La natura come problema

by gabriella

physis

Physis

Tra l’età di Omero (IX-VIII sec.) e l’età di Socrate (seconda metà del V sec.), all’interno della cultura greca si sviluppa un originale movimento di pensiero che pone come oggetto di studio e di indagine la natura (physis). Aristotele chiama questi pensatori fisici o fisiologi, cioè studiosi della natura o naturalisti. Con essi si è soliti dare inizio alla filosofia.

Il termine italiano natura designa l’insieme delle cose e degli esseri esistenti nell’universo. Esso deriva dalla radice latina gna (in greco gen), che significa generazione, da cui il verbo latino nasci, nascere. Analogamente, la parola greca physis. appartiene alla radice phyo, genero, cresco. La physis è dunque la totalità delle cose che esistono, che nascono, che vivono, che muoiono, cioè il mondo delle cose del cielo e della terra, che si offre al nostro sguardo ed è oggetto della nostra esperienza quotidiana.

elementiElementi (stoichèia) della physis sono le sue parti semplici, non riducibili ad altro, e di cui tutto si compone. Per il pensiero antico, essi sono l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco. Da questi elementi fondamentali hanno origine le cose: gli animali, le piante, il sole, le stelle, l’uomo stesso. Physis non ha infatti, per i primi filosofi, il significato di “natura contrapposta all’uomo”. Le “cose” includono infatti anche gli uomini e ciò che essi producono.

Inizialmente la physis indica ciò che nasce, cresce e muore, in seguito l’essere intelligibile al pensiero

Come si è visto, Aristotele chiama fisici i primi pensatori greci, intendendo con questo temine “studiosi della physis”, cioè di quella parte del tutto che è la realtà diveniente. Ma, se la nascita della filosofia coincide con il rivolgersi al tutto, questa tesi di Aristotele non può essere accettata: bisogna invece osservare il carattere meta-fisico della filosofia dei milesii (Talete, Anassimandro, Anassimene), cioè il loro rivolgersi alla totalità delle cose (essere) per edificare un sapere saldo, incontrovertibile (episteme).

La parola phýsis è costruita sulla radice indoeuropea bhu, essere e bha, che significa luce. Nascendo, la filosofia costruisce un nuovo linguaggio in cui phýsis significa dunque non quella parte del tutto che diviene, ma l’essere nel suo illuminarsi. La filosofia si rivolge alla phýsis perché si riveli nella sua luce, liberandola dalla falsità del mito e della religione [E. Severino, La filosofia nasce grande].

 

La physis come totalità delle cose e principio esplicativo della natura

circoloLa natura non è costituita da cose isolate, separate le une dalle altre. Al contrario, queste ultime esistono in natura solo in quanto sono governate da leggi e rette da un ordine, in quanto manifestano cioè un principio di esistenza ordinato e unitario.

Esse hanno in sé, in altre parole, un principio costitutivo che ne stabilisce l’ordine e le leggi. Conoscere la natura significa dunque conoscere le cose, in quanto connesse le une alle altre, governate da leggi e rette da un principio unitario. Ogni cosa si costituisce in base a un principio. La parola physis, nel suo significato originario, indica anche tale principio, designa cioè quella realtà prima e fondamentale che costituisce la spiegazione di tutte le cose.

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L’archè e l’unità dei diversi

La filosofia comincia dunque quando il pensiero umano inizia a interrogarsi razionalmente sulla natura delle cose, cioè sul loro principio di vita e di movimento. Che cosa sono le cose? qual è la loro origine? A queste domande cercano di fornire una risposta i primi filosofi (Talete, Anassimandro, Anassimene, i pitagorici, Eraclito) non più, come faceva il pensiero mitico, raccontando in forma poetica la nascita del mondo, ma ricercando un principio razionale interno alla natura e causa delle sue trasformazioni.

Si afferma così un atteggiamento nuovo, che oggi chiameremmo scientifico, interessato a spiegare i fenomeni naturali e a conoscere il principio che sta dietro a essi. Il problema dominante dei primi filosofi diventa in questo modo quello del principio (archè) di tulle le cose. E’ in particolare Aristotele a presentare i filosofi del VI secolo come coloro che per primi studiarono la natura, tentando di individuarne l’archè.

Il termine greco arché designa il principio, l’origine di tutto ciò che esiste. La parola, che viene dal verbo greco àrchein, “essere il primo”, “essere il capo”, significa anche “dominio”, “sovranità”. Arché indica dunque sia ciò che viene prima per importanza, sia ciò che viene prima nell’ordine del tempo. Nel tentativo di spiegare l’origine del mondo e la sua legge di sviluppo, i primi filosofi scelsero all’interno della realtà quegli elementi che ritenevano più importanti, in base al campo di esperienze e di osservazioni che era loro possibile. Vedremo, così, Talete indicare l’acqua, Anassimandro l’infinito e così via, ma sempre all’interno di questa ricerca del fondamento universale dell’essere.

unita-degli-oppostiDavanti alla molteplicità del divenire, il mito mette in evidenza i contrari, il dissidio (si pensi ad esempio ai fratelli Prometeo ed Epimeteo) e così fa lo sguardo del senso comune che è attratto dalle differenze e dai contrasti. La filosofia però, proprio perché si rivolge al tutto vede che ogni cosa, per quanto diversa dalle altre, ha in comune con queste di essere parte del tutto. E’ questo il senso con cui Eraclito dice

tutte le cose sono uno (En Panta, Uno è Tutto)

da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose.

Ogni essente (ogni essere vivente) si raccoglie nell’Essere: il termine lógos (ragione) infatti viene dalla radice del verbo leghein, legare insieme. Da Eraclito in poi, capire filosoficamente il mondo vuol dire vedere l’unità di ciò che sembra opposto. Vedere che l’uno non esiste e non significa nulla senza l’altro.

Per i filosofi greci, dunque, l’uno da cui le differenze provengono è l’identità dei diversi, l’unità in cui tutte le cose si raccolgono. Il processo di differenziazione delle cose è ciò che chiamano divenire, cioè l’apparire delle cose come diverse, il loro nascere e morire (a partire dall’uno).

L’archè è ciò che c’è di uguale nelle cose diverse (molteplici e divenienti), ma anche la legge che mette in movimento gli enti e li fa nascere e morire, cioè li costituisce nella loro diversità. E’, perciò, sia la materia da cui tutte le cose derivano, sia la forza che le anima, sia la legge che spiega la loro nascita e la loro morte.

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Edgar Lee Masters, Conrad Siever

Conrad Siever, una poesia di Edgar Lee Masters contenuta in Antologia di Spoon River, 1916 [celebre e splendida raccolta di poesie in forma di epitaffio che l’autore fa pronunciare idealmente alle lapidi del cimitero di un paesino immaginario della provincia americana], coglie intuitivamente i concetti di essere e circolo metafisico.

non qui

Non nel giardino desolato
dove i corpi si trasformano in erba
che non nutre il gregge, e in sempreverdi
che non generano frutti –

là dove lungo i sentieri in ombra
si sentono sospiri vani,
e ancor più vani sogni si sognano
di comunione profonda con le anime dei dipartiti

ma qui

ma qui, sotto l’albero delle mele
che ho amato e curato e potato
con mani nodose
per molti, molti anni;

qui sotto le radici di questo segnale del nord
entrare nel ciclo chimico, nel circolo della vita,
nel terreno e nella polpa dell’albero,
e nei viventi epitaffi
delle mele sempre più rosse!

 

 

In sintesi

Davanti al divenire, cioè alla molteplicità di fenomeni in continuo cambiamento, i primi filosofi (i presocratici) reperirono uno o pochi elementi ritenuti il fondamento di tutte le cose e di cui tutte apparivano costituite. All’interno di questa ricerca, tre domande influenzeranno tutta la filosofia posteriore:

1. Qual è l’origine di tutte le cose?
2. Esiste qualcosa che permane identico e stabile nel loro mutare e variare?
3. Qual è il principio in grado di fornire una spiegazione unitaria dei molteplici fenomeni presenti in natura? Che cosa c’è di uguale, in altre parole, in ognuna delle cose differenti esistenti nel mondo?


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