al livello di intuizione prescientifica se non ricevesse la legittimazione dell’apparato matematico: ed infatti questo modello, viene matematizzato da Archimede. Le sue opere, solitamente ritenute un insieme disorganico di studi, appaiono invece di una coerenza estrema se lette come sistematica spiegazione dei problemi posti dal modello epicureo, vale a dire i problemi del calcolo infinitesimale, dei grandi numeri, dell’idrostatica, della geometria delle figure di rivoluzione ecc.

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20 Ottobre, 2013

Piergiorgio Odifreddi, Come stanno le cose

by gabriella

lucrezioMaria Mantello ha intervistato Piergiorgio Odifreddi in occasione dell’uscita di Come stanno le cose, il mio Lucrezio, la mia Venere, per Rizzoli. Di seguito, la recensione di Piero Bianucci per le pagine scientifiche della Stampa.

Il De rerum natura di Lucrezio ha folgorato sulla strada della razionalità filosofica contrapposta alle illusioni e paure religiose Piergiorgio Odifreddi, che lo ha tradotto in prosa accompagnando ogni pagina con un suo articolato commento a fronte, dove sottolinea l’attualità delle grandi intuizioni scientifiche contenute in questo poema, che definisce il

«più elevato canto mai intonato da un uomo alla scienza e alla ragione».

Il Lucrezio in versione Odifreddi forse farà storcere il naso ai puristi, ma è straordinario per la potenza comunicativa delle efficaci soluzioni linguistico-letterarie, che iniziano fin dalla traduzione del titolo. La fisica non finge ipotesi, come qualcun altro dopo Lucrezio dirà, perché descrive le cose. E cosa deriva da causa, quindi conoscere gli eventi della natura significa spiegare in modo empirico-razionale i nessi causali con cui la natura si autogenera e diviene. Quindi, la riflessione sulle cose della natura è chiarire come le cose della natura stanno. Ecco allora che De rerum natura è eccellentemente reso da Odifreddi con Come stanno le cose.

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