Che cos’è la filosofia?

by gabriella

Definire la filosofia è un compito difficile perché, a differenza delle scienze, questo campo del sapere non ha un oggetto, non si rivolge a qualcosa di specifico, ma alla totalità delle cose che sono di cui interroga la stessa esistenza.

Per questo, Aristotele sostiene che la filosofia è nata dalla meraviglia che l’essere sia, che ci siamo e ci sia un mondo davanti a noi e la definiva come un sapere disinteressato e libero perché non utilizzabile per qualcosa di specifico.

Indice

1. Quando è nata la filosofia?
2. Il distacco dal mito e dalla tradizione
3. In cosa è diversa (e in cosa somiglia) dalle altre forme di sapere?
4. La nascita del termine “filosofia” e il contesto delle sue prime utilizzazioni
5. Le definizioni dei filosofi
Mappa riepilogativa

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1. Quando è nata la filosofia?

Tutti gli uomini, per natura amano la conoscenza

Aristotele, Metafisica, A, 980a

Anche se il concetto di filosofia emerge nel V secolo, Aristotele e l’intera tradizione della storia della filosofia considerano filosofi i primi pensatori greci vissuti agli inizi del VI° secolo a. C. nelle colonie greche della Ionia (Asia Minore) – coloro che per primi «hanno filosofato intorno alla verità» [Aristotele, Metafisica, I].

La prima scuola sorse nella città di Mileto dove viveva Talete, il suo allievo Anassimandro e Anassimene); poi animò Efeso (Eraclito), Colofone (Senofane), Clazomene (Anassagora).

 

 

2. Il distacco dal mito e dalla tradizione

Ciò che distingue la sapienza di questi pensatori dalle forme di sapere precedenti (e da quelle nate in Oriente) è che essa si presenta come una ricerca razionale che nasce da un atto di libertà di fronte alla tradizione, al costume e a qualunque credenza accettata come tale.

I filosofi polemizzano fin dall’inizio con l’educazione tradizionale, la cultura greca e il mito. Ne sono esempi Socrate, la cui condanna a morte aveva per motivo proprio la critica radicale a cui sottoponeva ogni aspetto della cultura e delle istituzioni ateniesi, Platone e Aristotele nella loro battaglia contro retori (i politici) e poeti, e prima ancora Anassagora e Protagora che osarono dichiarare che il sole e la luna non erano dèi ma pietre infuocate, e che degli dèi non potevamo sapere nulla.

La filosofia greca è una forma di indagine razionale. Ciò significa non solo che le dottrine filosofiche sono un prodotto della ragione di chi le elabora, ma anche e soprattutto, che è possibile discuterle facendo appello ad argomenti razionali, che è possibile criticarle, ed eventualmente confutarle se la ragione ci mostra soluzioni più convincenti.

La filosofia si distingue dal mito, dunque, non perché quelle narrazioni siano irrazionali e prive di logica [nei miti tradizionali è anzi contenuta tutta la sapienza di una società arcaica], ma perché quando l’aedo e il rapsodo cantano l’origine del mondo, lo fanno in nome della divinità che li ispira e che appare garante della verità (alètheia) di ciò che viene detto.

La verità del mito è rivelata dal Dio che ispira il cantore o parla attraverso l’oracolo [la parola aletheia  è composta da alpha privativo e lanthàno, “nascondo” e significa dunque «ciò che è svelato», che «non è nascosto»]. Rivelata dal dio, la verità del mito non è oggetto di discussione, essa è accolta, creduta, mentre proprio del sapere filosofico è di essere esposto alla discussione e al riesame critico.

In alcuni autori, come Socrate, questo carattere aperto, non dogmatico, del sapere del filosofo, è particolarmente evidente: secondo questa prospettiva, la filosofia corrisponde alla consapevolezza di non sapere e alla spinta alla ricerca che ne deriva, più di quanto non si identifichi con la conoscenza di qualcosa. 

(clicca sull’immagine per ingrandirla)

  

 

3. In cosa è diversa e in cosa somiglia alle altre forme di sapere?

La filosofia è la «via meravigliosa» che porta «a vivere ogni giorno 
in modo da diventare il più possibile padroni di se stessi».

Platone, Lettera VII

Diogene ed Alessandro Magno: "Spostati, mi fai ombra"

Diogene ed Alessandro Magno: “Spostati, mi fai ombra”

Immanuel Kant, la filosofia è libertà dall’autorità

In quanto disciplina razionale, la filosofia presenta affinità con altre forme di sapere, anch’esse fondate sull’esercizio della ragione critica.

Compare infatti insieme alla matematica e la storia, la cui nascita coincide con l’affermazione orgogliosa dell’autonomia del loro sapere dal potere del re: Caesar non est supra grammaticos .

L’autorità del re non conta in campo scientifico, il re non può imporre il suo punto di vista in una discussione tra grammatici, ricorda Kant in Risposta alla domanda che cos’è l’Illuminismo.

Se ne distingue però per due aspetti:

1. la filosofia si propone di spiegare razionalmente la realtà. Non si accontenta di osservare e registrare come stanno le cose, ma pretende di dire perché sono come sono. Da questo punto di vista è vicina al mito e alla religione, ma a differenza di questi è basata sulla sola ragione, non sulla rivelazione.

2. La filosofia si propone di spiegare globalmente la realtà, ricercandone i principi più generali. In ciò si distingue dalle scienze che studiano ambiti circoscritti della realtà.

 

4. La nascita del termine filosofia e il contesto delle prime utilizzazioni

Platone (428/7 a.C. – 348/7 a.C.)

Il termine «filosofia» φιλοσοφία, letteralmente «amore per il sapere», comincia ad essere usato nel senso che gli attribuiamo oggi nel V secolo da Platone nel Simposio.

Pitagora (Samo, Crotone) è il primo ad usarla con un significato specifico, paragonando la vita alle grandi feste di Olimpia dove alcuni convengono per affari, altri per partecipare alle gare, altri per divertirsi ed altri ancora soltanto per vedere ciò che avviene. Questi sono i “filosofi”, uomini dediti alla contemplazione disinteressata in opposizione all’affaccendamento dei loro concittadini.

Pitagora

Pitagora (580/70 a.C. – 495 a.C.)

Erodoto (484 a.C- 430 ca a.C.)

Nelle Storie, Erodoto impiega la parola filosofia per riferire dell’incontro di Solone con Creso (re di Lidia, l’attuale Creta) che lo accoglie dicendo:

Mio ospite, la fama della tua saggezza (sophies), dei tuoi viaggi, è giunta fino a noi. Ci è stato riferito che avendo il gusto della saggezza (philosopheon) tu hai visitato molti paesi, a causa del tuo desiderio di vedere.

Tucidide (460 a.C. – 404 a.C.)

Tucidide invece riferisce dell‘orazione funebre in cui Pericle celebrando i caduti ateniesi all’inizio delle guerre del Peloponneso dice:

Noi amiamo il bello con semplicità e filosofiamo senza timidezza.

I due verbi utilizzati, philokalein e philosophein, indicano “interesse”, “amore per”.

Creso e Solone

Creso e Solone

La comparsa del verbo philo-sophein, presuppone dunque il concetto di sophia, termine che indica qualcosa di intermedio tra sapere e saggezza.

Solone, ad esempio, usa la parola sophia per indicare l’attività poetica che è insieme frutto di lungo esercizio (come è necessario nell’acquisizione del sapere) e di ispirazione delle Muse, cioè del superamento dei limiti umani.

Nel Simposio, Platone definisce la filosofia desiderio di saggezza: la filosofia non è dunque sapienza ma ricerca, e un modo di vivere determinato dall’idea di saggezza. La filosofia si definisce così

per ciò di cui è privata, ossia grazie ad una norma trascendente che le sfugge e che tuttavia possiede in qualche modo dentro di sé, secondo la celebre formula di Pascal, così platonica, ‘tu non mi cercheresti se non mi avessi trovato’ (Pensées). Plotino dirà: ‘Ciò che fosse totalmente privo del bene non ricercherebbe il bene’ (Enneadi)”. Pierre Hadot, Che cos’è la filosofia antica?

 

5. Le definizioni dei filosofi

5.1 Platone: la filosofia è desiderio di sapere [il termine φιλοσοφία viene infatti da ϕιλέω (filèo: amare) e σοφία (sophia: sapienza)].

Eros

«Nessuno degli dèi filosofa, né desidera diventare sapiente, dal momento che lo è già. E chiunque altro sia sapiente non filosofa. Ma neppure gli ignoranti filosofano, né desiderano diventare sapienti.

Infatti, l’ignoranza ha proprio questo di penoso: chi non è né bello, né buono, né saggio, ritiene invece di esserlo in modo adeguato. E, in effetti, chi non ritiene di essere bisognoso, non desidera ciò di cui non ritiene di aver bisogno».

«Chi sono allora, Diotima – io dissi – quelli che filosofano, se non sono i sapienti e neppure gli ignoranti?»

«È chiaro che sono quelli che stanno in mezzo tra gli uni e gli altri. E uno di questi è appunto anche Eros. Infatti, la sapienza è una delle cose più belle ed Eros è amore per il bello. Perciò è necessario che Eros sia filosofo e, in quanto filosofo, che sia in mezzo tra il sapiente e l’ignorante» [Platone, Simposio, 204c].

 

5.2 Aristotele: la filosofia viene dalla meraviglia

Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come all’inizio, a causa della meraviglia: mente da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio, i problemi riguardanti i fenomeni della Luna o del Sole o quelli degli astri , o i problemi riguardanti la nascita dell’intero universo.

Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia, riconosce di non sapere ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia [Metafisica, I, 2, 98 2b]

 

5.3 Epicuro: la filosofia è la medicina dell’anima, il farmaco per la felicità

Meneceo,

non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere del nostro animo.

Chi dice che non è ancora arrivato il momento di dedicarsi alla conoscenza della felicità o che è ormai troppo tardi, è come se dicesse che non è ancora il momento di essere felici o che è già passato.

Invece, da giovani come da vecchi è giusto che ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni, grazie al ricordo di quella goduta in passato; da giovani irrobustiti dalla felicità, per prepararci a non temere l’avvenire.

Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando c’è lei abbiamo tutto, altrimenti facciamo di tutto per averla [Lettera a Meneceo, 122.

 

 

5.4 Thomas Nagel, Filosofia e rottura dell’ovvio

Il principale interesse della filosofia è mettere in questione e comprendere idee assolutamente comuni che tutti noi usiamo ogni giorno senza pensarci sopra.

Uno storico può chiedere cosa è accaduto in un certo tempo passato, ma un filosofo chiederà «cos’è il tempo?». Un matematico può studiare le relazioni tra i numeri, ma un filosofo chiederà: «che cos’è un numero?».

Un fisico chiederà di cosa sono fatti gli atomi o cosa spiega la gravità, ma un filosofo chiederà come possiamo sapere che c’è qualcosa al di fuori delle nostre menti. Uno psicologo può studiare come i bambini imparano un linguaggio: ma un filosofo chiederà: «Cosa fa in modo che una parola significhi qualcosa?».

Chiunque può chiedersi se è sbagliato entrare in un cinema senza pagare, ma un filosofo si chiederà: «cosa rende un’azione giusta o sbagliata?».

Non potremmo farcela a tirare avanti nella vita senza prendere per scontate la maggior parte del tempo le idee di tempo, numero, conoscenza, linguaggio, giusto o sbagliato, ma in filosofia ci occupiamo proprio di queste cose. Lo scopo è quello di spingere un po’ più a fondo la nostra conoscenza del mondo e di noi stessi. Ovviamente non è facile. Più le idee che stai cercando di indagare sono fondamentali, minori sono gli strumenti che hai a disposizione. Non c’è molto che puoi assumere o dare per scontato. Così la filosofia è un’attività a dir poco vertiginosa e pochi dei suoi risultati restano a lungo incontestati [Thomas Nagel, Una brevissima introduzione alla filosofia, trad.it., 2009, pp. 6-7].

 

5.5 Gilles Deleuze, Felix Guattari, La filosofia è l’attività di creare concetti

La filosofia è attività di creazione di concetti. Attività nel senso wittgensteiniano del termine, che richiama la nozione di filosofia come un fare, nel suo aspetto materiale. Ma non qualsiasi attività, piuttosto una attività di creazione, perché alla filosofia tocca creare e non scoprire, incontrare. Infine, una attività di creazione concettuale, perché il concetto è la materia e il prodotto della filosofia, la sua specificità.

Il filosofo è l’amico del concetto […]. Ciò vuol dire che la filosofia non è una semplice arte di formare, inventare o fabbricare concetti, perché i concetti non sono necessariamente delle forme, dei ritrovati o dei prodotti. La filosofia, più rigorosamente, è la disciplina che consiste nel creare concetti. […] Creare concetti sempre nuovi è l’oggetto della filosofia. E’ proprio perché il concetto deve essere creato, che esso rinvia al filosofo come a colui che lo possiede in potenza o che ne ha la potenza e la competenza. […] I concetti non sono già fatti, non stanno ad aspettarci come fossero corpi celesti. Non c’è un cielo per i concetti; devono essere inventati, fabbricati o piuttosto creati e non sarebbero nulla senza la firma di coloro che li creano.

Mappa riepilogativa

Test

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