L’educazione alla democrazia e il ruolo della scuola. Svolgimento guidato della traccia

by gabriella

Ieri (giovedì 28 febbraio) è stata somministrata, per la prima volta centralmente dallo stesso MIUR, la traccia della simulazione della seconda prova per il Liceo di Scienze Umane.

John Dewey (1859 – 1952)

La scelta dei funzionari è caduta su Dewey e l’attivismo pedagogico sia, immagino, per rassicurare studenti e professori della (pessima) continuità di tematiche dopo il ritocco all’esame di stato, sia per l’oggettiva arretratezza della visione ministeriale della pedagogia, ridotta a un sapere retorico, auspicante, mummificato, nel quale qualunque carica critica o di concreto cambiamento annega in un mare di ovvietà linguisticamente fermo agli anni ’50 (si può immaginare con quanto entusiasmo dei diciottenni a cui ci si rivolge).

Dewey è un autore primonovecentesco, Il mio credo pedagogico [qui una mia lettura commentata] è uscito nel 1897: davvero non è accaduto nulla dopo?

Questa, a mio avviso, la non felice condizione di chi si prepara alla conclusione di studi che esplorano la condizione umana in tutte le sue sfaccettature.

Ma andiamo avanti … dopo cinque anni di lavoro su temi e problemi sicuramente più affascinanti e complessi, possiamo ben concedere a funzionari senza fantasia una prova finale: se la esaminiamo insieme dobbiamo, infatti, ammettere che questa traccia è tanto anestetizzante quanto semplice sia per facilità di lettura dei testi proposti che per la linearità del possibile svolgimento.

Vediamo quindi, passo per passo, un possibile svolgimento della traccia, a partire dalla ricognizione dei contenuti, titolo, premessa e i due documenti. Metto in marrone commenti, chiarimenti, spunti e suggerimenti di stesura.

 

Indice

1. Il titolo
2. La premessa
3. Il primo documento (Sarracino)
4. Il secondo documento (Dewey)
5. I quattro quesiti

 

Questo il testo della traccia:

Download (PDF, 131KB)

 

1. Titolo: L’educazione alla democrazia e il ruolo della scuola

Il titolo deve farci venire in mente il tema classico del rapporto scuola-società, il problema della costruzione della democrazia attraverso la formazione di cittadini attivi capaci di pensiero e comprensione della realtà e dunque attenti al cambiamento-miglioramento progresso (chiamatelo come volete, a seconda dell’approccio liberale o critico che adottate) della società.

“Io sono il solo a tentare la vera arte politica e l’unico tra i contemporanei che la eserciti”, Platone, Gorgia

Il problema fa storicamente la sua comparsa nel V secolo a.C. (se si interpreta “scuola” come educazione, naturalmente) tra i sofisti, Socrate e Platone [ci si può ricordare il Gorgia: qui uno studio del dialogo su cui sto lavorando con una terza],

Jean-Jacques Rousseau /1712 – 1778)

viene tematizzato nella letteratura pedagogica classica da Comenio [qui il testo della lezione, qui la videolezione] a Rousseau [qui il testo sull’autore dell’Emilio e del Contratto sociale] agli Illuministi [qui la lezione e la videolezione] fino a Dewey (senza dimenticare la Terza Tesi su Feuerbach di Marx),

e sviluppa una produzione vastissima di interventi e sperimentazioni nel ‘900 con Freinet, gli italiani Bruno Ciari,

Don Lorenzo Milani (1923 – 1967)

don Milani, don Sardelli, Danilo Dolci, [qui una ricognizione dei maestri del rinnovamento pedagogico in Italia], fino a Paulo Freire.

Antonio Gramsci (1891 – 1937)

Importante anche la letteratura giuridico-politica da Gramsci a Calamandrei [letture: Pietro Cataldi, Encomio della scuola pubblica].

Naturalmente il tema di scienze umane non richiede una trattazione storica di questa ampiezza e meno che mai deve essere una carrellata scolastica di autori e concetti, ma avere presente di cosa si sta parlando permette di commentare in modo semplice, veloce e puntuale aspetti e problemi che i documenti fanno risaltare.

 

 

2. La premessa

È il breve testo introduttivo che avete trovato sotto la scritta “PRIMA PARTE” e che ha il compito di delimitare e definire il campo entro cui deve svilupparsi la trattazione dello studente, chiarendo la scelta dei documenti proposti successivamente.

Cosa dice questa premessa?

Che

  • la pedagogia è educazione dell’individuo finalizzata alla costruzione di una società migliore (Sarracino),
  • tant’è vero che, per Dewey, l’educazione alla cittadinanza attiva è intrinseca in ogni progetto pedagogico (cioè: non è addizionale, ma inerisce ad ogni progetto pedagogico come tale o quell’attività non può dirsi realmente educativa).

Cosa prescrive questa premessa?

Cito letteralmente, chiede di “esprimere le proprie considerazioni in merito, soffermandosi sul contributo della sociologia (ai miei studenti ho suggerito di indicare la filosofia politica, la visione di società anche prima della nascita della scienza della società, nella speranza che il redattore della prova non si sia sbagliato e non volesse invece conoscere il ruolo della pedagogia  nella costruzione della società, che non è peraltro “sociologia”) alla pedagogia”.

Vediamo ora i documenti.

 

3. Il primo documento

Tratto da Vincenzo Sarracino, Pedagogia e educazione sociale. Fondamenti, Processi, Strumenti, Edizioni ETS, Pisa 2011, p. 18.

Ricordiamoci la premessa:

  • la pedagogia è educazione dell’individuo finalizzata alla costruzione di una società migliore, tanto è vero che per Dewey l’educazione alla cittadinanza attiva non è addizionale, ma inerisce ad ogni progetto pedagogico come tale o quell’attività non può dirsi realmente educativa.

infatti:

  • (la pedagogia) si situa tra il “principio speranza” al miglioramento e cambiamento della società e il “principio di responsabilità” a diventare davvero un individuo migliore per agire e costruire un mondo nuovo

Karl Marx ( 1818 – 1883)

rivelando la sua connessione con la politica.

  • Il pedagogista non può, quindi, che leggere criticamente la realtà nel suo lavoro di educatore di individui in un’ottica sociale [vedi ad esempio Marx, Terza Tesi su Feuerbach].

La tesi che il documento difende è che la pedagogia è un’attività diretta a rendere completo, maturo, pienamente adulto un individuo non per sé soltanto, ma perché possa costruire con altri una società umana più progredita e più giusta.

 

4. Il secondo documento

Tratto da John Dewey, Il mio credo pedagogico, in “Esperienza ed educazione” di Dewey e il problema del metodo pedagogico nell’attivismo del ‘900, Paravia, Torino 1995, p. 94]

Il testo di Dewey è di analisi critica di ciò che la scuola, osservata nella sua concreta interazione didattica tra insegnanti e allievi, fa per raggiungere questo obiettivo (l’obiettivo indicato nel primo testo).

Lo leggo insieme a voi.

Molta parte dell’educazione attuale fallisce poiché trascura questo principio fondamentale della scuola come forma di vita di comunità. Essa concepisce la scuola come il luogo dove si impartisce una certa somma di informazioni, dove devono essere apprese certe lezioni e dove devono venire formati certi abiti.

Dewey comincia la sua critica alla scuola nozionistica e “frontale” a partire dalla constatazione che la gran parte delle esperienze scolastiche fallisce l’obiettivo di formare individui adulti, pienamente maturi, consapevoli e attivi.

Cioè fallisce quella che Maslow chiamerebbe l’autorealizzazione, vale a dire la formazione completa del carattere, il completamento della personalità che passa per il superamento dei bisogni da carenza (paura e bisogno di sicurezza, dipendenza dagli altri e bisogno d’amore ecc.) e giunge a percepire i bisogni di giustizia e bellezza che fanno di noi esseri pienamente umani.

E la fallisce perché non considera la vita scolastica, con il suo insieme di scambi, messaggi comunicativi e relazioni, come parte dell’educazione, cioè come pratica della vita attiva, della democrazia (che per Dewey non solo si prepara, ma comincia a scuola o non sarà mai realizzata veramente), ma come somma di nozioni e precetti impartiti moralisticamente.

Il valore di questi (cioè le nozioni e l’insegnamenti dei precetti morali) si concepisce come collocato in gran parte in un futuro remoto; il fanciullo deve fare queste cose in vista di qualche altra cosa che dovrà fare, e di cui esse sono la semplice preparazione. Per conseguenza esse non diventano una parte dell’esperienza vitale del fanciullo e pertanto non sono veramente educative.

Come anticipavo sopra, la scuola non riesce a formare individui pienamente maturi perché non fa vivere la democrazia ai ragazzi, ma pretende di insegnargliela a parole.

L’educazione morale s’incentra in questa concezione della scuola come un modo di vita sociale, che l’addestramento morale migliore e più profondo è precisamente quello che uno ottiene dovendo entrare in giusti rapporti cogli altri in un’unità di lavoro e di pensiero. Gli attuali sistemi educativi, in quanto distruggono ovvero trascurano questa unità, rendono difficile o impossibile l’ottenere una genuina e regolare educazione morale.

La scuola deve dunque diventare una palestra di vita democratica, di collaborazione e di intelligenza in atto per migliorare e rendere più giusta la propria comunità (subito) diventando capaci di aprirsi poi al mondo per vivere come membri attivi e responsabili dell’intera società umana.

 

 

5. I quattro quesiti

Non mi soffermo sui quattro quesiti che il MIUR propone nella “SECONDA PARTE”. Dovete sceglierne due in base alle vostre conoscenze. 

In mancanza di indicazioni chiare, chiedo ai miei studenti di trattare i quesiti separatamente dal tema.

Se scegliete domande che permettono di fare approfondimenti non affrontati nello svolgimento del tema e pertinenti con quanto avete detto, la commissione giudicatrice avrà, naturalmente altri elementi per valorizzare il vostro lavoro, ma questo dipende da quanto sapete. Scegliete quindi le domande per le quali avete risposte più complete e documentate. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: