I disturbi specifici d’apprendimento. Settimana dell’educazione specializzata, dell’autismo, della dislessia, della sindrome da deficit di attenzione e della sensibilizzazione

by gabriella

È la settimana dell’educazione specializzata, dell’autismo, della SDA (sindrome del deficit dell’attenzione), dislessia e della sensibilizzazione. È in onore di tutti i bambini che lottano tutti i giorni per averla vinta, come per coloro che li aiutano e li supportano … …. Grazie”

Questo è il messaggio circolato in rete durante la prima settimana di scuola [altre informazioni sul blog didattico di Gabriella Raffaele].

Per un‘introduzione scientifica ai disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) con particolare riguardo alla dislessia e alla discalculia si può leggere l’articolo di Giacomo Stella in Annali della Pubblica Istruzione 2/2010, pp. 3-18. Sulla didattica e la pedagogia inclusiva, si può vedere sempre nella stessa pubblicazione, l’articolo di Trisciuzzi, Zappaterra, Dislessia, disgrafia e didattica inclusiva, pp. 51-76. Per una guida alla compilazione del Piano Didattico Personalizzato e alle strategie da includere per i ragazzi con DSA vedere, invece, l’articolo di Simoneschi (pp. 89-98).

Linee guida MIUR sui DSA del 12 luglio 2011.

Alla fine dell’anno scorso, il dibattito intorno ai DSA si è animato con l’intervento del direttore dell’IdO, Federico Bianchi di Castelbianco, e la secca replica di Giacomo Stella che un lettore ha postato in questo blog, sotto l’articolo, nell’area commenti.

A. Paoletti, G. Stella, Lo screening per il rilevamento dei DSA nella scuola secondaria superiore, in Indici qualitativi di rischio negli screening sui disturbi specifici di apprendimento, “Dislessia “,vol. I, gennaio 2008.

Nicoletta Staffa, La rilevazione delle difficoltà di lettura e scrittura nella scuola secondaria di secondo grado

Il disturbo specifico di comprensione del testo

Scheda guida per la lettura e comprensione del testo

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP)

Strategie didattiche per i DSA

Daniela Lucangeli, Learning disabilities: difficoltà vs disturbo

Il potenziamento delle abilità di base (o metodo di studio): 1. Saper leggere; 2. Riassumere; 3. Prendere appunti; 4. Memorizzare efficacemente

Dislessia: non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe ..


29 Responses to “I disturbi specifici d’apprendimento. Settimana dell’educazione specializzata, dell’autismo, della dislessia, della sindrome da deficit di attenzione e della sensibilizzazione”

  1. fra tutti i commenti letti mi trovo d’accordo con quanto scritto dal sig. Marengo. Ma se una famiglia non si può trasferire i n Francia o portare il proprio figlio in qualche istituto specializzato in Svizzera a causa delle rette altissime? (si parla di 4.0005.000 euro mensili) Le famiglie degli autistici dovrebbero unirsi in un’unica fondazione e poter cosi’ far sentire a voce altissima le molteplici necessità dei loro ragazzi….ed invece purtroppo ci sentiamo soli e sfiduciati

    • Neanch’io ho mai visto l’emigrazione come una soluzione, anche se in Italia sempre più diritti civili e sociali sono violati. Credo anche che le associazioni possono fare molto, ma non invertire la tendenza alla decivilizzazione su cui si è avviato il nostro paese: in un momento in cui la scuola viene privata di mezzi e avviata alla privatizzazione, i ragazzi disabili sono i primi a soffrire, per cui le associazioni dei loro genitori devono senz’altro sostenere i loro aderenti nei ricorsi e nella sacrosanta richiesta di ore adeguate di sostegno, POI PERO’, se non si impegnano nelle battaglie civili (quelle si, unitarie) per la difesa della scuola pubblica e il diritto di tutti all’istruzione rischiano di fare manutenzione spicciola a un edificio che crolla.
      La politica scolastica del nuovo governo è chiara su alcuni punti: valutazione degli apprendimenti attraverso test INVALSI. Mi piacerebbe che i ragazzi con disabilità, i loro genitori e le loro associazioni si chiedessero quali conseguenze avrà questa standardizzazione sull’apprendimento e sull’integrazione di chi ha bisogno di forme diverse di insegnamento.
      Immagino quanto sia difficile sostenere una scuola che spesso si deve odiare per la mancanza di cultura professionale e talvolta anche della più elementare sensibilità di docenti e presidi, ma anche avere insegnanti preparati è un obiettivo scolastico e l’unica speranza dei ragazzi, senza distinzioni, è frequentare una scuola che funzioni.
      A proposito di solitudine, io combatto quella dell’insegnante (che nella scuola italiana è privo degli ausili didattici più elementari http://scienzeumanegiudici.wordpress.com/2012/01/25/la-qualita-della-scuola-per-non-dimenticare-cose-e-come-si-realizza/) partecipando a iniziative in cui credo, per ora non ho trovato soluzioni migliori.

  2. QUESTO è IL MIO PRIMO ANNO CHE SEGUO UN BIMBO AUTISTICO(QUESTO è IL MIO TERZO ANNO CHE SEGUO BIMBI CERTIFICATI) CI SONO STATE DIFFICOLTà INIZIALI, ADESSO STO ATTUANDO UN PROGRAMMA CHE LO AIUTI A COMUNICARE(COMUNICAIONE AUMENTATIVA) PUR CON FATICA MA INIZIO AD AVERE DELLE “RISOSTE” CHE PER GLI ALTRI BIMBI CHE CI OSSERVANO SONO BANALI MA PER ME INIZIA AD ESSERE UNO DEI TANTI PROGRESSI SONO CONVINTA CHE SE C’è UNA PROFICUA COLLABORAZIONE TRA FAMIGLIA SCUOLA ED EQUIPE MEDICA SI POSSONO OTTENERE DEI BUONI RISULTATI……

  3. BISOGNA CHE TUTTI VENGANO ISTRUITI PR POTER AIUTARE QUESTI BAMBINI CHE TROPPO SPESSO VENGONO LASCIATI SOLO ALL’INSEGNANTE DI SOSTEGNO. GLI ALTRI PROF. DEVONO SEGUIRE I “NORMALI” INVECE A VOLTE IO NON CAPISCO PIU’ QUALE SIA LA NORMALITA’ ……..SONO UN ‘INSEGNANTE DI SOSTEGNO E REFERENTE D’ISTITUTO PER I DSA….IO MI IMPEEGNO MA GLI ALTRI??????????

  4. …….Chiedo gentilmente se c’è qualcuno, che mi possa dare dei consigli o indicazioni, per potermi informare sul problema ADHD…..non ho mai trovato nessuno per ben 37 anni…..chi conosce questo problema può comprendere che vita è. Adesso che è adulto, con la conseguenza aggravata…..come è possibile poterlo aiutare…..Io ho provato di tutto e di più…..sò che oggi c’è un dibattito sull’uso dei farmaci. Ma se ha quei tempi me lo avrebbero proposto lo AVREI ACCETTATO…..pur di passare una vita che ti ha prosciugata mente cuore ….che tutt’ora non trovi pace…..non ti puoi più permettere di acettare TUO FIGLIO IN CASA ::::NON CE LA FAI più….e questo ti porta dolore al dolore ….che prospettive di vita può avere?…..

    • Dal suo commento mi sembra di capire che a suo figlio era stato diagnosticato un disturbo dell’attenzione, ma mi sembra anche che il suo problema sia più legato a disturbi comportamentali che all’apprendimento scolastico. Io sono un’insegnante e posso solo raccontarle quali strategie sperimento con ragazzi DSA, su farmaci e terapie psicologiche invece non posso che rinviarla agli psicoterapeuti infantili. Credo però che per lei potrebbe essere importante confrontarsi con genitori che affrontano i suoi stessi problemi: spesso possono confortare e consigliare più degli esperti. Le faccio i miei auguri.

      • la signora aveva chiesto un consiglio come fare per trovare , ma Lei ha risposto con parole che assomigliano al politichese , senza aver raggiunto l’obbiettivo che la stessa cercava , e questo mi dispiace , non cercate di mettervi in mostra o creare blog , quando si è a corto di idee e conoscenze , distinti saluti

        • Mi chiedo cosa intenda per politichese, forse il linguaggio di chi è abituato a spiegare cosa c’è scritto nei libri? Contraccambio i saluti, offrendole a mia volta un consiglio: quando si commenta un blog è bene chiarire cosa si voglia dire, magari usando la lingua italiana (spesso aiuta).
          Se poi ha colto una richiesta che a me è sfuggita, critichi pure la mancanza, poi la evada lei: farà una cosa utile.

  5. gentile signora Giudici
    Confesso di non aver apprfondito i contenuti del sito, il suo ruolo e soprattutto la sua iniziativa.
    Ho un figlio autistico che lascia poco tempo e bisogna scegliere come usare il tempo disponibile.
    E’ la benvenuta ed io apprezzo molto ogni iniziativa che in Italia porti l’attenzione su questi problemi che, soprattutto nel caso dell’autismo, sono lasciati alla gestione delle famiglie con un assegno mensile (indennità di accompagnamento) che non basta neppure per pagare una persona che ci sostituisca mentre siamo al lavoro. Non parliamo di integrazione scolastica o ancor peggio, di formazione degli insegnanti di appoggio.
    Io in Italia , nella civile provincia di Torino, ho combattuto 3 anni per un’integrazione scolastica almeno part time, ho denunciato maltrattamenti e discriminazioni a mio figlio alla Direzione Regionale della Pubblica Istruzione, ho accettato situazioni indegne aiutato solo dall’insegnante di sostegno (per altro presente per sole 20 ore la settimana ridotte poi a 12), osteggiata dalle colleghe e dalla direzione didattica e senza la minima preparazione alla gestione di un bimbo autistico. Alla fine, noi genitori di bambini autistici, non avevamo neppure più una palestra nel raggio di 30 km ,per far fare psicomotricità ai nostri ragazzi. Concludendo ho deciso di emigrare in un paese civile.
    Ora vivo in Francia. Mio figlio, autistico, 11 anni, frequenta una scuola specializzata per 38 ore la settimana, vengono applicati sistemi educativi quali l’ABA, fa logopedia all’nterno della scuola, fa sport (gli hanno insegnato a nuotare ed ora stanno insegnandogli ad andare in bicicletta), sta lavorando per imparare a leggere , ha fatto progressi dal punto di vista educativo
    Io non pago nulla, neppure la mensa o lo scuolabus, ho detrazioni fiscali per le attività di aiuto domestico di cui ho bisogno ed un sostanzioso contributo per tutte le spese documentate che sostengo per lui. Quando avrà 19 anni accederà ad una strutura che gli permetterà di lavorare in ambiente protetto e con un piccolo salario e potrà vivere in questa struttura fino a che non andrà in pensione ed accederà allora ad un istituto che lo gestirà fin che vivrà. Non è e non sarà mai in un ospedale psichiatrico.
    Quando me ne andai dall’Italia, il responsabile Handicap della mia ASL mi schernì dicendo che in Francia erano più indietro che in Italia e che aveva visto lui gli andicappati lavorare nelle catene di montaggio.della Renault. Le lascio imaginare in che stato d’animo sono partito, non ostante avessi fatto tutte le mie verifiche preliminari.

    Ora il problema di mio figlio c’è e non lo risolverà probabilmente mai nessuno ma almeno sta facendo una vita degna di un essere umano e va a scuola contento.
    Mi creda, l’Italia vista da fuori, crea molta nostalgia ma si vedono macroscopiche distorsioni culturali che generano quanto ho descritto sopra. I governi sono l’espressione dei popoli e si comportano di conseguenza. La gestione dell’autismo è solo una delle tante incapacità che i nostri governanti hanno saputo produrre nella nostra totale indifferenza: c’è il calcio e le telenovelas da seguire.

    Cordiali saluti ed auguri per la sua attività.

    • La ringrazio per averci inviato il suo réportage dalla Francia e per aver denunciato il degrado delle istituzioni educative italiane e la passiva indifferenza con cui trattano i ragazzi disabili. Ha ragione, la Francia è ancora un paese civile e in materia di welfare il confronto con il il nostro paese rischia di essere davvero impietoso. Credo abbia fatto la scelta giusta per suo figlio anche se, come mostra la sua lettera, non ha smesso di pretendere diritti per lui anche nel nostro malconcio paese.

      Ricambio i saluti e gli auguri per la sua vita familiare oltralpe.

  6. Vorrei spendere parole a favore degli insegnanti (sono anch’io un’insegnante, nelle medie, s, motorie), purtroppo nn è così, ho visto colleghi di sostegno che nn capiscono niente, evitano corsi di aggiornamento, ecc.Io mi sono vista guardata strana perchè ho aderito a dei corsi ( 2 volte) per colleghi di sostegno (spesso mi sono trovata da sola, nella mia ora a seguire “casi particolari”), gli stessi organizzatori (1 volta) si sono meravigliati (ancora adesso nn so se posso seguirli come corso di aggiornamento personale). Nn è così che dovrebbe andare, mi sono fatta un’idea, atavica: pensano tutti così, finchè nn capita a loro, cioè nn sono i loro figli ad avere problemi, e quando dovesse succedere….. li nascondono, triste, molto triste, ma vero. Ci vorrebbe che qualcuno d’importanza indiscussa, con modi che abbiano ripercussione mediatica notevole, dica quanto sono proprio “quelli con problemi” a ricordarci di quanto sono belle le cose semplici della vita, di cui “noi normali” ci dimentichiamo.

    • Mi sembra che la tua premessa (“vorrei spendere parole a favore degli insegnanti”) sia smentita dal seguito (“ho visto colleghi di sostegno che non capiscono niente”), a meno che gli insegnanti di sostegno non meritino di far parte della categoria .. Io ne ho conosciuti e ne conosco di straordinari, con qualcuno invece non ho lavorato come avrei voluto ecc. e credo che tutta la fenomenologia sia piuttosto comune. In generale, però, tendo a impostare diversamente le mie riflessioni e a dare minore importanza al vissuto o all’esperienza personale. Credo che se ci sono deficienze nell’insegnamento quale che sia (sostegno o meno) si tratti di un problema culturale non della scarsa cura di alcuni e non perchè non esistano i “cattivi”, ma perchè quando i cattivi sono tanti il problema non riguarda più gli individui ma il luogo che li crea.

  7. ho due figli con questa patologia e credetemi ho lottato e sto lottado contro il bullismo contro i pregiudizi delle persone ……….i parenti ti abbadonano …troppo vivaci per loro……….le maestre e professori non pronti per avere la pazienza giusta per ascoltarli e io che mi trovo da sola…..a dover affrontare tutto ………………..

    • Se non interpreto male il suo commento, ai suoi due figli è stata diagnosticata una sindrome da deficit dell’attenzione o da iperattività.

      Capisco benissimo la sua solitudine che somiglia così tanto a quella dell’insegnante, visto che madri e insegnanti sono quasi sempre soli a cercare soluzioni a questi problemi. So anche quanto poco faccia la scuola (sempre più affollata, stanca, priva di mezzi e di ottimismo) per sostenere il percorso di compensazione dei DSA e, per esperienza, quanto è duro per un insegnante avere a che fare con ragazzi che non sanno (ancora) concentrare l’attenzione.

      Non si faccia scoraggiare, però, parli con gli insegnanti dei suoi figli, con il Preside, con l’équipe del sostegno (anche se non seguono i suoi figli), con il coordinatore di classe (anche alla luce dei nuovi adempimenti in materia di DSA a cui i consigli di classe sono tenuti) e pretenda che le rispondano, l’aiutino, la consiglino, crei lei il “caso” che altrimenti rischierebbe di scomparire tra i milleottocento problemi irresolubili che la scuola deve affrontare ogni giorno. Si iscriva all’associazione dei genitori che le ispira maggiore fiducia e agisca anche collettivamente. Le auguro un buon anno scolastico.

  8. ho un bambino di 11 anni affetto da dislessia e disgrafia con un Q.I. superiore alla media. il problema non è il banbino che viene seguito da una eccellente logopedista ma bensi la scuola in generale. Mi spiego ,l’anno scorso ci sono stati dei corsi di aggiornamento per gli insegnati riguardo la dislessia, il dirigente scolastico ha invitato ad andare ai corsi gli insegnanti di sostegno mentre quelli curriculari di italiano , matematica ed altre materie, non si sono neppure posti il problema. allora io dico se mi è concesso come possono questi insegnanti capire le difficolta che ha un bambino dislessico disgrafico se neppure sanno cosa sia questa suddetta patologia? e come possono essergli di aiuto senza farli sentire inferiore agli altri se non conoscono un metodo specifico per questi disturbi. vi pregherei di farvi da porta voce affinche nelle scuole di ogni ordine e grado vengano formati i docenti curriculari riguardo alla dislessia e disgrafia e la si finisca di edintificare un bambino con questo problema “svogliato, non interessato, poco studioso, capriccioso e chi più ne ha più ne metta. vi ringrazio per avermi dato questa opportunità.

    • condivido la sua opinione: l’aggiornamento sui DSA deve essere diretto all’insegnante curricolare che deve aggiungere questi saperi alle proprie competenze; l’insegnante di sostegno è già competente. Accolgo poi il suo invito, anche se insegno in una scuola (un liceo di scienze umane) che ha una discreta tradizione di riflessione e didattica inclusiva il relazione ai DSA e non solo.

  9. vorrei che tutti noi restassimo per cinque minuti a pensare a quei bambini che lottano ogni giorno;non è facile per la famiglia stargli accanto come non è facile per loro capire noi……ma penso che con un pò più di impegno da parte nostra e grazie alle tante scoperte che ci aiutano a capire le cose, noi potremmo aiutare questi bambini rendendoli almeno “autonomi” a fare le piccole cose che nio tutti facciamo ad occhi chiusi.Perchè con pazienza e con amore e soprattutto seguendoli ci si può riuscire;non dobbiamo pensare che non ci capiscono, ma al contrario se riusciamo a stargli vicino impareranno sicuramente.Un esperienza personale mi ha fatto capire questo,ma la persona che non si è scoraggiata a lottare è stata proprio la madre e se la bambina riesce a fare delle cose è soprattutto grazie a lei perchè la segue ogni istante della sua vita.Prendiamola come esempio,noi tutti cerchiamo di imparare loro le cose che porteranno loro un pò di autonomia…volere è potere e questa mamma ci sta riuscendo!!!!!

  10. i bambini che soffono di autismo/ADHD/dislessia non lottano ogni giono per avere “successo”, ma per cercare di adattarsi al cosiddetto “mondo normale”…

    p.s.
    la “Giornata Europea della Logopedia 2011” si è svolta il 6 MARZO 2011

    • Ho pensato proprio la stessa cosa: infatti ho modificato il testo che sta circolando e che tu citi in “che lottano ogni giorno per averla vinta”. Devi aver letto poi qualcos’alltro anche in riferimento alla Giornata Europea della Logopedia 2001 che io non cito.

    • anch’io ho ricevuto il messaggio da postare su FB, ma solitamente verifico sempre le fonti e …le date…Questo mi ha dato l’occasione di leggere il tuo articolo: veramente interessante. Anna

      • Ti ringrazio, anche se definirlo articolo è un po’ troppo: è solo una bozza.

        • Salve,
          navigando per internet casualmente ho trovato questo articolo molto interessante.
          Sono una laureanda in scienze della formazione primaria,che mossa dalle numerose critiche nei confronti dei docenti assolutamente ignari dei dsa, ha deciso di scrivere una tesi sulla disgrafia,disortografia e disprassia nell’autismo.Le scrivo per chiederle se ci sono articoli o testi dai quali poter reperire informazioni per concludere la mia tesi,la ringrazio immensamente.distinti saluti

          • Se la sua tesi verte sui casi di autismo complicati da dislessia non ho suggerimenti da darle. Servirebbero le competenze specifiche di un insegnante di sostegno: chiederò ai miei colleghi. cordiali saluti

  11. Si, io di solito leggo “una scuola in cui la vita (cioè i giovani) si annoia (anche con il significato di “si secca” “viene infastidita”) insegna solo la barbarie.

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