Democrito

by gabriella
Democrito (460 ca-370 a.C.)

Democrito (460 ca-370 a.C.)

Una vita cattiva e insipiente non è un vivere male,
ma un lungo morire (fr. 160)

La fisicizzazione dell’essere e non essere eleatici

Dopo Parmenide, il problema fondamentale su cui riflette la filosofia è quello del rapporto tra unicità e molteplicità. Zenone di Elea aveva dimostrato a quali contraddizioni andasse incontro chi provasse a difendere razionalmente le tesi della molteplicità degli enti e della divisibilità dell’essere. Agli eleati, come si è visto avevano risposto i filosofi pluralisti e in particolare Anassagora che con la teoria dei semi aveva dato una spiegazione efficace del divenire e del mutamento. Anche Democrito di Abdera, contemporaneo di Socrate e Platone, inizia la sua riflessione dalla dimostrazione zenoniana, osservando che la realtà materiale non può essere divisa all’infinito perché ne sarebbe polverizzata e l’essere diverrebbe nulla.

Si assiste perciò con Democrito ad una fisicizzazione dell’essere parmenideo, nella quale l’essere è identificato con il pieno o la materia e il non essere con il vuoto, cioè lo spazio in cui la materia si muove.

Abdera

Abdera (Democrito) e Clazomene (Anassagora)

Democrito osserva che se all’origine della materia vi fosse il nulla (cioè il vuoto, l’assenza di materia) in nessun modo si potrebbero ottenere dei corpi, cioè dei pieni che occupano spazio perciò, se si vuole spiegare razionalmente ciò che appare, si è obbligati ad ammettere che esistano dei costituenti ultimi di materia, cioè delle particelle minime, non ulteriormente divisibili: gli atomi

 

Gli atomi

Democrito attribuisce agli atomi le caratteristiche dell’essere parmenideo. Gli atomi sono infatti pieni, immutabili, ingenerati, eterni. Tra essi non vi sono differenze qualitative, puramente apparenti

«opinione è il colore, opinione il dolce, opinione l’amaro, verità gli atomi e il vuoto» fr. 49,

ma solo le differenze quantitative della forma geometrica e della grandezza, la cui combinazione dà origine alla diversità mostrata dai sensi.
Si vede così, come per Democrito, non diversamente da Parmenide, l’uomo è capace di una conoscenza sensibile, imprecisa e fallace e di una conoscenza razionale capace di cogliere la verità nascosta ai sensi:

«la verità dimora nel profondo», fr. 117,

ma non c’è contrapposizione tra le due forme di sapere: la conoscenza razionale ha infatti per Democrito il potere di spiegare ciò che i sensi si limitano a percepire.

collisione-atomico-frattaleUn aspetto controverso dell’interpretazione dell’atomismo di Leucippo e del suo allievo Democrito, è la natura del movimento degli atomi. Secondo Aristotele, gli atomi democritei erano in perpetua caduta secondo un moto rettilineo e i più pesanti cadendo più rapidamente, cozzavano contro i più leggeri, provocando una serie di collisioni interatomiche (questa sarà la tesi di Epicuro, attivo quindici anni dopo la morte di Aristotele). Sembra, però, che gli atomi di Leucippo e Democrito non avessero peso (il peso è una qualità derivata, seguita all’aggregazione) e dunque che il loro movimento fosse visto dai due filosofi come un volteggiare caotico in tutte le direzioni.

Gli atomi perciò sono dotati di movimento che Democrito vede come una qualità strutturale, dunque eterna, della materia che, dunque, ha in se stessa la propria causa motrice. Come il movimento, anche la materia è eterna, e non può né aumentare né diminuire perché ciò implicherebbe creazione dal nulla (l’essere verrebbe allora dal vuoto o non essere) urtando contro il postulato eleatico.

Mappa 

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Una filosofia materialista, antifinalista, meccanicista

In virtù di questo insieme di tesi, l’atomismo si presenta come la prima radicale forma di materialismo dell’antichità, dove per materialismo si intende la concezione secondo cui la materia sarebbe l’unica realtà e l’unica causa delle cose. Connesso a tale materialismo è l’ateismo di Democrito, il quale pur ammettendo in qualche modo l’esistenza degli dèi, ritiene che alla base del mondo non si vi sia alcuna intelligenza.

Parte integrante del materialismo e dell’ateismo è il meccanicismo, cioè la tesi che vede nella materia le cause efficienti in grado di spiegarla senza far ricorso a presunti scopi o progetti di Dio.  Il meccanicismo ricerca perciò le leggi della natura, disinteressandosi della “natura” delle cose (cioè rinunciando a chiedersi per quale fine le cose esistano). Gli atomisti furono perciò i primi a interpretare la natura con la sola natura, rinunciando a interrogarsi su concetti ancora mitici come quello della volontà degli dèi. Sara proprio questa fondamentale caratteristica del pensiero di Democrito, cioè lo spostamento dello sguardo dallo scopo (o fine) dei fenomeni alla loro causa (antifinalismo) che caratterizzerà la nascita della scienza sperimentale, un millennio dopo l’abderita. 

materialismo in Democrito

 

L’etica

Abdera

Interessante e profonda è anche l’etica democritea che si presenta come un’etica razionalistica che individua nell’equilibrio e nella misura il supremo ideale di condotta. Per Democrito il bene più alto è la felicità che non può essere raggiunta nella sfera mondana, ma nell’interiorità dell’anima. Non sono infatti la gloria e gli averi a rendere felice l’uomo, ma la giustizia e la ragione, in quanto

«fama e ricchezze senza mente non sono beni utili» (fr. 77),

perché là dove la ragione difetta non si sa godere in modo autentico della vita. L’anima infatti non ha struttura unitaria (anch’essa è un aggregato), dunque oscilla e muta, lacerandosi a causa delle passioni. Solo l’uomo che dirige la sua vita basandosi sulla ragione riesce riesce a conservare equilibrio e tranquillità. Lo spirito individualistico dell’etica democritea anticipa, come si vedrà, temi sviluppati dai filosofi posteri (ellenisti) in risposta alla crisi già visibile della polis. Questo aspetto lo distingue nettamente dai contemporanei sofisti, per i quali la felicità è il riconoscimento pubblico e l’onore ottenuti nell’arena pubblica dell’agorà, ma anche da Platone che condivide con i sofisti il terreno pubblico della ricerca della felicità, intesa come esercizio della virtù (areté).

Da contemporaneo di Socrate e Platone, anche Democrito ricava un’etica dalla riflessione sulla crisi della polis, ma a differenza di quella platonica l’etica di Democrito è basata sull’interiorità invece che sui costumi della città: il filosofo ora rivendica (come aveva fatto Socrate) la propria autonomia critica rispetto alla città, proclamando la ragione come unica guida del proprio comportamento. Democrito sarà cosmopolita e dichiarerà di preferire una vita da povero in democrazia che un’esistenza di ricco e servo in un’oligarchia (fr. 251) Radicalmente antitetico al contemporaneo Platone, era da questi detestato non meno dei sofisti, ma a differenza di questi ultimi, non fu mai citato in nessuno dei suoi dialoghi. Della volontà di Platone di emarginare dal dibattito filosofico il pensiero democriteo, ci resta la narrazione di Diogene Laerzio che nelle sue Vite dei filosofi racconta di come

«Platone volesse dar fuoco a tutte le opere di Democrito» (Vite dei filosofi, X, 40)

e se ne sia infine astenuto solo perché sconsigliato dai propri discepoli.

link: Polemiche dei creazionisti per il doodle di Google nel 41 anniversario della scoperta di Lucy

 

Esercitazione

1. Illustra, riferendoti al testo, quali sono gli elementi eleatici (cioè derivati da Parmenide e Zenone) del pensiero di Democrito.

2. Spiega il rapporto tra conoscenza sensibile e conoscenza razionale in Democrito e le differenze tra la sua concezione e quella di Parmenide.

3. Illustra la visione democritea del mondo, utilizzando i concetti di materialismo, ateismo, meccanicismo.


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