marzo 13th, 2016

Referendum contro la ‘Buona scuola’: dove, come, quando e perchè firmare

by gabriella

referendum-contro-la-buona-scuolaDopo lunghe negoziazioni sindacali (tra Cobas, Unicobas, USB, FLC-CGIL e Gilda) e con la consulenza di importanti giuristi e costituzionalisti, stamattina alle 10 si è tenuta al cinema Palazzo (Roma) l’assemblea di tutti i Comitati (tra i quali il Comitato promotore LIP e Retescuole) che hanno promosso il referendum contro la ‘Buona scuola’. Il 17 marzo saranno depositati i 4 quesiti referendari e potrà cominciare il lavoro di promozione e informazione; il 9 e 10 aprile, i sindacati, le associazioni e i Comitati daranno inizio alla raccolta di firme affinché il referendum possa diventare realtà.

Nell’impossibilità formale di sollevare l’incostituzionalità dell’intero impianto, i quattro quesiti si prefiggono di rendere inoperante il cuore incostituzionale della legge 107:

  1. ABROGAZIONE DELLA CHIAMATA DIRETTA DEL PRESIDE. In primo luogo, i ‘poteri’ del preside-manager: i comitati sottolineano come il dirigente scolastico possa decidere, di fatto, del destino del corpo insegnante: oggi, infatti, non solo può scegliere i docenti con “chiamata diretta”, ma anche destinare i bonus e le premialità a partire dalla valutazione dei docenti.
  2. ABROGAZIONE PARZIALE DELLE FUNZIONI DEL COMITATO DI VALUTAZIONE. Il secondo punto, riguarda il Comitato di Valutazione degli insegnanti che erogherà il bonus. Il quesito intende abrogare le nuove funzioni di valutazione del merito del personale docente, lasciando inalterate le funzioni di valutazione dell’anno di prova dei neoimmessi in ruolo che il Comitato aveva prima della 107.
  3. ABOLIZIONE DELL’OBBLIGO DI 200 ORE NEI LICEI E 400 ORE NEI TECNICI E PROFESSIONALI DI ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO. Il terzo punto, riguarda l’alternanza scuola/lavoro, obbligatoria per gli studenti delle scuole secondarie di II grado, che viene considerata lesiva del diritto allo studio e funzionale alla formazione di una mentalità giovanile acquiescente e passiva verso l’impresa;
  4. ABOLIZIONE DELLO SCHOOL BONUS. Infine, la piaga dei fondi alle scuole private che, in violazione patente del dettato costituzionale, sono stati prima disposti (governo D’Alema 2000) poi moltiplicati e garantiti da uno School bonus da versare alle famiglie con la L. 107. le erogazioni liberali non dovranno più essere riservate alle singole scuole, ma all’intero sistema scolastico, scongiurando così anche la possibilità che le scuole private sfruttino tali meccanismi per eludere le tasse su una parte delle rette.

 

maggio 2nd, 2016

Non somministriamo le prove INVALSI

by gabriella
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maggio 1st, 2016

Storia del Primo maggio, da Piazza Haymarket al Job Act

by gabriella

haymarketThe day will come when our silence will be more
powerful than the voices you are throttling today

Haymarket Martyr’s Monument

HaymarketMartyrs

In alto: Parsons, Fielden, Lingg; al centro Spies; in basso Shwab, Engel, Fisher

La storia del primo maggio affonda le sue radici nelle lotte operaie per le otto ore che infiammarono gli Stati Uniti tra il 1860 e il 1880. Il 4 maggio 1886, uno sciopero a Chicago assunse dimensioni particolarmente vaste. Per disperdere gli scioperanti durante un comizio, le autorità fecero esplodere una bomba in piazza Haymarket. Contro gli scioperanti fu aperto il fuoco.

Iniziò così una rappresaglia di massa contro gli operai, non solo a Chicago, il centro principale del movimento, ma in tutto il paese. Vennero arrestati centinaia di lavoratori ed otto di loro vennero processati. Nonostante non fossero state trovate prove della responsabilità degli operai nell’attentato, il Tribunale di Chicago condannò a morte sette degli imputati: Albert Parsons, August Spies, Samuel Fielden, Michael Schwab, Adolf Fischer, George Engel e Louis Lingg; l’ottavo, l’imputato Oscar Neebe, a 15 anni di carcere. Lingg morì durante la permanenza in carcere. Parsons, Spies, Engel e Fischer vennero giustiziati l’11 novembre 1897.

maggio 1st, 2016

Diego Angelo Bertozzi, Il primo maggio durante il fascismo

by gabriella

Il 19 aprile del 1923 Mussolini, dall’ottobre a capo di un governo di coalizione tra forze cosiddette nazionali, annuncia:

il giorno 21 aprile dedicato alla memoria della fondazione di Roma sarà celebrata in tutto il Regno d’Italia la Festa Nazionale del lavoro e saranno passati in rassegna i reparti della Milizia volontaria” [1]. Il capo del governo giustifica così la decisione alla Camera dei Deputati: “La grande guerra, che ha valorizzato ogni manifestazione di attività, ha sviluppato anche in tutte le classi una più profonda coscienza delle energie e del lavoro individuale. Celebrare, in un giorno all’anno, queste energie e questo lavoro è sprone ad una più fervida, proficua attività collettiva e nazionale; ed è bene che ciò sia formalmente riconosciuto in una legge dello Stato. E perché la celebrazione si ricongiunga ai ricordi della nostra storia e del genio della stirpe, il Governo ha voluto farla coincidere con la data del 21 aprile: la fondazione di Roma, data immortale da cui ha inizio il lungo, faticoso, glorioso cammino dell’Italia.

aprile 27th, 2016

Davide Cadeddu, CIE e complicità delle organizzazioni umanitarie

by gabriella

cieDomani, a Perugia, discutiamo con l’autore del saggio sui Centri di Identificazione ed Espulsione e la complicità delle organizzazioni umanitarie, dell’evoluzione delle retoriche che hanno accompagnato la cooptazione delle associazioni che si occupano dell’assistenza ai migranti e richiedenti asilo. Mio il compito di introdurre la discussione.

Il giorno dopo il dibattito con l’autore, posso dire che non scorderò questo incontro.

Noi non ce le abbiamo le risposte alle domande che pongono i politici sugli stranieri, sul crimine, sulla sicurezza. Semplicemente perché sono queste domande ad essere mal poste. Secondo noi, non si tratta di domandarsi cosa lo stato debba fare dei richiedenti asilo, dei senza-documenti, dei “clandestini-criminali”. Bisognerebbe invece domandarsi: lo vogliamo un mondo che rinchiude gli esseri umani dentro a delle frontiere, a delle leggi e alle mura delle prigioni? Lo vogliamo un ordine sociale che consegna gli uomini e le donne a uno sfruttamento senza posa, che li imprigiona per mesi e li deporta perché non hanno i documenti di identità in ordine? La vogliamo una società che controlla, che isola, che aliena, che umilia e che, alla fine, toglie ogni umanità?

Letto sui muri di Torino, novembre 2010

La tesi di CIE e la complicità delle organizzazioni umanitarie è che il sistema dei campi con le sue pratiche di liquidazione e annientamento dell’individuo non è finito con la liberazione di Mathausen del 5 maggio 1945, ma si perpetua nei Centri di Identificazione ed Espulsione, ripetendosi

nella quotidianità di una società totalmente amministrata che, nominalmente antifascista e democratica, ha in realtà ereditato il progetto di esproprio totale dell’individuo [p. 9].

aprile 27th, 2016

Natalia Aspesi, Aiuto, mio figlio è un cretino

by gabriella

ragazzi

Lettera di una madre giunta alla rubrica di Natalia Aspesi su Repubblica alcuni anni fa.

Al giornale è arrivata, da una città del Nord, la lettera di una madre angosciata nel veder crescere il figlio quattordicenne in una specie di Disneyland separata dal mondo vero e chiusa alla realtà. Il tema ci è sembrato attuale e interessante. Pubblichiamo qui di seguito lo scritto che la signora ha pregato di non firmare.

“Mi sento angosciata perché penso che mio figlio è un cretino. Ha 14 anni: è un prodotto di nicchia. Ascolta solo Mtv, non legge giornali, pensa che le beghe dei suoi amici siano cose importanti (le sole). Ma il fatto è che lui non ha colpa di essere un cretino: ciò che mi angoscia di più è la consapevolezza che la colpa è mia, di suo padre, della nostra generazione che evita di trasmettere il proprio sapere.

aprile 26th, 2016

La Resistenza italiana e il 25 aprile

by gabriella

Ezio Giaccone, 26 anni, ucciso dai fascisti a Bologna nella battaglia dell’Università il 20 ottobre 1944

La guerra di liberazione italiana dal fascismo e dall’occupante nazista nasce dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e si conclude con le giornate dal 19 al 25 aprile 1945 nelle quali i partigiani proclamano l’insurrezione generale, liberando città, occupando fabbriche, prefetture, caserme, spesso entrando prima degli “alleati” nelle città presidiate da fascisti e tedeschi.

E’ stato un vasto fenomeno di ribellione popolare che ha unito persone di diversa estrazione sociale, ruolo, orientamento politico. Resistettero reparti del regio esercito – dalla Divisione Aqui a Cefalonia ai 650.000 militari (IMI) che, fatti prigionieri dai tedeschi, preferirono la deportazione nei campi di sterminio all’adesione al fascismo e alla collaborazione con la Repubblica di Salò (morirono in 400.000) – disertarono e presero la via della montagna o difesero armati le cittàattaccando reparti tedeschi o carceri e questure fasciste – studenti, operai, maestri. Morirono in cinquantamila, 70 anni fa [All’apertura dell’articolo si attiva automaticamente l’audio del popup di Tutta la città ne parla: scorrere il testo ed escluderlo manualmente].

Quando l’ingiustizia diventa legge,
la resistenza diventa dovere.

Bertold Brecht

aprile 26th, 2016

Su libertà ed etica

by gabriella
foto di Gianluca Leone.

Diego Armando Maradona è ricordato oltre che come uno dei più grandi calciatori della storia, per la sua insofferenza alle regole. In questo vecchio articolo de La Stampa, un giornalista spiega perché il campione argentino era al di sopra di esse: si può essere infatti al di sotto o al di là dell’etica. Sul campo di calcio [vedi qui per approfondire l’analogia tra calcio e filosofia] Maradona ha incarnato l’ideale dell’autosuperamento esprimendo una volontà di perfezione capace di dimostrare la superiorità dell’intelligenza sulle convenzioni, della grandezza sul contratto, della libertà e dell’umanità del campione sul narcisismo individualistico del mediocre.

Morale: in ogni uomo si nasconde la meraviglia che si manifesta in alcuni, ma prima di credersi al di là del bene e del male, esseri speciali in deroga da ciò che vale per gli altri, bisogna essere Maradò.

Era il mezzogiorno di un sabato, alla vigilia di qualche partita importante, e Maradona, tanto per cambiare, non si era presentato agli allenamenti per tutta la settimana. Il povero addetto stampa del Napoli aveva esaurito la scorta di bugie: la foratura della gomma, la visita medica, l’influenza contagiosa. Il giovedì, proprio quando veniva dato a letto con 40 di febbre, Maradò (come lo chiamavamo tutti) era stato beccato in discoteca nel cuore della notte con un bottiglia vuota di champagne in equilibrio precario sulla testa.

Ma il sabato mattina si presentò al campo di allenamento. Ovviamente in ritardo, e scortato dal consueto cespuglio di microfoni e taccuini. Uno dei taccuini lo tenevo in mano io, inviato di un giornale del nord e quindi già solo per questo sospettabile di pregiudizi negativi nei suoi confronti. In realtà quel genio del bene e del male mi stava simpatico come un fratello matto. Forse perché, nonostante fosse strafottente e distruttivo, in mezzo a tanti manichini sembrava quasi una persona.

aprile 26th, 2016

Spinoza

by gabriella
Spinoza

Baruch Spinoza (1632 – 1677)

Chi ricerca le vere cause dei miracoli e chi si studia di capire da saggio le cose naturali e non di meravigliarsene come uno stolto,
è ritenuto e proclamato ora eretico ora empio da quelli che il volgo adora come interpreti  della natura e degli dèi.
Essi sanno infatti che, tolta l’ignoranza, viene meno lo stupore,
l’unico mezzo che abbiano per sostener e difendere la loro autorità.

Etica, Parte II

Essere spinoziani è l’inizio essenziale del filosofare.

Georg Wilhelm Hegel

 

Videolezioni: 1. Il fine della conoscenza e il metodo geometrico-matematico; 2. L’unicità della sostanza; 3. La concezione di Dio e del mondo; 4. Il determinismo e l’antifinalismo; 5. L’etica: passioni e appetiti. Le passioni tristi, 6. Il Trattato «forgiato all’Inferno».

Nato ad Amsterdam il 24 novembre 1632 da una famiglia ebrea sefardita originaria del Portogallo, Baruch Spinoza è uno dei massimi razionalisti del XVII secolo.

Come Descartes, Spinoza eredita dalla scolastica concetti e problematiche, in particolare la nozione di sostanza che concepisce come unica, in opposizione alla molteplicità delle sostanze aristoteliche. Il distacco dalla scolastica è tuttavia evidente in entrambi: la fisica aristotelica era infatti modellata sulla biologia e il vivente serviva da paradigma per la comprensione dell’insieme della natura, concepito finalisticamente [tutto tende verso un fine e non c’è dunque nulla di contingente o casuale nel mondo]. Interpreti della rivoluzione scientifica, Cartesio e Spinoza sostituiscono al finalismo aristotelico un modello meccanicistico: di ogni fenomeno si può dar conto attraverso gli urti della materia regolati da leggi. La natura stessa è l’insieme di queste leggi, universali e oggettive, che regolano ogni fenomeno, così che il caos e la contingenza non hanno alcun ruolo nella loro spiegazione.

La natura infatti è sempre la stessa e la sua virtù e potenza di agire è una e medesima dappertutto; cioè le regole e le leggi della natura, secondo le quali tutte le cose divengono, e certe forme si tramutano in altre, sono dovunque e sempre le stesse, e perciò uno e medesimo deve anche essere il modo di intendere la natura di tutte le cose, quali che siano, ossia mediante le universali leggi e regole della natura [Etica, Parte III, P6].

aprile 25th, 2016

Adriano Prosperi, La mia liberazione

by gabriella

Adriano prosperi

La riflessione di Adriano Prosperi sulla Resistenza e sulla Liberazione. Tratta da Micromega.

La mia liberazione avvenne il 2 settembre del 1944. L’Italia è lunga da risalire. L’esercito alleato, a lungo attestato sul confine della riva sinistra dell’Arno, quel giorno lo superò e arrivò nel nostro paese. Erano attesi da giorni. La notte prima nessuno dei molti abitanti della collina aveva dormito tranquillo. Si trattava di circa due decine di sfollati dalle città vicine, di diversa cultura e condizione sociale, uniti a quel pugno di contadini che ci risiedevano da sempre, condividendo tutto con loro e maturando relazioni anche intense e durevoli di solidarietà umana e politica. Il piccolo nucleo della mia famiglia – una madre, una nonna – dormì non sui letti consueti ma su un giaciglio di coperte stese per terra in cantina, a due passi dal rifugio scavato dietro la casa, dove mio padre faceva la guardia, con le armi a portata di mano.

aprile 25th, 2016

Massimo Priviero, A fine estate del quarantatre. Stormy Six, Stalingrado/La fabbrica. La sepoltura dei morti

by gabriella

Sai adesso qui con la mia banda tiro in faccia a chi ci mandò a morire
lo faccio per quei ragazzini e per quei muli contadini
e lo farò finché non ci sarà pane, giustizia e libertà.
E venne ancora aprile ..
ora la guerra è davvero finita.


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