novembre 17th, 2016

Introduzione alla psicologia sociale

by gabriella

Il compito principale della psicologia sociale è di analizzare come l’attività mentale delle persone viene condizionata dalla realtà sociale.

In questa prima parte del modulo, i temi dell’attribuzione e degli errori d’attribuzione (tra i quali la tesi disposizionale del male) e dell’obbedienza all’autorità, presentati attraverso alcuni celebri esperimenti americani del dopoguerra [Attenzione, l’articolo contiene un audio Rai che si apre automaticamente: disattivare la funzione audio del proprio browser per ascoltarlo quando desiderato].

Indice

1. Gli studi di psicologia sociale nel secondo dopoguerra
2. L’attribuzione e l’origine del male

2.1 Gli studi sull’attribuzione
2.2 Philip Zimbardo, L’origine del male e l’effetto Lucifero

2.2.1 La visione corrente del crimine come errore fondamentale d’attribuzione e l’ideologia della «tolleranza zero»
2.2.2 La psicologia del male e l’esperimento carcerario di Stanford
2.2.3 Concezione disposizionale e situazionale del male
2.2.4 L’esperimento carcerario e il silenzio trentennale di Zimbardo

3. L’esperimento Milgram e l’obbedienza all’autorità

3.1 Il reality francese del 2010
3.2 L’esperimento Milgram
3.3 Come resistere al tempo della barbarie
3.4 La rosa bianca e la necessità della resistenza
3.5 Obbedienza e disobbedienza in filosofia politica

4. Il caso di Kitty Genovese e l’effetto bystander (indifferenza dello spettatore)

1. Il caso di Kitty Genovese
2. L’ignoranza pluralistica e la diffusione di responsabilità
3. Ignoranza pluralistica ed effetto spettatore (bystander effect)
4. Inerti di fronte a un dramma: le risposte della psicologia sociale

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agosto 6th, 2018

Il cielo è sereno su Hiroshima

by gabriella

Nel settantatreesimo anniversario del bombardamento atomico, un articolo di Simona Maggiorelli uscito su Left.it due anni fa e una clip di RepTV.

Fu il texano Claude Robert Eatherly (1918-1978), pilota e meteorologo, a dare il via libera allo sgancio della prima bomba atomica della storia, “little boy”, che colpì Hiroshima il 6 agosto 1945. Earthely aveva solo 27 anni, ma era già un esperto nel suo settore. Quel giorno agì sulla base di considerazioni pratiche e razionali: il cielo era sgombro e non c’erano perturbazioni in arrivo su Hiroshima.

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agosto 4th, 2018

Thomas Sankara, La seconda indipendenza africana

by gabriella

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Il 31 ottobre 2014, Blaise Compaoré, l’uomo che dopo l’assassinio di Thomas Sankara ne aveva preso il posto alla presidenza del Burkina Faso, è stato costretto a dimettersi.

Trentacinque anni fa, il 4 agosto 1983, Thomas Sankara aveva dato inizio alla rivoluzione burkinabé che avrebbe portato l’ex Alto Volta ad assicurare, in poco più di due anni, due pasti al giorno e acqua potabile ai sette milioni di abitanti del poverissimo paese del Sahel.

Protagonista delle lotte contro il neocolonialismo e per la cancellazione del debito, Thomas Sankara è stato assassinato nel 1987, grazie al tradimento del suo amico più caro, Compaoré appunto, due mesi dopo il celebre discorso alla conferenza di Addis Abeba per la cancellazione del debito del terzo mondo:

Se il Burkina Faso resterà solo in questa richiesta – disse, consapevolmente Sankara – l’anno prossimo non sarò più qui a questa conferenza.

Dal Discorso all’Assemblea Nazionale dell’ONU, 4 ottobre 1984:

Sono davanti a voi in nome di un popolo che ha deciso sul suolo dei propri antenati di affermare d’ora in avanti se stesso e farsi carico della propria storia. Oggi vi porto i saluti fraterni di un paese di 274.000 Km2 in cui sette milioni di bambini, donne e uomini si rifiutano di morire di ignoranza, di fame e di sete non riuscendo più a vivere una vita degna di essere vissuta. Chi mi ascolta, mi permetta di dire che parlo non solo in nome del mio Burkina Faso tanto amato, ma anche in nome di tutti coloro che soffrono in ogni angolo del mondo.

Burkina FasoParlo in nome dei milioni di esseri umani che vivono nei ghetti perché hanno la pelle nera o sono di culture diverse, considerati da tutti poco più che animali. Parlo  in nome di quelli che hanno perso il lavoro in un sistema che è strutturalmente ingiusto e congiunturalmente in crisi, ridotti a percepire della vita solo il riflesso di quella dei più abbienti. Parlo in nome delle donne del mondo intero che soffrono in nome di un sistema maschilista che le sfrutta. Le donne che vogliono cambiare hanno capito e urlano a gran voce che lo schiavo che non organizza la propria ribellione non merita compassione per la sua sorte. Questo schiavo è responsabile della sua sfortuna se nutre qualche illusione quando il padrone gli promette libertà. 

Giunto al potere a trentaquattro anni con un colpo di stato militare, Sankara aveva risollevato in pochi anni il Burkina Faso [fascia del Sahel] dalla sua miseria secolare.

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agosto 1st, 2018

Kafka, Il postino delle bambole

by gabriella
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Franz Kafka (1883 – 1924)

Un anno prima di morire, Franz Kafka incontrò, durante una passeggiata con la fidanzata al parco Steglitz, una bambina che piangeva disperata. I due si avvicinarono e le chiesero se si fosse persa, ma la bambina rispose che non lei, ma la sua bambola si era persa.

Lo scrittore le chiese di non piangere perché, disse, la bambola non si era persa, era solo partita per un viaggio. Elsi chiese spiegazioni, allora Kafka finse di essere un postino delle bambole e disse che era stata lei a scriverglielo in una lettera.

Quando la bambina chiese di vederla, disse di averla lasciata a casa e che gliela avrebbe mostrata il giorno dopo. I due si incontrarono al parco venti volte, per leggere venti lettere della bambola scomparsa.

“Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera.

Quando lui e la bambina si incontrarono egli le lesse questa lettera attentamente descrittiva di avventure immaginarie della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta, e in un biglietto accluso spiegò: “i miei viaggi mi hanno cambiata”.

Molti anni più avanti la ragazza cresciuta trovò un biglietto nascosto dentro la sua bambola ricevuta in dono. Riassumendolo diceva:

“Ogni cosa che tu ami molto probabilmente la perderai, però alla fine l’amore muterà in una forma diversa” [tratto da Kafka e la bambola viaggiatrice di Jordi Sierra i Fabra].

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luglio 24th, 2018

Psicologia sociale 2

by gabriella

Seconda parte del modulo di Psicologia sociale [qui la prima parte] dedicato agli atteggiamenti, all’opinione e al senso comune, cioè a temi condivisi dalla disciplina con la sociologia.

Indice

1. Gli atteggiamenti

1.1 Gli studi sull’atteggiamento
1.2 La formazione degli atteggiamenti
1.3 Il rapporto tra atteggiamenti e comportamenti
1.4 Il cambiamento degli atteggiamenti
1.5 L’aggiramento della comunicazione persuasiva a contenuto minaccioso

2. Il conformismo e l’esperimento di Solomon Asch

2.1 L’esperimento Asch
2.2 Il conformismo e i mass media

3. La costruzione dell’ostilità sociale e l’esperimento Sherif
4. Stereotipi e pregiudizi

4.1 Gli stereotipi
4.2 Come funzionano gli stereotipi
4.3 I pregiudizi
4.4 Come comprendiamo la realtà sociale

5. Le opinioni

5.1 Le logiche del senso comune

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luglio 23rd, 2018

Scusa, sono un imbecille

by gabriella

Un ragazzo disabile fa spostare i bagagli a un passeggero, lui lo insulta, un’anziana interviene e lui si scusa. La storia del coraggioso dietro front di un uomo stanco ma non fiaccato dalla vita. Tratto da Repubblica.it.

“Sono su un treno regionale, sto andando a una presentazione del mio libro, fuori una pioggia obliqua cade contro i finestrini. Il treno ferma a una stazione di cui non leggo il nome, alla stazione sale un ragazzo disabile, lo portano su in tre. Il ragazzo è in carrozzina e ha il busto piegato in avanti da un’evidente malformazione. Lo spazio del vagone riservato alle carrozzine è occupato da due ingombranti valigie, il controllore dice a voce alta:

Di chi sono questi bagagli?, senza ottenere risposta, allora urla: DI CHI SONO QUESTI BAGAGLI?

e d’un tratto un uomo sui cinquanta si volta da due sedili più avanti, il controllore lo vede e gli intima:

Li sposti subito, per piacere.

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luglio 13th, 2018

Protetto: L’immagine del bambino nelle scienze dell’educazione

by gabriella

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luglio 10th, 2018

Scuola: l’America fa dietrofront. Più conoscenze, meno competenze

by gabriella

e il suo collega Daniel Willingham

Il pedagogista americano Timothy Shanahan

Le conclusioni di un panel di esperti consultati dall’Ente nazionale di valutazione americano: gli studenti non imparano più a leggere perché a scuola si fanno solo test e si trascurano storia e letteratura, arte e scienze. Tratto dal Corriere.it.

luglio 9th, 2018

Quattro scenari di sviluppo: tre apocalissi e una via d’uscita

by gabriella

Costruendo una civiltà ad alto consumo energetico, ogni giovane popolazione produce conseguenze sul proprio ecosistema.

I modelli matematici costruiti da un team di astrofisici ipotizzano che l’esito catastrofico delle conseguenze indotte da una popolazione sia probabile in rapporto di 3 su 4 ma che esista una possibilità residuale che qualche civiltà abbia potuto rendersi conto prima della fine delle conseguenze del proprio modello di sviluppo.

Noi quale abbiamo intrapreso?

Tratto da Repubblica.it.

Una delle domande più importanti per la sopravvivenza a lungo termine della specie umana è il modo in cui le civiltà gestiscono i cambiamenti che apportano ai loro ambienti a mano a mano che diventano più tecnologicamente avanzati. Questa domanda potrebbe anche aiutarci a valutare le possibilità che nell’universo esistano altre forme di vita intelligente.

Uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista Astrobiology, suggerisce che ci sono quattro diversi scenari che una civiltà può seguire mentre si sviluppa. Uno di questi quattro percorsi conduce all’esistenza sostenibile. Ma negli altri tre casi le civiltà sfruttano troppo le risorse e collassano e di conseguenza si estinguono.

La domanda più logica, quindi, è: quale dei quattro percorso abbiamo intrapreso?

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luglio 7th, 2018

Breve storia della scuola italiana dall’unità ad oggi

by gabriella

Le Indicazioni nazionali per il quinto liceo di Scienze umane suggeriscono di lavorare sull’attivismo pedagogico, le scuole nuove e Maritain, cioè su una scuola cancellata dal cognitivismo prima e dal paradigma tecno-economico poi.

Quest’anno cercherò di proseguire con i cambiamenti essenziali della seconda metà del ‘900: dall’obbligo scolastico alla scuola media unificata e ai Decreti delegati, fino all’autonomia e ai provvedimenti più recenti.

Il testo seguente è elaborato a partire da M. Attinà, La scuola primaria. L’anima della tradizione, le forme della modernità [Milano, Mondadori, 2012, pp. 1-36].

 

Indice

1. La nascita della scuola italiana

1.1 Le leggi Casati e Coppino: lotta all’analfabetismo e formazione dei cittadini italiani
1.2 Le Istruzioni ai Programmi del 1888 di Aristide Gabelli
1.3 La Riforma gentiliana del 1923

2. Dalla scuola elementare attivista (1955) a quella cognitivista (1985)

2.1 La scuola elementare dei programmi Ermini (1955-1985)
2.2 La scuola cognitivista del 1985

3. La stagione riformatrice degli anni ’60 e ’70

3.1 La scuola media unificata del 1962
3.2 La riforma del 1973 e i Decreti delegati
3.3 La legge 4 settembre 1977 n. 517
3.4 Il nuovi programmi per la Scuola Media del 1979

4. Gli anni 90 e l’autonomia scolastica

4.1 Le premesse culturali dell’autonomia
4.2 Le riforme Moratti e Gelmini

 

1. La nascita della scuola italiana

1.1 Le Leggi Casati e Coppino: lotta all’analfabetismo e formazione dei cittadini italiani

Gabrio Casati (1798 – 1873)

La scuola elementare italiana nasce convenzionalmente con la legge Casati, promulgata nel Regno di Sardegna nel 1859 poi estesa al Regno d’Italia nel 1861, che disponeva l’obbligo di frequenza delle prime tre classi e si prefiggeva di assicurare a tutti gli italiani le conoscenze elementari del «leggere, scrivere e far di conto».

l battaglia per la piena scolarizzazione è condotta dalla successiva legge Coppino (1877) che affida la vigilanza ai provveditori agli studi e prosegue la lotta dello stato postunitario contro l’analfabetismo che nel 1861 interessava il 74% dei cittadini, e per migliorare la qualità, assai carente, dell’insegnamento magistrale.

 

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luglio 5th, 2018

Georg Simmel, Excursus sullo straniero

by gabriella
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Georg Simmel (1858 – 1918)

L’Excursus sullo straniero è un classico della sociologia dei gruppi elaborato da George Simmel, il più filosofo dei sociologi. L’autore vi delinea un profilo in cui lo straniero è un membro del gruppo (ingroup) caratterizzato dalla non appartenenza (outgroup); è quindi l’incarnazione stessa dell’ambiguità, del limite, della frontiera.

Quale appartenente alla comunità, lo straniero è una figura del «terzo» che impedisce alla comunità di giocare il facile gioco della tautologia (A=A) identificandosi con il “dentro” e opponendosi al “fuori”; è qualcuno che rompe il sogno dell’omogeneità naturale di un Noi identico a stesso, ponendosi a cavallo tra l’amico e il nemico.

Il testo seguente, tradotto da Antonina M. Meta Galioto da G. Simmel, Soziologie. Untersuchungen rdie Formen der Vergesellschaftung, München-Leipzig, Duncker-Humblot, 1923, è tratto da Enrico Pozzi (a cura di), Lo straniero interno, Firenze, Ponte alle Grazie, 1993, pp. 25-29.

 

Se il migrare, come distacco da ogni punto spaziale dato, costituisce il termine di paragone rispetto al fissarsi in un tale punto, allora la definizione sociologica dello « straniero » rappresenta, per così dire, l’unità di tutte e due le definizioni – certamente rivelando anche qui che il rapporto verso lo spazio è solo, da una parte, la condizione mentre, dall’altra parte, è il simbolo dei rapporti verso le persone.

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