Posts tagged ‘misoginia’

giugno 26th, 2013

Pandora, La figura della donna nel mito greco

by gabriella

PandoraEsiodo, Le opere e i giorni

 

L’adornò del cinto
E delle vesti, le donar le Grazie
E Pito veneranda aurei monili,
E de’ più vaghi fior di primavera
L’Ore chiamate, le intrecciar corone.
Ma l’uccisor d’Argo, Mercurio, a lei,
Ché tal di Giove era il voler, l’ingegno
Scaltri d’astuzie e blande parolette
E fallaci costumi …

[…]

Aveva Prometeo a lui
Fatto divieto d’accettar mai dono
Venutogli da Giove, ché funesto
Esser questo potea; ma, del fratello
Obliando Epimeteo i saggi avvisi.
Accettollo, e del male
, allor che il dono
Era già suo, di subito s’accorse.

[…]

Di propria mano scoperchiato il vaso,
 Che i mali in sé chiudea, questi si sparsero
Tra i mortali, e sol dentro vi rimase

All’estremo dell’orlo la Speranza,
Perché la donna, subito, il coperchio
Riposto, il volo a lei contese. T
ale
Era il cenno di Giove.

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aprile 28th, 2013

Fabri Fibra, o della poetica neofascista

by gabriella

Fabri FibraVenerdì 17, Su le mani, Non fare la puttana, Zoccole. La cantica del senso comune più degradato sale dalle periferie e si aggrega intorno a temi di genuina reazione: l’odio per le donne, l’omofobia, la frustrazione impotente, l’aggressività idiota, il ripiegamento sul piccolo gruppo e l’insofferenza per gli outsider.

Non conservatevi, datela a tutti anche ai cani, se non me la dai io te la strappo come Pacciani.
Giro in casa con in mano questo uncino, ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino!
Questa classica sfigata che va in cerca di attenzione e finirà un giorno stuprata nel bagno della stazione,
così ‘sta ritardata dopo i primi due cannoni si addormenta e non si accorge che le tolgo i pantaloni.
Le ragazze sono così, sono tutte molto strane, si dividono in due gruppi: le mignotte e le puttane.

Il sentire dei liquami sociali costruisce così la poetica del risentimento paranoide che trova espressione nel rap di Fabri Fibra, il quale ha dichiarato (piuttosto consapevolmente): “faccio il rap per i maiali”.

Su di lui leggo in rete critiche sdegnate, difese demenziali o appelli a un’equivocata libertà d’espressione. Niente che si avvicini a un’intelligenza minima del fenomeno, cioè della reazione, ciò che Nietzsche chiamava il «pensare bassamente» e che ha descritto nel racconto dell’incontro di Zarathustra con la propria caricatura (la scimmia):

[Zarathustra] arrivò anche alle porte della grande città: ma qui un pazzo, colla bava alla bocca, gli corse incontro con le braccia aperte e gli attraversò il cammino. Era quello stesso che il popolo chiamava «la scimmia di Zarathustra»: giacché si era appropriato alcunché del suo stile e della sua inflessione di voce, e toglieva anche volentieri molte cose a prestito dalla sua sapienza.

 Questo è il giudizio che su di lui (sulla scimmia o, se si preferisce, sul porco a cui Fabri Fibra si ispira) esprime Zarathustra:

«Dall’amore soltanto deve uscire il mio disprezzo e il
mio uccello augurale; ma non dalla palude!
Ti si chiama la mia scimmia, o pazzo furioso: ma io ti
chiamo il mio maiale grugnente, – col grugnire mi guasti
il mio elogio della pazzia.

[…] – sedesti allora presso queste lordure, per aver un pretesto a grugnire,
– per avere un pretesto a molta vendetta! la vendetta è infatti tutta la tua schiuma,
o pazzo vanitoso; io t’indovinai bene!
Ma il tuo folle discorso mi urta anche quando hai ragione!
E se la parola di Zarathustra avesse pur mille ragioni, tu, con la mia parola,
commetteresti sempre un torto!»

Così parlò Zarathustra; poi guardò la grande città, sospirò, ed a lungo si tacque.
Alla fine disse così: Mi disgusta anche questa grande città, non questo pazzo soltanto. Tanto qui come là non v’è nulla da rendere peggiore.

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra


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