Posts tagged ‘bene comune’

Ottobre 25th, 2012

Italo Calvino, Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

by gabriella

questo era Calvino

Nell’ottobre scorso (2012), riflettendo sul declino della scuola pubblica e sul particolare accanimento mostrato dai governi degli ultimi vent’anni nel portare a compimento l’opera di decostituzionalizzazione della pubblica istruzione, mi era tornato in mente L’apologo sull’onestà, uno degli ultimi interventi di Calvino sulla stampa, nel quale lo scrittore tratteggiava la singolare antropologia di un paese nel quale i “responsabili” od “onesti” non siedono nell’assemblea dei “rappresentanti del popolo”, ma tra le macerie delle istituzioni da questa bombardate.

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Agosto 22nd, 2012

Tommaso d’Aquino, il pensiero educativo

by gabriella

La filosofia educativa del domenicano Tommaso d’Aquino (1224-1274) nasce dalla sua adesione all’aristotelismo e da un profondo ripensamento della pedagogia agostiniana.

Il massimo contributo del filosofo, tra i massimi pensatori della scolastica, è stato il tentativo di superare il contrasto tra il contenuto della Rivelazione cristiana e la ragione umana alla quale Tommaso si accinge assimilando entro il quadro della visione cristiana del mondo il pensiero di Aristotele, considerato l’espressione più alta della razionalità umana.

 

La filosofia dell’educazione

Se Agostino aveva pensato la problematicità della relazione pedagogica e l’aveva risolta nella dottrina dell’illuminazione, Tommaso al contrario fa propria una visione funzionale e gerarchica del rapporto maestro-allievo. L’educazione si riduce così al rapporto tra i due soggetti, mediato dai dati culturali che vengono trasmessi nell’unica direzione possibile per l’aquinate, cioè dal maestro, detentore dell’auctoritas, cioè la scienza in atto, all‘allievo, portatore di una disposizione o facoltà di apprendimento che configura un sapere in potenza. Si definisce in questo modo, una concezione gerarchica e trasmissiva dell’educazione – cioè esattamente quella possibilità che Agostino aveva negato – che tende a confondersi con l’istruzione.

 

La filosofia politica

Dal punto di vista della filosofia politica, per Tommaso, come già in Paolo di Tarso e Agostino, il potere deriva da Dio (omnis potestas a Deo) ma la base della sua legittimazione non si fonda sulla sua origine, quanto sui fini che esso persegue. Il potere è dunque legittimo in quanto persegue il bene comune che si specifica nell’ordine e nella giustizia.

Un monarca o un governo non sono legittimi dunque perché ricevono il potere attraverso la mediazione del papa, cioè del rappresentante in terra di Dio, ma se realizzano il bene comune fondato sul patto (il contratto) che viene presupposto tra governanti e governati.

L’origine concreta dello stato risiede dunque in un patto dei popoli, cioè una moltitudine di uomini liberi, con i propri rappresentanti. La società politica richiede infatti l’auctoritasuna forma di potere che si esercita sugli uomini liberi, diversa dal dominium che si esercita sugli schiavi – poiché rappresenta l’istanza del bene comune, ma che impera – come si conviene a uomini liberi (Cicerone) – attraverso la legge, non arbitrariamente.

Superando la diffidenza agostiniana verso il mondo, Tommaso distingue le società politiche in buone o cattive a seconda del loro perseguimento del benessere generale. Il criterio di giudizio è dunque etico, non risiede nel numero di persone che detiene il potere. Si avrà perciò un buon regime quando in monarchia, aristocrazia o politia pochi o tutti comandano in vista del bene comune, cattivi regimi, tirannia, oligarchia, olocrazia (cioè “governo dei peggiori”), quando chi comanda, comanda per il proprio interesse anziché per il benessere generale.

Tommaso

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Febbraio 1st, 2012

Silvia di Fresco, Matteo Vescovi, L’arrestabile ascesa della scuola delle competenze. Alcune riflessioni sui cambiamenti in atto nel sistema scolastico italiano

by gabriella

Un’ottima ricognizione degli antefatti, delle mistificazioni e degli scopi inconfessabili di vent’anni di programmatico declino scolastico italiano. Bello anche il titolo che mi fa venire in mente la brechtiana “resistibile ascesa” di Hitler e la necessità che gli insegnanti italiani escano dal torpore inconsapevole che li ha avvinti e rifiutino di collaborare alla “soluzione finale”.

State pur tranquilli
ci saranno sempre
più poveri e più ricchi
ma tutti più imbecilli

G. Gaber, La razza in estinzione

1. Società della conoscenza/società del controllo di Silvia Di Fresco

Sulle pagine della rivista «L’ospite ingrato» dedicata al tema della conoscenza, Sergio Bologna1, dopo aver sottolineato l’inefficacia dell’attuale sistema formativo, concludeva il suo articolo chiedendosi quale possa essere il futuro degli studi umanistici in un contesto in cui il lavoro, e il suo linguaggio, sono altamente dominati dalla tecnologia.

Il problema ovviamente non riguarda solo l’Italia e non coinvolge solo aspetti interni alla didattica, ma riguarda il modello di società che saremo in grado di immaginare per risolvere i giganteschi problemi ecologici e sociali che il pianeta si trova ad affrontare. È quella che recentemente Martha Nussbaum ha definito come «crisi dei saperi socratici» [Internazionale, 870, pp. 36-42], cioè di quei saperi che sviluppano competenze non misurabili come la capacità di confrontarsi e mettersi in discussione, di assumere il punto di vista dell’altro, di produrre soluzioni innovative (e non esecutive) rispetto ai contesti in cui sorgono i nostri problemi.

Saperi che rappresentano le finalità di un’educazione rivolta alla costruzione di una comunità democratica, all’interno della quale l’insegnamento di materie letterarie e scientifiche va salvaguardato rispetto a un’educazione schiacciata sui saperi tecnici e specialistici. Sostiene la Nussbaum che tali insegnamenti hanno persino una finalità economicistica indiretta in quanto

l’innovazione richiede intelligenze flessibili, aperte, creative. La letteratura e le arti stimolano queste facoltà. Quando mancano, la cultura aziendale perde colpi in fretta2.

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