novembre 14th, 2014

La scuola di Renzi

by gabriella

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Preparata da una propaganda leggera [giorni fa Intravaia magnificava su Repubblica la “personalizzazione” del curricolo che gli studenti potranno operare], Renzi prepara l’offensiva di febbraio e la nuova aggressione alla scuola repubblicana che rischia di essere quella definitiva. Sotto, brevemente, le ragioni.

Il 15 novembre si è conclusa la pseudo consultazione con la quale Renzi e il Ministro Giannini hanno preteso di ascoltare le proposte dei cittadini sulla scuola, opponendo il loro pessimo modello alle tante elaborazioni collettive preesistenti.

Personalmente, mi sono rifiutata di compilare un questionario pilotato che affidava a pochi spazi residuali la possibilità di esprimere un parere su questa oscenità. Ho preferito rispondere con lo sciopero e con un’attività di informazione verso tutti quelli che pensano che la scuola li riguardi per ragioni non trascurabili di libertà e giustizia.

Infatti, a fronte dell’assunzione di metà dei precari oggi in servizio – peraltro imposta all’Italia dalla Corte di Giustizia europea (speriamo sia la volta buona almeno per questa metà) -, la scuola di Renzi è un progetto di precarizzazione degli insegnanti: da cattedra a organico funzionale e viceversa, oltre che sulle tre fasce di merito (di cui l’ultima, quella del 33%, potrebbe coincidere con la messa in mobilità prevista dalla L. 150/2009-Brunetta), di gerarchizzazione delle relazioni scolastiche (Preside; Nucleo di valutazione; Mentor; docenti mediamente bravi; docenti scadenti) e di mobilità permanente: geografica (nelle scuole), e professionale (da cattedra o organico funzionale e probabilmente perfino su insegnamenti affini alle discipline per le quali siamo abilitati).

gennaio 27th, 2015

La liberazione dai lager

by gabriella
Un prigioniero abbraccia un soldato russo

Un prigioniero abbraccia un soldato russo

gennaio 26th, 2015

Kobane Calling

by gabriella
Kobane-liberata

La bandiera kurda issata sulla collina di Kobane

Oggi una fonte siriana indipendente – l’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra – ha comunicato la liberazione di Kobane dopo quattro mesi di assedio dell’ISIS. Le brigate partigiane dell’YPG e YPJ lanciano ora un appello per la ricostruzione della città simbolo dell’autonomia kurda.

Buffo, poetico, avvincente, scanzonato eppure doloroso, il reportage-fumetto dell’assedio di Kobane di Zerocalcare, pubblicato da Internazionale del 16 gennaio.

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gennaio 25th, 2015

Vίκη

by gabriella
Alexis Tsipras

Alexis Tsipras

Intervistato da Le Monde dopo la schiacciante vittoria sul Pasok del 2012, Tsipras indicò al giornalista che gli chiedeva quale ispirazione traesse dalla mitologia greca, la sesta fatica di Ercole. Compito dei giovani europei sarebbe stato, dopo l’uccisione dell’idra dalle sette teste, creduta immortale fino all’azione vittoriosa dell’eroe, spalare in un sol giorno l’immensa montagna di letame delle stalle di Augia. Un’immagine ben scelta.

Nei video sottostanti uno scanzonato ritratto del politico greco giocato sul nome [Tsipras tsiprako trele, pazzo da legare] in cui uno Tsipras-massaia fa la spesa/incetta di voti al supermercato Pasok, un video di Syriza e il sirtaki, perché Je suis la Grèce. Je ne suis pas européiste.

Il sapere non è fatto per comprendere, è fatto per prendere posizione.

Michel Foucault, Nietzsche, la généalogie, l’histoire

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gennaio 25th, 2015

Biblioteche

by gabriella

Il fotografo Franck Bohbot ha fotograto le più belle e antiche biblioteche del mondo, autentiche cattedrali del sapere, fondamento e simbolo stesso di una civiltà che ha fondato il proprio potere sul sapere.

«La scienza e la potenza umana coincidono, perché l’ignoranza della causa preclude l’effetto»

Francis Bacon, Novum Organum, 1621

biblioteca Angelica Roma

Biblioteca Angelica – Roma

gennaio 16th, 2015

#JeSuisCharlie. Il détournement di Bella Ciao

by gabriella

Ciò che ai miei occhi fa notizia della commemorazione di uno dei vignettisti del massacro di Parigi, non è tanto, come titola Repubblica, che a Parigi si canti Bella Ciao, ma che si rovesci integralmente il senso del canto partigiano, ciò che è indicativo dei cambiamenti che si sono fatti strada nelle coscienze dei francesi che si pretendono radicali per essere stati, un tempo, gauchistes.

Nel video seguente, il détournement di Christophe Aleveque mette in scena la grottesca identificazione dell’invasore nazista con l’immigrato islamista e canonizza la morte di Tignous, partigiano per la libertà, come esemplare della lotta per eccellenza contro l’oppressore. Ancora una volta, purtroppo, mi tocca non essere Charlie.

gennaio 16th, 2015

La reificazione, comprenderla e combatterla

by gabriella
Tecnoscienza

Denaro e tecnoscienze: lo zeitgeist del XXI secolo

Rimaneggio la bella recensione di Carlo Crosato a Sulla reificazione. Nuove prospettive teoriche (Mimesis, 2013), volume che raccoglie gli studi sul concetto hegeliano e marxiano e la sua evoluzione novecentesca di Lucio Cortella e Alessandro Bellan. Dal Rasoio di Occam.

[…] Alla esplicitazione d[el concetto di reificazione] è consacrato Teorie della reificazione (a cura del recentemente scomparso Alessandro Bellan, edito da Mimesis, nel 2013). L’obiettivo generale del libro, infatti, è chiarire il significato della reificazione, depurarlo da letture fuorvianti e da incomprensioni che lo identificano con altri concetti – quali l’alienazione (altro termine centrale nel pensiero marxiano) e il feticismo (su cui la Scuola di Francoforte ha molto ragionato, specie per voce di Adorno e Horkheimer) –; inquadrare la dinamica reificante all’interno delle relazioni che l’uomo intrattiene con il mondo, precisando in modo quanto più intensivo possibile il campo d’interesse. […]

gennaio 16th, 2015

Sergio Cesaratto, Il Quantitative Nothing di Draghi

by gabriella

sergio-cesarattoLa pros­sima set­ti­mana sarà fon­da­men­tale per i destini euro­pei. Il 22 il diret­tivo della Bce dovrà deci­dere moda­lità e tempi del tanto pro­messo Quantita­tive Easing (QE), men­tre il 25 si svol­ge­ranno le fati­di­che ele­zioni greche. Su cosa farà la Bce girano molte voci, ma tanto per pre­pa­rarci alle deci­sioni effet­tive pro­viamo a chia­rirci cos’è il QE. Dal 2008 la Bce ha reso dispo­ni­bile alle ban­che tutta la liqui­dità che richie­de­vano. E ne hanno richie­sta molta, in par­ti­co­lare nel 2011 e 2012. In que­gli anni le ban­che ita­liane e spa­gnole hanno impie­gato cen­ti­naia di miliardi di euro per acqui­stare i titoli sovrani dei rispet­tivi Paesi, con­sen­tendo agli inve­sti­tori dei paesi nor­dici di rim­pa­triare i pro­pri capi­tali evi­tando il default degli stati periferici.

gennaio 15th, 2015

Piergiorgio Gawronski, Neoliberismo e sostegno all’offerta

by gabriella

Un articolo molto chiaro per capire il ruolo delle norme sul lavoro nel nuovo ciclo di accumulazione neoliberale. Tratto da Micromega.

grande accumulazione

L’accumulazione originaria

Sul Corriere, dopo aver ricordato che in Italia “il Prodotto interno lordo scende da 13 trimestri”, i due alfieri del liberismo nostrano (Giavazzi e Alesina, NDR) offrono la loro ricetta 2015 per “porre fine alla recessione”. E spiegano: “La riforma del mercato del lavoro non basta. Ci vuole anche più domanda”. Bene. Cioè… insomma: se ci vuole più domanda, allora la riforma del mercato del lavoro non è che “non basta”, è proprio dannosa: deprime la domanda! “Ci vuole più domanda” é come dire che c’è un eccesso di potenziale di offerta. Ma il Jobs Act mira a stimolare ulteriormente questo potenziale; se proprio lo si vuole approvare, adesso, sarebbe meglio che entrasse in vigore quando la domanda si sarà ripresa.

Christian Bowery Mission Delivers Outreach Food Pantry To Brooklyn Families

La pauperizzazione contemporanea

Domanda (aggregata) nel linguaggio degli economisti significa spesa, acquisti, e – dal punto di vista delle imprese – vendite. In effetti il grafico dell’Istat sulle vendite delle imprese mostra che la domanda continua a contrarsi: in ottobre il calo a/a è stato -0,8%.

gennaio 13th, 2015

Angelo Cannatà, Dio è incompatibile con la democrazia

by gabriella

religionoffI monoteismi sono conciliabili con il pluralismo e la democrazia? La convivenza sociale e, in generale, l’etica, hanno bisogno di Dio? Lo stato dell’arte duecento anni dopo le risposte di Kant in questo articolo di Micromega.

«Non esiste né un Dio né il diavolo, perché se ci fosse un Dio gli chiederei di lanciare un fulmine sull’ingiusto ed iniquo Parlamento; se ci fosse un diavolo gli chiederei di inghiottirlo sotto terra; ma, poiché non esiste né l’uno né l’altro, non ne farò nulla».

Giulio Cesare Vanini sul patibolo di Tolosa, il 9 febbraio 1619

JuergenHabermas

Jurgen Habermas

[…] “La democrazia ha bisogno di Dio?” Habermas, per dire, risponderebbe di sì. La religione è utile: occorre “tributare alle comunità religiose il pubblico riconoscimento per il contributo funzionale che recano…”. Per i valori e i principi di solidarietà che trasmettono. Giusto. A una condizione: che si resti nel cielo ideale di comunità interreligiose che dialogano, nella reciproca tolleranza e in perfetta armonia con la politica. Vista dalla redazione di Charlie Hebdo – 7 gennaio 2015 – l’interpretazione muta: il “contributo funzionale” assume il volto della morte. È questo il punto. E da qui occorre partire ascoltando (soltanto) la ragione e la logica.

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Umberto Galimberti

Dunque bisogna chiedersi se la risposta […] “l’Islam e il Cristianesimo non sono intolleranti” –, ci soddisfa e fino a che punto. L’affermazione appare vera, in realtà è fuorviante:

Tutte le religioni monoteiste sono per principio intolleranti. Se c’è un Dio solo e io, suo fedele, sono nella verità, tu sei dalla parte degli infedeli; quindi non ci si può intendere. L’intolleranza è costitutiva di tutti i monoteismi: i totalitarismi, lungi dall’essere prodotti dell’illuminismo, sono eventi religiosi.” (Galimberti, MicroMega, n. 5, 2003).

gennaio 12th, 2015

Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico

by gabriella
marcia parigi

10 gennaio 2015, la Marche Républicaine

In tutti i servizi fotografici che devono immortalare un’epoca, il cordone dei capi di stato e di governo sembra quello di apertura di una manifestazione moltitudinaria a Parigi dopo gli attentati. La realtà ce li fa vedere opportunamente soli, con qualche portaborse dietro di loro: solo un abile lavoro di prospettiva fotografica e di campo lungo li fa sembrare alla testa del loro popolo, legittimati a governarlo e a guidarlo nella guerra di civiltà.

L’attentato, ha scritto recentemente Augusto Illuminati, ha legittimato

la presenza in prima fila di Netanyahu e Liberman alla Marche républicaine. Al di là delle giuste preoccupazioni per la libertà di espressione e del compianto per le vittime, la campagna #JeSuisCharlie è una formidabile arma di distrazione di massa, quando non di miserabile coscienza tardo-imperiale. Troppi se ne fregiano e fra loro i mandanti delle guerre sbagliate: Irak, Siria, Libia… Non voglio associarmi a semplificazioni. Diffido del fraterno unanimismo repubblicano. Non è il mio hashtag.

sin elpueblo

Per vedere cosa c’è sotto al proprio naso occorre un grande sforzo.

George Orwell

 Grazie ai blog di Mauro Miccolis e Mauro Poggi per avermi ricordato Brecht e Orwell.


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