novembre 14th, 2014

La scuola del grande twittatore

by gabriella

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Poco importa al “Grande Twittatore” che il disegno di legge a cui si ispira la “buona scuola” (Aprea-Ghizzoni) sia stato più volte bocciato da cittadini, genitori, insegnanti e studenti. Un articolo di Alvaro Belardinelli fa il punto sul nuovo attacco alla scuola pubblica statale (assunzioni dei precari, school bonus ..), in coda l’analisi della “Buona scuola” preparata da me a novembre in occasione di un convegno CESP.

marzo 31st, 2015

Frédérick Lordon, Il lavoro salariato e i paradossi della servitù volontaria

by gabriella
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Letizia lavoratrice a Dubai

L’8 aprile esce in versione italiana Capitalismo, desiderio e servitù. Antropologia delle passioni nel lavoro contemporaneo, testo in cui Lordon riflette sulla cooptazione simbolica dei lavoratori – concettualmente, gli espropriati dei mezzi di produzione e del loro prodotto – nel desiderio dei loro padroni. Pubblicato dal Rasoio di Occam.

Il capitalismo continua a lasciarci perplessi. Non fosse per lo spettacolo a volte così ripugnante, potremmo quasi osservare con ammirazione la sua audace performance che consiste nell’incalzare la massima centrale del corpus teorico che gli serve da ostentato riferimento ideologico. Si tratta del liberalismo, nella fattispecie di quello kantiano, che comanda a ciascuno di agire

«in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo»[1].

Attraverso uno di quei rivolgimenti dialettici dei quali solo i grandi progetti di strumentalizzazione detengono il segreto, si è dichiarato conforme all’essenza stessa della libertà che gli uni fossero liberi di utilizzare gli altri, e gli altri liberi di lasciarsi utilizzare dagli uni in quanto mezzi. Questo magnifico inontro tra due libertà porta il nome di lavoro salariato.

marzo 31st, 2015

Étienne De La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria (1549)

by gabriella

Étienne de La Boétie

Nel Discours de la servitude volontaire un diciottenne La Boétie riflette sul malencontre, il «tragico evento», il «malaugurato accidente» in seguito a quale l’uomo rinunciò alla propria natura, «l’esser nato propriamente per vivere libero», scegliendo invece la servitù e la rassegnazione alla sottomissione. La storia nasce proprio da quella rinuncia cioè, come notò Pierre Clastres, da «quella rottura fatale, quell’evento irrazionale che noi chiamiamo “nascita dello Stato”» che non ha nulla di necessario né dal punto di vista economico, né politico, né biologico.

La Boétie scrive negli anni che vedono l’acuirsi delle guerre di religione in Francia dopo il massacro degli ugonotti nella notte di S. Bartolomeo intorno al 1576 (anno presunto della pubblicazione), mentre cominciano a delinearsi le basi dello Stato assoluto: perché gli uomini, fatti per essere liberi, rinunciano con tanta naturalezza alla loro libertà? Perché la volontà di servire, come servitude volontaire, alberga nell’animo degli individui, come desiderio di identità e di riconoscimento e non è, invece, una costrizione che li piega al dominio del tiranno? Queste le sue domande.

Siate dunque decisi a non servire mai più e sarete liberi. […] la prima ragione per cui gli uomini servono di buon animo è perché nascono servi e sono allevati come tali.

Étienne de la Boétie

«No, non è un bene il comando di molti; uno sia il capo, uno il re», così Ulisse, secondo il racconto di Omero, si rivolse all’assemblea dei Greci. Se si fosse fermato alla frase «non è un bene il comando di molti» non avrebbe potuto dire cosa migliore. Ma mentre, a voler essere ancora più ragionevoli, bisognava aggiungere che il dominio di molti non può essere conveniente dato che il potere di uno solo, appena questi assuma il titolo di signore, è terribile e contro ragione, al contrario il nostro eroe conclude dicendo: «uno sia il capo, uno il re».

marzo 31st, 2015

Pierre Clastres, La questione del potere nelle società primitive

by gabriella
Pierre Clastres e la giovane Guayaki Raipurangi

Pierre Clastres e la giovane Guayaki Raipurangi

Da dove viene il potere politico, il comando dell’uomo sull’uomo? Queste le domande al centro della ricerca antropologica di Pierre Clastres [1934-1977]. Il breve, illuminante, saggio La question du pouvoir dans le société primitives (1976), è disponibile in traduzione italiana ne L’anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re, Milano, Elèuthera, 2013, pp. 25-31.

Clastres osserva che l’etnologia occidentale ha sofferto di un etnocentrismo che le ha impedito di prendere sul serio le forme politiche delle società tradizionali, nelle quali l’assenza di stato è stata interpretata come segno di immaturità e incompletezza. Analoga sorte è stata riservata alle forme economiche, considerate espressione di un’economia di sussistenza, sinonimo di arretratezza e sottosviluppo.

La cultura occidentale pensa infatti il potere in termini di relazioni gerarchiche e autoritative di comando e obbedienza, dimensione assente in società non coercitive e prive di stato come quelle tradizionali. Ne segue che le cosiddette società primitive sarebbero incapaci di esprimere relazioni di potere, di darsi organizzazione politica: sarebbero cioè allo stato presociale o di natura. Clastres nota invece che il potere politico è diretta emanazione del fatto sociale, quindi universale, ma si realizza nella doppia modalità coercitiva e non coercitiva, così che la prima non esprime l’essenza del potere politico, ma semplicemente un suo caso particolare [Copernic et le sauvages, (1969) poi in La société contre l’Etat, 1974].

Nelle società «senza stato, il cui corpo non possiede organi separati di potere», cioè in cui «il potere non è separato dalla società», i capi, i Big Man, non hanno alcun potere sulla tribu: come osservarono i conquistatori europei del XVI secolo, si trattava di selvaggi «senza fede, senza legge, senza re».

[l’uomo moderno] ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza.

Sigmund Freud, Il disagio della civiltà

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marzo 31st, 2015

Pierre Clastres, L’anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re

by gabriella

anarchia selvaggiaElèuthera ha pubblicato la traduzione italiana di quattro importanti saggi scritti da Pierre Clastres tra il 1976 e il 1977: La question du pouvoir dans les sociétès primitives, in cui l’antropologo affronta il tema della radicale diversità delle società primitive da quelle gerarchiche, differenziate, statali in cui viviamo; Archeologie de la violence : La guerre dans les societes primitives (Monde en cours), nel quale Clastres propone una convincente riforma dell’antropologia hobbesiana e della concezione scambista di Lévi-Strauss, mostrando come guerra e dono siano l’uno il rovescio dell’altro, dunque, entrambi originari;  Liberté, Malencontre, Innomable, in cui sviluppa un avvincente commentario del Discours de la servitude volontaire di la Boétie, riconoscendo nella nascita dello stato, cioè della diseguaglianza e della sua codificazione, la nascita della storia e della servitù umana; e Âge de la pierre âge d’abondance, la prefazione dedicata alla pubblicazione francese di Stone Age Economics (1972) di Marshall Sahlins, in cui fa risaltare il legame tra potere e debito attraverso un’illuminante analisi della figura del Big Man, il capo senza potere dei selvaggi.

Accessibili in rete anche La societé contre l’Etat. Recherches d’anthropologie politique, Paris, Editions de Minuit, 1974 [disponibile anche in trad. inglese].

 «Mondo senza gerarchie, gente che non obbedisce a nessuno, società indifferente al possesso di ricchezze, capi che non comandano, culture senza morale perché ignorano il peccato, società senza Stato».

Pierre Clastres

“Nel governo del saggio, il suo effetto si estende su tutta la nazione, ma non sembra emanare da lui. Egli influisce su tutto, ma non rende la gente dipendente da lui. La sua influenza è presente, ma non riesci a identificarla, e ciascuno si compiace di sé. Egli sta ritto nel vuoto insondabile e vaga nella sfera del non-essere”.

Laozì

Fabrizio Tassi, Società senza Stato: domani? No, ieri l’altro…

Una società senza classi (senza ricchi che spossessano i poveri). Una società senza divisioni tra dominanti e dominati (senza organi separati di potere).

marzo 29th, 2015

Sara Garbagnoli, L’invenzione dell'”ideologia del genere”

by gabriella

Gender-identityUna sintesi dell’articolo di Sara Garbagnoli, dottoranda presso il Centre de Sociologie Européenne dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales (Paris) sulla creazione e l’etichettamento della teoria del genere. Pubblicato in About Gender, vol. 3, 6, 2014, pp. 250-263.

 

1. L’«ideologia del genere»?

L’«ideologia del genere» sconosciuta e misteriosa come il Carneade di manzoniana memoria? Sì, se si considera che pochi ancora sanno che l’espressione è stata coniata all’inizio degli anni 2000 in alcuni testi redatti sotto l’egida del Pontificio Consiglio per la Famiglia con l’intento di etichettare, deformare e delegittimare quanto prodotto nel campo degli studi di genere. No, se si osserva la diffusione virale che tale sintagma ha conosciuto (restando assai nebuloso nel suo significato) da almeno due anni a questa parte, a partire dal momento in cui il suo impiego è migrato dai testi vaticani per diventare parte degli slogan scanditi da migliaia di manifestanti mobilitatisi (in Francia e in Italia, soprattutto) contro l’adozione di riforme giuridiche miranti alla riduzione delle discriminazioni subite dalle persone non-eterosessuali (matrimonio tra persone dello stesso sesso, riconoscimento dell’omogenitorialità, legge di contrasto alle violenze omotransfobiche).

marzo 29th, 2015

Non straight identity on Facebook

by gabriella

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Ci sono 58 diciture su Facebook per descrivere la propria identità sessuale. Ma se nessuna fosse adatta a noi, ora possiamo scegliere anche l’opzione gender-free.

Last year we were proud to add a custom gender option to help people better express their identities on Facebook. We collaborated with our Network of Support, a group of leading LGBT advocacy organizations, to offer an extensive list of gender identities that many people use to describe themselves. After a year of offering this feature, we have expanded it to include a free-form field.

marzo 28th, 2015

Chiara Saraceno, L’anatema della Chiesa contro la teoria del genere

by gabriella

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Dalle osservazioni etnografiche sulle differenze del modo di vivere il genere nelle diverse culture umane, alla tesi freudiana sulla sua genesi, l’idea che il genere sia storicamente costruito e non biologicamente dato (tra i fondamenti delle scienze umane) non piace alla Chiesa cattolica. Le osservazioni della sociologa della famiglia.

Ancora una volta, per voce del capo dell’episcopato italiano, il cardinale Bagnasco, la Chiesa cattolica ha lanciato il proprio anatema contro la “teoria del genere” in quanto promuoverebbe la confusione tra maschile e femminile dando vita, per ciò stesso, ad un «transumano», ad una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, «privo di meta e di identità».

È fin troppo facile pensare che dietro a queste parole si celi innanzitutto la condanna di ogni tentativo di normalizzare l’omosessualità come uno dei modi in cui uomini e donne sperimentano la propria sessualità. Esse tuttavia rappresentano una visione dell’umanità che ci riguarda, donne e uomini, a prescindere dall’orientamento sessuale. Si tratta di una visione in cui la differenza sessuale diviene totalizzante, assorbe e spesso impedisce ogni altra differenza, una forma di naturalizzazione priva di storia e riflessività che di fatto ipostatizza non tanto le differenze sessuali, quanto il modo in cui, a partire da esse, si sono costruiti rapporti e identità sociali e interi modelli organizzativi e culturali.

marzo 28th, 2015

Riccardo Antoniucci, Il matrimonio gay nel dibattito filosofico contemporaneo

by gabriella

MANIFESTATION CONTRE LE MARIAGE POUR TOUSQuesto ottimo articolo di Riccardo Antoniucci, pubblicato dal Rasoio di Occam, mostra come il dibattito sui diritti degli omosessuali infuriato in Francia nel 2013 mettesse in questione l’eredità critica del pensiero filosofico francese.

Osservando la torsione degli argomenti dello strutturalismo operata dai teorici conservatori, non si può che ripensare al dibattito di Eindhoven (Chomsky vs Foucault) per constatare quanto Foucault avesse ragione:

Le regole a cui ogni singolo si conforma e da cui eventualmente devia – sosteneva – non sono innate, ma prendono corpo nelle pratiche economiche, sociali, politiche.

marzo 28th, 2015

Olivier Py, Sull’intolleranza sessuale della Chiesa

by gabriella

bagnasco

Stamattina mi sono imbattuta nell’articolo di questo drammaturgo francese sull’omofobia della Chiesa che mi è sembrato esemplare, oltre che per i contenuti, per il metodo con cui, fuori di Italia, chi scrive sulla stampa affronta un problema.

Ecco il testo, di seguito la mia traduzione.

 

L’intollerabile intolleranza sessuale della Chiesa

LE MONDE | 04.12.2012 à 12h05 • Mis à jour le 04.12.2012 à 12h51 Par Olivier Py, metteur en scène, dramaturge et comédien, ancien directeur du Théâtre de l’Odéon

I cattolici che si oppongono al matrimonio omosessuale e all’omosessualità possono citare le due fonti vetero e neotestamentarie che condannano l’amore tra due uomini (Genesi 19, 1-13; Levitio 18, 22 ; Romani 1, 26-27 ; I Corinzi 6, 9).

Notiamo semplicemente che un cristiano cattolico si rifiuta di prendere l’Antico Testamento o il Nuovo alla lettera, egli sa che l’antica legge deve compiersi, secondo le parole del Cristo, non essere seguita per i secoli dei secoli, cioè che un cristiano deve interpretare le scritture in ragione dell’epoca della loro stesura.

marzo 28th, 2015

L’omofobia raccontata da Joel Burns

by gabriella

amore tra ugualiUn anno e mezzo fa Joel Burns, un consigliere comunale di una cittadina texana, prese la parola durante una riunione nella quale si parlava di tutt’altro per raccontare cosa significa essere giovani omosessuali. La sua confessione divenne improvvisamente famosa:

Non l’ho mai raccontato a nessuno, fino a stasera, nemmeno alla mia famiglia, a mio marito, a nessuno. Ma la notizia di questi suicidi mi ha smosso qualcosa dentro, e non mi interessa se ci saranno delle ripercussioni politiche per questo racconto. Questa storia non è per gli adulti, è per quei ragazzi che forse in questo momento stanno pensando di impiccarsi o riempirsi di pillole. Dovete sapere che c’è molto di più: sì, la scuola è stata difficile, il coming out è stato doloroso, ma datevi la possibilità di vedere quanta vita, una vita migliore, avete di fronte. E andrà meglio: uscirete da quella famiglia che non vi accetta, alla fine della scuola non dovrete avere più nulla a che fare con quegli stronzi, se non volete. Vi farete nuovi amici che vi capiranno e la vita migliorerà immensamente.


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