Posts tagged ‘distopia’

Marzo 4th, 2019

Orwell, I principi della società di controllo

by gabriella

Nel 1948, George Orwell scrisse un romanzo distopico ambientato nel 1984 che fu ascritto al genere della fantascienza

La società immaginata da Orwell era dominata dalla sorveglianza universale del «grande fratello» ed il regime autoritario fondava il proprio controllo imponendo una lingua semplificata, pensata per scongiurare ogni forma di pensiero libero e divergente.

Sotto, i passi più significativi.

Dove si fa violenza al linguaggio è già iniziata la violenza sugli umani.

Italo Calvino, Lezioni americane

freedom-to-say-that-2-plus-2-is-fourFine specifico della neolingua non era solo quello di fornire … un mezzo espressivo che sostituisse la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, ma di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero

G. Orwell, 1984; Appendice, I principi della Neolingua

La libertà è la libertà di poter dire 2 + 2 = 4.  Se questa libertà è garantita, tutto ne segue

G. Orwell, 1984

[…] Accanto a questo si sviluppa […] la tendenza a non credere all’esistenza di una verità oggettiva, perché tutti i fatti devono adattarsi alle parole e alle profezie di qualche führer infallibile

G. Orwell, Lettera del 1944 in cui illustra le tesi che cinque anni dopo inserisce in 1984.

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Agosto 25th, 2014

Condominium

by gabriella

grattacielo5

Le torri sembravano quasi sfidare il sole stesso […] la mattina dal suo studio Laing
vedeva le loro ombre ruotare sui parcheggi e le piazze vuote del complesso, come chiuse che si alzavano per far passare la luce del giorno. Con tutte le sue riserve, Laing era però il primo ad ammettere che quegli enormi edifici erano riusciti nel loro intento di colonizzare il cielo.

Per molti versi il grattacielo era il perfetto modello di tutto ciò che la tecnologia
aveva fatto per rendere possibile l’espressione di una psicopatologia autenticamente libera.

James G. Ballard, Condominium, 1975

Il progetto di un grattacielo a spirale completamente autarchico ha vinto il “SuperSkyScrapers Award 2014” di Londra, conquistando la giuria con un design che incarna un ideale organicista, di autosviluppo vorticoso infinito.

“The Endless City in Height” è formato da due lunghe rampe a spirale intrecciate tra loro, sostenute da tubi in acciaio e collegate da ponti e stradine. Il progetto mostra un edificio dalla forma conica, completamente aperto, con piazze, parchi e negozi che si sviluppano su 55 piani, in una superficie di circa tremila metri quadrati: una città verticale, più stretta alla base e più larga in cima, come l’Inferno dantesco.

infernoIl progetto di questi architetti londinesi, ignari del racconto distopico dedicatogli trent’anni prima da James Ballard, High Rise (trad. it. Condominium), verrà realizzato nell’area di espansione urbana della metropoli inglese. Scritto nel 1975, Condominium racconta la rapida degenerazione delle relazioni sociali in un lussuoso grattacielo londinese, nel quale le linee moderniste di un condominio di vetro ed acciaio producono il tragico adattamento dei residenti al sistema di vita incarnato nel design, fatto di ostilità e competizione, sopraffazione e ostentazione della differenza:

«Laing […] già poco tempo dopo il suo arrivo nel condominio, aveva comunque dovuto notare attorno a lui una straordinaria quantità di antagonismi appena velati. Il grattacielo aveva una seconda vita tutta sua. […] poco sotto la schiuma del pettegolezzo professionale si stendeva una dura cappa di rivalità personali. A volte aveva la sensazione che tutti stessero aspettando che qualcuno facesse un grosso errore […]».

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Ottobre 5th, 2013

Christian Caliandro, La distopia italiana

by gabriella

Una bella riflessione sulla condizione giovanile contemporanea sullo sfondo della marcescenza dell’immaginario collettivo e del declino, prima di tutto culturale, dell’Italia. Molti aspetti in evidenza, dal malaffare al cinismo della classe dirigente, fino alla stupidità dilagante, dalla crisi della produzione culturale al successo dei sessantenni evergreen, trovano una convincente lettura unitaria in questo articolo che si conclude spiegando come precario venga da prece, perché indica colui che è costretto ad implorare per ottenere ciò che sarebbe suo diritto.

Nel 1961 Kurt Vonnegut pubblicò quello che è ancora oggi uno dei migliori racconti distopici di sempre. Harrison Bergeron tratteggia in poche, dense pagine una società paralizzata (in un’America «senza tempo»), in cui viene tecnicamente impedito a tutti di pensare: la gente guarda orribili e inutili programmi in tv, e per quelli un pochino più intelligenti l’Handicapper General – che tutto vigila e controlla attraverso i suoi agenti – ha predisposto un dispositivo radiofonico nelle orecchie che a intervalli regolari trasmette allarmi, campane, esplosioni che impediscono a persone come George, il padre di Harrison, di

«trarre un indebito vantaggio dal proprio cervello».

Il presupposto è che la cultura sia intrinsecamente pericolosa dal momento che esaspera le contraddizioni invece di comporle e impedisce il conseguimento di un’agghiacciante «uguaglianza», basata sullo spegnimento delle funzioni intellettuali e critiche. Sulla stupidità programmata.

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Novembre 24th, 2012

Chris Hedges, Gaza è la nostra prossima distopia

by gabriella

chris-hedges-mr-fish-FlowerPower-320In questo articolo (Elites Will Make Gazans of Us All nell’originale inglese) Chris Hedges illustra il quadro drammatico di una nuova distopia, il cui modello è Gaza, caratterizzata dalla radicale separazione tra élites che governano col terrore e la manipolazione, e masse di diseredati sempre più superflue al mercato.

Va detto che la fenomenologia descritta da questo brillante giornalista americano coincide con la prognosi formulata da Jean-François Lyotard ne La condition postmoderne (1979), nella quale il filosofo chiamava, infatti, “terrore”, la condizione postmoderna quando non riesca ad opporre alla chiusura autoreferenziale di settori che si autonomizzano dalla società – ad esempio le élites finanziarie – una completa libertà informazionale e la piena agibilità del dissenso.

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Febbraio 19th, 2012

In Time

by gabriella

“è rubare se è già stato rubato?”

In Time presenta un futuro presente in cui la moneta è diventata il tempo. Gli uomini sono geneticamente programmati per raggiungere i venticinque anni di vita, dopo i quali dovranno lavorare (o rubare) per accumulare tempo di vita sul proprio orologio biologico dal quale prelevare per tutte le loro necessità: un caffé costa tre minuti di vita, una notte in una suite di lusso un anno.

In questo contesto, presentato come l’esito prossimo venturo di un capitalismo darwinista in cui sopravvive il più adatto, i poveri muoiono giovani, mentre i ricchi sono potenzialmente immortali.

Il protagonista, Will, è il figlio premuroso di una madre, apparentemente venticinquenne, che compie cinquant’anni quel giorno. La storia si sviluppa con l’incontro del protagonista con un uomo ricco che salverà dai ladri di tempo in un pub del quartiere degradato in cui vive. A questo gesto generoso, di pura, gratuita umanità (uno dei meriti del film consiste appunto nel rammentarci che tutto ciò che è davvero umano è gratuito, cioè dono) l’uomo, stanco di vivere, risponderà riversando tutto il proprio capitale biologico sul timer del salvatore. Prima di andare all’appuntamento con sua madre, Will regala così una parte del suo secolo di vita a un amico e ad una bimba di strada, ma la tragedia incombe perchè l’aumento improvviso dei prezzi di trasporto (che, come mostra il film, non è casuale, ma è parte della mortifera strategia di dominio dei ricchi) impedisce a sua madre, a corto di vita, di salire sull’autobus per incontrare il figlio che può darle del tempo. Quando non la vede scendere, Will capisce e le corre incontro, ma è troppo tardi.  E’ a questo punto che, solo al mondo e carico di vita, decide di recarsi nella Time Zone, il quartiere dei ricchi, dove darà inizio alla sua battaglia.

Novembre 5th, 2011

V per Vendetta

by gabriella

Il personaggio di V per vendetta si ispira alla figura di Guy Fawkes, esecutore del fallito attentato contro Giacomo I del 5 novembre 1605, passato alla  storia come congiura delle polveri (Gunpowder Plot).

Libertà, giustizia, eguaglianza .. per un cinque novembre che non verrà mai più dimenticato.

Mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità.

Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione e lì dove una volta c’era la libertà di pensare di obiettare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza che vi costringono ad accondiscendere […].

 


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