luglio 10th, 2014

Gaza, crimini di guerra

by gabriella

gaza-bombardamenti1

 

nakba

1948, Nakba – 800.000 palestinesi espulsi dai territori occupati da Israele

Jewish villages were built in the place of Arab villages. You do not even know the names of these Arab villages, and I do not blame you because geography books no longer exist, not only do the books not exist, the Arab villages are not there either. Nahlal arose in the place of Mahlul; Kibbutz Gvat in the place of Jibta; Kibbutz Sarid in the place of Huneifis; and Kefar Yehushu’a in the place of Tal al-Shuman. There is not one single place built in this country that did not have a former Arab population [Moshè Dayan, 4 aprile 1969].

luglio 21st, 2014

La social art di Pawel Kuczynski

by gabriella

Pawel Kuczynski è un giovane grafico dallo sguardo fisso sulle contraddizioni della contemporaneità. La sua è un’arte di denuncia dal tratto semplice ed espressivo, in controtendenza rispetto all’intimismo decadente di molti protagonisti dell’arte contemporanea. Vista la molteplicità dei significati che ne possono essere ricavati, le sue immagini mi sembrano adatte ad essere impiegate in gratificanti esercizi di analisi del testo visivo anche con studenti molto giovani. Ne propongo alcuni. Il sito dell’artista.

stucchevole retorica sulla pace di chi vuoel la morte

La retorica sulla pace di chi lucra sulla guerra

la libertà sacrificata a piccole utilità

La libertà sacrificata a meschine utilità

 

nuovi idoli in un mondo secolarizzato

Nuovi idoli nel mercato globale

No grazie

No, grazie

 

luglio 20th, 2014

Shostakovich, Sinfonia n. 10

by gabriella

Composta in occasione della morte di Stalin dal compositore sovietico, più volte censurato durante gli anni dello zdanovismo.

 

luglio 18th, 2014

Umberto Eco, Elogio di Franti

by gabriella

L’ironica, antiideologica, lettura del libro Cuore di Diario Minimo [Milano, Bompiani, 1992, pp. 81-92] dell’Eco non ancora «integrato» del 1962. Bellissima, in particolare, l’analisi della scena in cui «l’infame sorrise» e del significato del riso di Franti.

frantiÈ certo, ove si voglia mettersi dal punto di vista dello spirito ortodosso, che il riso umano è intimamente legato alla disgrazia di una antica caduta, di una degradazione fisica e morale… Tutti i furfanti da melodramma, maledetti, dannati, fatalmente segnati da un sogghigno che arriva loro alle orecchie, rientrano nella ortodossia pura del riso …
Il riso è satanico: è dunque profondamente umano.

Baudelaire

E ha daccanto una faccia tosta e trista, uno che si chiama Franti, che fu già espulso da un’altra sezione.

Così alla pagina di martedì 25 ottobre Enrico introduce ai lettori il personaggio di Franti. Di tutti gli altri è detto qualcosa di più, cosa facesse il padre, in che eccellessero a scuola, come portassero la giacca o si levassero i peluzzi dai panni: ma di Franti niente altro, egli non ha estrazione sociale, caratteristiche fisionomiche o passioni palesi. Tosto e tristo, tale il suo carattere, determinato al principio dell’azione, così che non si debba supporre che gli eventi e le catastrofi lo mutino o lo pongano in relazione dialettica con alcunché. Franti da Franti non esce; e Franti morirà:

ma Franti dicono che non verrà più perché lo metteranno all’ergastolo,

luglio 18th, 2014

L’unificazione ideologica d’Italia nella letteratura ottocentesca per l’infanzia

by gabriella

letteratura infanzia

La letteratura preunitaria

Uno sviluppo interessante della letteratura per ragazzi si registra nel periodo risorgimentale preunitario, quando nelle regioni più avanzate degli stati italiani si avverte l’esigenza di un ampliamento dell’istruzione infantile. Nel 1836, il pedagogista milanese Luigi Alessando Parravicini pubblica il Giannetto, un libro scolastico che alternava parti narrative a sfondo morale e nozioni di varie discipline, inaugurando una formula di successo che varrà al volume sessanta riedizioni in cinquant’anni. Il libro è, sostanzialmente, un percorso nozionistico fuso con un piano narrativo e morale che segue la crescita e l’ascesa sociale di un vero self-mademan nostrano, dal tirocinio in bottega degli anni giovanili alla maturità in cui diventa un gran signore e un benefattore.

Caratteristico di questa letteratura in generale, e del Giannetto in particolare è l’intento di favorire l’apprendimento di un ordine sociale gerarchico, dipinto come giusto e naturale, al quale è necessario adeguarsi. Valori e modi di comportamento, dal necessario rispetto per i superiori alla compassione per chi ha avuto la ventura di nascere povero, vengono proposti ai giovani lettori in modo incalzante, scongiurando in partenza ogni lettura critica o difforme.

luglio 17th, 2014

Dall’ideale emancipativo dei Lumi alla pedagogia filantropica dei romantici

by gabriella
Johann Gottfried Herder (1744 - 1803)

Johann Gottfried Herder (1744 – 1803)

Herder, la formazione umanistica

La pedagogia di Johann Gottfried Herder media temi illuministici con quelli preromantici e si sviluppa essenzialmente come una critica del sistema tradizionale - che considera intellettualistico e pedante, al quale il filosofo oppone la riscoperta della cultura umanistica e, rousseauianamente, della dimensione emotiva dell’individuo.

Herder inaugura una nuova concezione della cultura, intesa non come l’insieme di conoscenze di un individuo, ma come realizzazione del potenziale spirituale  attraverso un percorso educativo che ne rispetta lo sviluppo naturale. Tale prospettiva individua l’itinerario educativo nella Bildung, la formazione spirituale e del carattere che promuove una crescita interiore orientata al bene e al bello, soprattutto attraverso le arti e il sapere umanistico.

Con questa critica all’intellettualismo e all’eccesso di erudizione dell’educazione illuminista Herder, insieme ad altri autori, elabora in Germania una visione alternativa dell’illuminismo che concepisce soprattutto come un «rischiaramento delle menti» (Aufklärung) attraverso l’«istruzione». Questa è vista dunque non come il fine dell’educazione, ma come una semplice componente della Kultur che realizza la formazione autentica dell’uomo (Bildung).

luglio 16th, 2014

Il significato filosofico della psicanalisi

by gabriella
Salpêtrière

Pierre André Brouillet, Charcot spiega agli studenti il caso di Blanche Wittman, 1887

La rilevanza della psicoanalisi per la filosofia e le scienze umane consiste in una nuova definizione dell’uomo come soggetto, in una reinterpretazione della sintomatologia psicopatologica individuale e sociale, e infine in una revisione della stessa pratica terapeutica e medica in generale.

La psicoanalisi freudiana definisce il soggetto come elemento parziale del sistema psichico (in quanto connesso ad altre istanze quali l’Es e il super-Io), derivato e non originario (nasce infatti per differenziazione di uno strato dell’Es). La sintomatologia psicopatologica costituisce l’aspetto essenziale che testimonia precarietà e limitatezza del soggetto cosciente, il quale, lungi dall’essere padrone della propria consapevolezza ed espressività, è attraversato dalle manifestazioni dell’inconscio (lapsus, atti mancati, sogni, associazioni verbali ecc.).

La stessa concezione di normalità psicologica ed esistenziale viene messa in questione da queste tesi: l’anormalità psichica, infatti, non si configura più come una malattia di origine biologica o cerebrale, bensì come un disturbo nella realizzazione della personalità cosciente, che è sempre, in generale, un processo drammatico, difficile e angoscioso. Da ciò si ricava in primo luogo il costitutivo stato di sofferenza psichica dell’umanità, cosicché a rigore non esistono una normalità perfetta e un’integrazione definitiva del singolo nel contesto affettivo e sociale: si ricordino, al proposito, le tesi freudiane sulla “nevrosi dell’umanità” e sul “disagio della civiltà”.

luglio 15th, 2014

Domenico Gallo, Verso il premierato assoluto

by gabriella

licio gelliLa drastica riduzione degli spazi di democrazia e delle garanzie di salvaguardia (del pluralismo e della riflessività della legge) in una raggelante annotazione di Domenico Gallo sulle riforme costituzionali.

Nella settimana appena iniziata si giocherà una partita decisiva per la Repubblica. Quel progetto di scompaginare l’architettura dei poteri come disegnata dai costituenti, che è stato il chiodo fisso della grande riforma propugnata da Berlusconi, sfociata nella riforma della II parte della Costituzione che il popolo italiano ha bocciato con il referendum del 25/26 giugno del 2006, sta per andare in porto con nuove forme e grazie ad un nuovo attore politico. Per quanto articolato diversamente, si tratta dello stesso progetto politico-istituzionale.

Esso si sviluppa su due fronti: la riforma elettorale e la riforma costituzionale. Questi due cantieri interagiscono fra loro e puntano a realizzare il medesimo obiettivo: cambiare i connotati alla democrazia italiana realizzando un sistema politico che il compianto prof. Elia qualificò come “premierato assoluto”. Quel sistema di pesi e contrappesi che i costituenti, memori dell’esperienza fascista, avevano delineato per scongiurare il pericolo della dittatura della maggioranza, sarà profondamente squilibrato per realizzare un nuovo modello istituzionale che persegue la concentrazione dei poteri nelle mani del capo dell’esecutivo, a scapito del Parlamento e delle istituzioni di garanzia.

luglio 12th, 2014

Heidegger

by gabriella
Martin Heidegger (1889 - 1976)

Martin Heidegger (1889 – 1976)

La noia profonda che si insinua serpeggiando nelle profondità della nostra esistenza come nebbia silenziosa, stringe insieme tutte le cose, gli uomini  e l’individuo stesso con esse, in una singolare indifferenza. Questa è la noia che rivela l’essente nella sua totalità.

Che cos’è la metafisica?, pp. 16-17; 1929; 1943

 

Il senso dell’essere e il problema dell’esistenza

Dalla metà dell’ottocento, con la fenomenologia e lo sviluppo delle scuole neokantiane, il dibattito filosofico si era concentrato sulla teoria della conoscenza. La riflessione di Martin Heidegger si propone di oltrepassare questo orizzonte e di richiamare la filosofia al senso dell’essere. Il primo problema che emerge da questa interrogazione è quello dell’esistenza individuale, quell’essere «gettati nel mondo» che richiede di progettare il senso del proprio «esserci», prospettiva che lega la prima produzione di Heidegger alle filosofie esistenzialiste del novecento. Presto, però, la riflessione del filosofo si concentra sulla differenza ontologica tra l’essere e l’esserci, tema che diviene suo specifico interesse, come lo stesso filosofo precisa nella polemica Lettera sull’umanismo rivolta a Sartre (1947) – il destinatario era, in realtà, Jean Beauffret – che l’anno prima aveva pubblicato il testo della conferenza L’esistenzialismo è un umanismo.

 

La nascita dell’esistenzialismo

Qui voglio ricordare la mia definizione dell’etica: essa è ciò per cui l’uomo diventa quello che diventa.

S. Kierkegaard, Aut-aut

Più che una corrente di pensiero, l’esistenzialismo è una vera e propria temperie culturale che si impone a cavallo tra le due guerre mondiali (1930-1960), come interrogazione specifica sulla condizione umana. L’esistenza, vale a dire il rapporto tra l’essere umano e il mondo, è vista come un evento essenzialmente tragico e assurdo, intessuto d’angoscia.

grande guerra

La Grande Guerra: la trincea, l’assalto alla baionetta, i gas

La natura insensatamente tragica dell’esistenza, si impose allo sguardo degli intellettuali europei – che pure avevano salutato favorevolmente lo scoppio del conflitto – con gli eventi traumatici della prima guerra mondiale: una strage senza gloria e senza onore fatta di massacri epocali negli assalti alla baionetta e nelle linee di combattimento invase dai gas. Ciò che morì definitivamente nelle trincee del Carso e della Marna fu, in questo modo, la fede nel progresso, nella scienza e nell’essere umano.

luglio 11th, 2014

Jacques Brel, Ces gens là

by gabriella

Dedicata a quelli che si fanno piacere la realtà per timore di vederla, come quelli che si convincono che di tutto ciò che manca alla scuola, la valutazione oggettiva è proprio la cosa più urgente: il faut vous dire monsieur que chez ces gens là …. on ne pense pas.

D’abord, d’abord, y a l’aîné
Lui qui est comme un melon
Lui qui a un gros nez
Lui qui sait plus son nom
Monsieur tellement qu´y boit
Tellement qu´il a bu
Qui fait rien de ses dix doigts
Mais lui qui n´en peut plus
Lui qui est complètement cuit
Et qui s´prend pour le roi
Qui se saoule toutes les nuits
Avec du mauvais vin
Mais qu´on retrouve matin
Dans l´église qui roupille
Raide comme une saillie
Blanc comme un cierge de Pâques
Et puis qui balbutie
Et qui a l´œil qui divague

Faut vous dire, Monsieur
Que chez ces gens-là
On ne pense pas, Monsieur
On ne pense pas, on prie

Prima di tutto c’è il maggiore che è come un melone, che ha un gran naso, che non sa più il suo nome dal tanto che beve, signore, o dal tanto che ha bevuto, che non fa proprio niente, che non ne può più, che è completamente cotto, che si prende per il re, che si sbronza ogni notte con del pessimo vino, che lo si ritrova a mattino nella chiesa che dormicchia, rigido come una trave, bianco come un cero di Pasqua, e poi che balbetta e che ha l’occhio che divaga, va detto, signore, che da quelli là, non si pensa, signore, non si pensa… si prega.

luglio 11th, 2014

Jacques Brel, il volto stesso dell’esistenzialismo francese

by gabriella

 

Ne me quitte pas

Ne me quitte pas
Il faut oublier


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