Intelligenti si nasce o si diventa? Il dibattito sul Q.I.

by gabriella

Pablo Pineda, Si podemos

Pablo Pineda è un sevillano nato nel 1975 con la Sindrome di Down. E’ stato il primo ragazzo europeo con Trisomia 21 a laurearsi (in Scienze della formazione). Con il video Si podemos, girato con il gruppo di ragazzi down dell’Obra social di Madrid, la sua storia ha superato i confini della Spagna. Dall’età di sedici anni conduce trasmissioni televisive, rilascia interviste, gira film. La sua interpretazione in Yo tambien, una storia d’amore tra un ragazzo down e una ragazza normodotata, è stata premiata al Festival internazionale del film di San Sebastiàn. [Sottotitoli miei, traduzione di Greta Dormentoni. Attivarli cliccando sull’icona ]

 

E’ in un’importante intervista rilasciata nel 2003 a El Paìs che Pablo ha spiegato in che modo ha superato la sua disabilità.

 

La storia di Pablo e il problema dell’educabilità

LurjiaLa riflessione sulla natura processuale e culturale dell’intelligenza (non diversamente dagli altri processi cognitivi) ci porta alle origini di questi studi e, in particolare, ai contributi fondativi di Vygotzskij e alle ricerche empiriche di Lurjia sui contadini dell’Uzbekistan che preparano il terreno alla nascente sociolinguisticica (e alla sociologia dellbruner‘educazione).

Affrontiamo poi il problema dell’educabilità con un articolo di Tim Beardley sul ruolo della concezione genetica dell’intelligenza nel dibattito americano sull’educabilità (intelligenti, si nasce o si diventa?) e sull’impiego delle risorse pubbliche nei programmi di educazione e potenziamento cognitivo. A seguire, un brano di A. e L. Whimbey sul concetto di codice ristretto (Basil Bernstein) e il programma americano Head Start, sul quale leggiamo anche una critica di Jerome Bruner.

 

Alexander R. Lurjia

Fondatore, con Lev Vygotzskij, della scuola storico-culturale, Lurjia sostenne che i sistemi funzionali (l’intelligenza, il liguaggio, la memoria ecc.) non sono espressione di una organizzazione geneticamente prederminata, ma si sviluppano nell’ontogenesi sotto la pressione dell’ambiente e hanno natura storica, in quanto realizzati in un determinato momento della storia umana.

Lurija, I contadini dell'Uzbekistan e della KirghiziaLurija, I contadini dell'Uzbekistan e della Kirghizia2

 

Tim Beardsley, The Bell Curve e il ruolo dell’educazione nello sviluppo dell’intelligenza

TheBellCurveChe il libro di Richard J. Herrnstein e Charles Murray pubblicato negli Stati Uniti nel 1994 con il titolo The Bell Curve – ossia la curva a campana – fosse andato a ruba non fu una sorpresa per nessuno, dato l’argomento e la trattazione accattivante. Nelle ottocento pagine del volume si sosteneva che la società americana sta sempre più dividendosi in due classi molto diverse: un’élite ricca e culturalmente avanzata e una sempre più ampia massa ottusa e arretrata che gli autori chiamavano sottoclasse.

Sostenendo che l’abilità cognitiva viene prevalentemente ereditata e consente di prevedere per chi la possiede vantaggi sociali come la capacità di non commettere crimini e non cadere in povertà, Herrnstein e Murray ipotizzavano che potesse instaurarsi uno Stato autoritario in cui l’élite avanzata dominava la sottoclasse arretrata. Nello scenario tracciato, gli afroamericani parevano destinati a restare nella sottoclasse in una percentuale molto più elevata rispetto al resto della popolazione, e questo per ragioni in gran parte «genetiche». Tra le raccomandazioni avanzate vi erano quindi lo smantellamento dei piani per il sostegno alle classi povere, per la sicurezza sociale e per la didattica per i bambini svantaggiati (Affirmative Action) a favore di programmi per i bambini particolarmente dotati.

Il libro ha venduto più di 500 000 copie, ma per fortuna c’è da dubitare che la sua influenza in campo politico e sociale sia paragonabile al successo di pubblico. In una postfazione all’edizione economica del libro, Murray (Herrnstein nel frattempo era morto) sostiene che le correlazioni tra quoziente intellettivo e comportamento sociale

sono così convincenti che rivoluzioneranno le scienze sociali.

Ma i critici che hanno riesaminato i dati riportati nei volume affermano che le nuove indagini ne indeboliscono o addirittura ne contraddicono le conclusioni più drastiche. Chi opera in campo scolastico non ha riscontrato effetti del libro sulle decisioni politiche, benché sia probabile che esso abbia legittimato il mantenimento dello status quo tra abbienti e non abbienti. Il Congresso degli Stati Uniti, che avrebbe potuto essere interessato, in realtà in questi ultimi anni ha dato poco spazio alla politica educativa. Secondo Ernest R. House, esperto di problemi educativi deH’Università del Colorado, il dibattito sollevato ha semmai convinto i politici a tenere le distanze dal messaggio contenuto nel volume. […]

Al contrario di Herrnstein e Murray, molti studiosi ritengono che, anche se l’ereditabilità del QI1 è molto alta, il punteggio potrebbe essere migliorato agendo sull’ambiente.

Una certa ereditabilità non limita obbligatoriamente gli effetti di cambiamenti ambientali,

sottolinea lo psicologo Douglas Wahlsten dell’Università dell’Alberta. […] Wahlsten conclude che

anche modesti cambiamenti nell’ambiente di vita possono avere sostanziali effetti sui punteggi ottenuti nei test di abilità e che cambiamenti duraturi nell’ambiente di vita di un bambino possono avere notevoli effetti.

Alcuni di questi effetti sono stati documentati da Craig T. Ramey dell’Università dell’Alabama a Birmingham. Ramey ha dimostrato come un intervento educativo nei primi cinque anni di vita abbia consentito di migliorare i Qi di bambini a rischio producendo un risultato che si è mantenuto negli anni della scuola e nell’adolescenza e che a 15 anni è stato quantificato in un incremento di 5 punti. I bambini più svantaggiati hanno mostrato un guadagno più alto, di 10 punti. Anche i risultati scolastici (considerati separatamente dal Qi ) dei bambini a rischio hanno tratto vantaggio da interventi in età prescolare, un vantaggio che si è mantenuto anche nell’adolescenza. Ma Herrnstein e Murray non menzionano questi progressi.

Secondo lo psicologo Richard E. Nisbett dell’Università del Michigan, l’errore più grave del libro è il pessimistico giudizio sugli interventi educativi.

Gli autori hanno probabilmente ragione nel ritenere che si possa agire limitatamente sul QI – ammette Nisbett – ma i margini d’azione sono più ampi di quanto affermano.

Christopher Winship, di Harvard, e Sanders Korenman, della City University of New York, ritengono che la stessa educazione convenzionale innalzi il Qi di 2-4 punti all’anno, una stima che offre sostegno agli investimenti pubblici in campo educativo.

T. Beardsley, Intelligenza e successo”, ne L’intelligenza, “Le Scienze Dossier”, 1999, 1, pp. 24-25.

[Sul dibattito americano e il ruolo dei think tank del Manhattan Institute di cui Murray fa parte, si veda questo stralcio tratto da Loïc Wacquant, Parola d’ordine: tolleranza zero, 2000]

Arthur Whimbey, L.S. Whimbey, Le terapie cognitive

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Jerome Bruner, Successi e insuccessi del programma Head Start

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Esercitazione

1. Quali sono le diverse concezioni sulla natura dell’intelligenza sostenute rispettivamente da Herrnstein e Murray e dai detrattori del loro libro The Bell Curve? (Visualizza sinteticamente la tua risposta in uno schema o in una tabella.)

2. A tuo avviso, quale peso hanno nel processo educativo le caratteristiche individuali ereditarie e gli stimoli ambientali? E come ritieni che debbano essere valutati questi elementi dal sistema scolastico?

3. Illustra la tesi di Alexander Lurjia sull’intelligenza, riferendo brevemente i risultati delle sue ricerche in Uzbekistan.

4. Illustra le difficoltà cognitive dei bambini con codice limitato descritti da Whimbey e spiega in cosa consistevano le terapie dell’Early Training Project.

4. Quali sono secondo Bruner i meriti e gli aspetti criticabili del programma Head Start?


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