Comte

by gabriella
Auguste Comte

Auguste Comte (1798 – 1857)

«L’Amore per principio e l’Ordine per base; il Progresso per fine».

Auguste Comte, Système de politique positive, 1852

Nato in una famiglia cattolica e conservatrice, il giovane Comte si ribella presto alla famiglia, dichiarandosi repubblicano e libero pensatore. Nel 1814 entra all’Ecole Polytechnique di Parigi dalla quale, appena diplomato, passa al servizio del filosofo e scienziato sociale Claude de Saint-Simon, di cui sarà segretario fino alla clamorosa rottura del 1824 – quando, occasione della ristampa del Catechismo degli industriali, si accorge che Saint-Simon vi aveva incluso a sua insaputa il Sistema di politica positiva, da lui steso nel 1822.

 

Sociologia, complessità evoluzionismo

Claude Henry de Rouvroy conte di Saint-Simon

Claude Henry de Rouvroy conte di Saint-Simon

Per primo, Comte ha avuto l’intuizione dell’oggetto di una nuova scienza, della quale coniò il nome, sociologia, preferendolo dopo qualche esitazione a quello di “fisica sociale” che riteneva giù usato da altri – e della quale è dunque considerato il fondatore.

Il sistema di pensiero di Comte si basa su due elementi fondamentali. Il primo è l’idea della complessità della realtà umana, nella quale una moltitudine di fattori interagisce dinamicamente l’uno con l’altro, ciò che richiede allo studioso senso dell’insieme (esprit d’ensemble), capacità di registrare i dettagli, ma di soffermarsi solo sulla loro logica complessiva (sistema).

L’altro fondamento del suo pensiero è l’evoluzionismo, vale a dire l’idea che la realtà muove verso livelli superiori di organizzazione e segue un cammino di progresso. Comte pensa che tutta la realtà, fisica, biologica, culturale sia soggetta a evoluzione.

 

La legge dei tre stadi

Comte teorizza l’evoluzionismo stabilendo un principio evolutivo universale dell’evoluzione culturale, in grado di spiegare lo sviluppo della conoscenza individuale, della storia del pensiero e della storia delle civiltà: la «legge dei tre stadi«, di cui Comte parlava, riecheggiando Cartesio, come della «grande scoperta dell’anno 1822».

Secondo questa legge, la conoscenza umana passa per tre stadi:

Per la natura stessa dello spirito umano ogni branca delle nostre conoscenze è necessariamente assoggettata nel suo sviluppo a passare successivamente per tre stadi teorici diversi: lo stadio teologico o fittizio, lo stadio metafisico o astratto, lo stadio scientifico o positivo.

Nel primo stadio il mondo è spiegato con forze che trascendono i fenomeni, credenza che si articola in forme sempre più complesse e astratte passando dal feticismo (o animismo) al politeismo al monoteismo. Nello stadio metafisico, intermedio e ibrido, in cui a volte prevalgono tratti presenti nello stadio precedente, altre di quello a venire, la realtà è spiegata invece facendo ricorso a princìpi astratti, soggettivi, a facoltà del soggetto, alle regole del pensiero che si crede diano ordine e significato alla realtà. Infine, nello stadio positivo, tutto è spiegato attenendosi alla rilevazione empirica della realtà, e alle leggi scientifiche che da tale rilevazione si possono trarre.

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Le società tradizionali sono primitive

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La «società dell’europa occidentale ha un carattere paradigmatico e diverrà la società di tutta quanta l’umanità»

Tale sequenza è propria sia della filogenesi delle culture umane che dell’ontogenesi individuale, nella quale il soggetto passa dall’animismo del bambino, al senso critico del’adolescente, per approdare infine al naturalismo indagatore dell’adulto. La conseguenza più rilevante della concezione evoluzionistica della civiltà umana è che le diverse culture possono essere considerate in relazione alla distanza con il presunto punto d’arrivo che devono raggiungere: mentre quella occidentale è dunque una società evoluta, quelle visitate dagli esploratori sono civiltà primitive, colte in uno stadio antecedente e più arretrato rispetto al nostro.

Anche le scienze sono disposte su una scala gerarchica, per la quale le discipline che studiano oggetti meno complessi e più astratti sono meno sofisticate di quelle che studiano oggetti più difficili e vicini a noi come la sociologia, l’ultima nata, che rappresenta appunto il vertice della conoscenza umana. La psicologia non è presa nemmeno in considerazione da Comte, per il quale i processi mentali sono spiegabili con le relative attività neurofisiologiche, un esito a cui giungono tutte le prospettive riduzioniste, come parte del dibattito contemporaneo delle neuroscienze. Del resto, il Corso di filosofia positiva (1832-40) di Comte esce quarant’anni prima dell”apertura del laboratorio di psicologia sperimentale di Wundt (1875).

 

Lo stadio positivo della conoscenza umana e la vita sociale

Scelte e decisioni appannaggio degli scienziati

Scelte e decisioni saranno appannaggio degli scienziati

Il fatto che lo studio della società diventi una scienza positiva ha, nel pensiero di Comte, importanti conseguenze pratiche. Come già vagheggiato da Saint-Simon, la vita sociale cessa di essere il dominio dell’opinabile e della molteplicità delle posizioni politiche, decisioni e valutazioni dovranno ora essere elaborate attraverso le regole del discorso scientifico e confrontate con le acquisizioni delle scienze. Così come la libertà di opinione non ha senso in matematica e astronomia, essa sarà inappropriata anche nelle scienze sociali, mente quelli che oggi chiameremmo tecnici, cioè soggetti competenti nelle  diverse  scienze, sostituiranno gli uomini politici – vale la pena notare la distanza abissale delle formulazioni positiviste dalla profondità del pensiero politico greco e romano.

 

Il metodo della nuova scienza della società

Comte non si limita ad avviare gli studi sociologici, ma getta anche le basi della disciplina, a cominciare dalle indicazioni su come procedere nella ricerca. Per lui i metodi da adottare in sociologia sono l’osservazione, la comparazione, il metodo storico e l’esperimento. L’osservazione presuppone che sia deciso in via preliminare cosa osservare, e richiede una teoria che la guidi [anche per Comte, nessuna osservazione empirica è puramente fattuale, ma è al contrario carica di teoria, «theory-laden» come direbbe Hanson] per cui, secondo Comte, serve più che altro ad avere conferme delle ipotesi elaborate in precedenza.

La comparazione che ha in mente Comte non è solo quella tra popoli diversi, ma anche tra società umane e animali che lo studioso preannuncia precorrendo (ancora una volta) tendenze contemporanee, come quelle della sociobiologia. Il metodo storico consiste nel seguire lo sviluppo delle civiltà paragonando le condizioni dell’umanità in un periodo con quelle di un altro. Quanto alla sperimentazione, Comte ritiene che non si possano fare veri esperimenti in sociologia, ma che sia possibile servirsi di quelli che oggi si chiamano esperimenti naturalistici.

 

Statica e dinamica sociale

stadi2Comte distingue due branche fondamentali della sociologia: la statica sociale, che si occupa delle strutture, cioè di ciò che resta immutabile nella società nonostante i cambiamenti storici; e la dinamica sociale, che studia i processi, permettendo di capire come le società cambiano.

Secondo Comte, immutabile è la superiorità della società rispetto all’individuo, la centralità della famiglia e il suo carattere gerarchico, vale a dire la superiorità dell’uomo sulla donna e del genitore rispetto al figlio.

Per quanto riguarda la statica, l’esprit d’ensemble (il “senso dell’insieme”) suggerisce che la società è come un organismo, un insieme ben integrato di parti che con la loro atttività contribuiscono al mantenimento e al funzionamento dell’insieme. La dinamica si può ricostruire partendo dalla legge dei tre stadi. Le società attraversano in sequenza periodi in cui prevalgono rispettivamente il pensiero teologico, il metafisico e il positivo. Il modo di pensare non è l’unica fonte di influenza in una società, ma condiziona il modo di vedere degli individui che si modifica di conseguenza, proprio perché il sistema sociale è un organismo e non è possibile che una parte cambi senza provocare cambiamenti nelle altre. L’evoluzione delle società umane si può così riassumere in tre stadi, ciascuno con una propria forma di pensiero, una propria forma organizzativa, una specifica unità sociale di base e un sentimento morale di fondo.

 

L’attacco a Hobbes

Hobbes

Thomas Hobbes (1588 – 1679)

Il discorso di Comte ha un’immediata eco nel dibattito filosofico e si configura come un attacco alla concezione hobbesiana della vita umana associata. Hobbes aveva sostenuto che gli uomini sono per natura egoisti e aggressivi e che solo grazie allo stato, fuori dello stato di natura, riescono a conservare la vita e i beni. Questa concezione veniva portata ad argomento contro il positivismo e la tesi, giudicata utopica, che le persone si sarebbero fatte guidare da una ragionevole organizzazione sociale in assenza di un’autorità forte.

Comte estende l’osservazione alle società animali proprio per carcare di dimostrare che Hobbes aveva torto. Gli animali sono socievoli e formano società senza stato, non c’è ragione quindi per ritenere che gli uomini non debbano anch’essi tendere alla solidarietà e alla cooperazione con gli altri. È proprio Comte a coniare il termine altruismo, oggi diffuso nel linguaggio comune. Il positivismo può promuovere l’altruismo istintivo dell’uomo e fare dell’altruismo una fede laica, una pratica di vita che prescinde dall’adesione a una religione.

 

 


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