novembre 14th, 2014

La scuola di Renzi spiegata a mio nonno

by gabriella
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E’ sciopero generale perché siamo tutti sotto attacco

Domani, 15 novembre, si conclude la pseudo consultazione con la quale Renzi e il Ministro Giannini hanno preteso di ascoltare le proposte dei cittadini sulla scuola, opponendo il loro pessimo modello alle tante elaborazioni collettive preesistenti.

Personalmente, mi sono rifiutata di compilare un questionario pilotato che affidava a pochi spazi residuali la possibilità di esprimere un parere su questa oscenità. Ho preferito rispondere con lo sciopero di oggi e con un’attività di informazione verso i colleghi, precari, di ruolo ed ATA, e tutti quelli che pensano che la scuola li riguardi, semplicemente perché con essa tagliano la libertà e il diritto.

Infatti, a fronte dell’assunzione di metà dei precari oggi in servizio – peraltro imposta all’Italia dalla Corte di Giustizia europea (e speriamo sia la volta buona almeno per questa metà) -, la scuola di Renzi è un progetto di precarizzazione degli insegnanti: da cattedra a organico funzionale e viceversa, oltre che sulle tre fasce di merito (di cui l’ultima, quella del 33%, potrebbe coincidere con la messa in mobilità prevista dalla L. 150/2009-Brunetta), di gerarchizzazione delle relazioni scolastiche (Preside; Nucleo di valutazione; Mentor; docenti mediamente bravi; docenti scadenti) e di mobilità permanente: geografica (nelle scuole), e professionale (da cattedra o organico funzionale e probabilmente perfino su insegnamenti affini alle discipline per le quali siamo abilitati).

novembre 27th, 2014

Stefano Rodotà, Una costituzione per Internet

by gabriella
Stefano Rodotà

Stefano Rodotà

In attesa di uno spazio alternativo commerce-free, la libertà di chi naviga su Internet ha bisogno di protezione. Tratto da Micromega.

Perché si è tornati a discutere intensamente di nuove regole per Internet, addirittura di una sua “costituzione”? La spiegazione si trova nel congiungersi di una serie di fattori tecnologici, politici e istituzionali, che hanno modificato un contesto considerato ormai stabile, spingendo più d’uno a sottolineare che siamo di fronte a una possibile svolta storica.

Era sembrato che si fosse consolidata una impostazione che lasciava poco spazio ai diritti. Dalla brutale affermazione del 1999 di Scott McNealy — «Avete zero privacy. Rassegnatevi» — fino alla sbrigativa conclusione di Mark Zuckerberg sulla fine della privacy come “regola sociale”, era emersa una linea caratterizzata dal congiungersi di due elementi: l’irresistibilità tecnologica e la preminenza della logica economica. Da una parte, infatti, si sottolineava come le innovazioni tecnologiche e le nuove pratiche sociali avessero reso sempre più difficile la tutela della sfera privata e dello spazio pubblico, legittimando raccolte di dati sempre più imponenti, soprattutto con la giustificazione della sicurezza; dall’altra, l’affermata “morte della privacy” diveniva l’argomento per affermare che i dati personali erano ormai divenuti proprietà assoluta di chi li aveva raccolti. Gli interessi della sicurezza e del mercato occupavano sempre di più l’orizzonte di Internet.

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ottobre 31st, 2014

Thomas Sankara, la seconda indipendenza africana

by gabriella

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Oggi, 31 ottobre 2014, Blaise Compaoré, l’uomo che dopo l’assassinio di Thomas Sankara ne aveva preso il posto alla presidenza del Burkina Faso, è stato costretto a dimettersi.

Trentun’anni fa, il 4 agosto 1983, Thomas Sankara aveva dato inizio alla rivoluzione burkinabé che doveva portare l’ex Alto Volta ad assicurare, in poco più di due anni, due pasti al giorno e acqua potabile ai sette milioni di abitanti del poverissimo paese del Sahel.

Protagonista delle lotte contro il neocolonialismo e per la cancellazione del debito, Thomas Sankara è stato assassinato nel 1987, grazie al tradimento del suo amico più caro, Compaoré appunto, due mesi dopo il celebre discorso alla conferenza di Addis Abeba per la cancellazione del debito del terzo mondo:

Se il Burkina Faso resterà solo in questa richiesta – disse, consapevolmente – l’anno prossimo non sarò più qui a questa conferenza.

Dal Discorso all’Assemblea Nazionale dell’ONU, 4 ottobre 1984:

Sono davanti a voi in nome di un popolo che ha deciso sul suolo dei propri antenati di affermare d’ora in avanti se stesso e farsi carico della propria storia. Oggi vi porto i saluti fraterni di un paese di 274.000 Km2 in cui sette milioni di bambini, donne e uomini si rifiutano di morire di ignoranza, di fame e di sete non riuscendo più a vivere una vita degna di essere vissuta. Chi mi ascolta, mi permetta di dire che parlo non solo in nome del mio Burkina Faso tanto amato, ma anche in nome di tutti coloro che soffrono in ogni angolo del mondo.

Burkina FasoParlo in nome dei milioni di esseri umani che vivono nei ghetti perché hanno la pelle nera o sono di culture diverse, considerati da tutti poco più che animali. Parlo  in nome di quelli che hanno perso il lavoro in un sistema che è strutturalmente ingiusto e congiunturalmente in crisi, ridotti a percepire della vita solo il riflesso di quella dei più abbienti. Parlo in nome delle donne del mondo intero che soffrono in nome di un sistema maschilista che le sfrutta. Le donne che vogliono cambiare hanno capito e urlano a gran voce che lo schiavo che non organizza la propria ribellione non merita compassione per la sua sorte. Questo schiavo è responsabile della sua sfortuna se nutre qualche illusione quando il padrone gli promette libertà. 

Giunto al potere a trentaquattro anni con un colpo di stato militare, Sankara aveva risollevato in pochi anni il Burkina Faso [fascia del Sahel] dalla sua miseria secolare.

ottobre 30th, 2014

Lo spazio e tempo kantiani spiegati da Joe

by gabriella

Joe si è laureato in filosofia giusto venerdì scorso alla Federico II di Napoli. In questo video, dedicato all’Estetica trascendentale spiega come gli oggetti di cui facciamo esperienza si costituiscano per noi come “cose” attraverso spazio e tempo, forme pure della sensibilità, limitando la nostra conoscenza ai fenomeni. E’ proprio questo modo di “costituirsi” davanti a noi degli oggetti ad impedirci infatti di cogliere la realtà com’è in se stessa, nella sua realtà profonda (o verità).

Con Kant la modernità dichiara dunque inconoscibile la realtà noumenica per una soggettività che ha scoperto il proprio ruolo nella formazione del sapere e coglie ora l’impossibilità di oltrepassarlo. La conoscenza fenomenica, oggetto delle scienze, è invece assicurata dalla sua universalità o intersoggettività, cioè appunto, dal modo di funzionare della nostra sensibilità e dell’intelletto come spiegati nella Critica della ragion pura.

ottobre 28th, 2014

Kobane

by gabriella
Partigiani curdi del PKK a Kobane. 28 ottobre 2014

Combattenti curdi del PKK a Kobane. 28 ottobre 2014

Lettera di Kader Ortakaya ai familiari

Kader

Kader Ortakaya

L’ultima lettera di Kader, uccisa ieri (10 novembre 2014) dai soldati turchi mente cercava di passare il confine a Kobane per unirsi alla resistenza curda. Il testo è stato presentato al parlamento turco, insieme alla richiesta di spiegazioni, da alcuni deputati dell’HDP.

Cara famiglia, sono a Kobanê.

Questa guerra non è solo una guerra del popolo di Kobanê, ma una guerra per tutti noi.
Mi unisco a questa lotta per la mia amata famiglia e per l’Umanità.
Se oggi manchiamo nel vedere questa guerra come una guerra per noi, resteremo soli quando domani le bombe colpiranno le nostre case.

Vincere questa guerra significa che vinceranno i poveri e gli sfruttati.
Io credo di poter essere più utile unendomi a questa guerra che andando a lavorare in un ufficio.
Probabilmente, vi arrabbierete con me perché vi rendo tristi, ma prima o poi capirete che ho ragione.
Auguro a tutte e tutti di vivere liberamente e da uguali.
Non voglio che nessuno venga sfruttato per tutta la vita, per avere un pezzo di pane o un riparo.

Perché questi desideri si avverino, bisogna lottare e combattere.

ottobre 28th, 2014

Cinque domande per orientarsi nella filosofia moderna

by gabriella
  1. René Descartes

    Réné Descartes (1596 – 1650)

    Come sorge la domanda sul valore della conoscenza nella filosofia moderna?

La domanda sul valore della conoscenza torna a proporsi nella filosofia moderna con Cartesio che concepisce innovativamente il pensiero come il contenuto delle nostre rappresentazioni (idee). Se le idee sono rappresentazioni soggettive, contenuti della mente, sorge il problema della loro corrispondenza con la realtà, che nelle Meditazioni metafisiche il filosofo sottopone al vaglio del dubbio.

Nella classica interpretazione hegeliana, il dubbio cartesiano identifica il momento della frattura tra verità e certezza, essere e pensiero, che Cartesio ricompone temporaneamente ricorrendo alla dimostrazione (di sapore medievale) dell’esistenza di Dio, provata dall’esistenza dell’idea innata di un essere infinito di cui la nostra mente finita non può essere causa. E’ Dio quindi a garantire la perfetta coincidenza dei contenuti della mente (idee) con la realtà (cioè a ricomporre la frattura), ma l’opposizione (problematica) di essere e pensiero, rapidamente risolta da Cartesio, diviene definitiva meno di un secolo e mezzo dopo, quando Kant escluderà ogni prova razionale dell’esistenza di Dio, dichiarando inconoscibile la realtà profonda delle cose.

La svolta cartesiana, coincidente con la comprensione del ruolo del soggetto nella conoscenza, rappresenta dunque, l’atto di nascita di una filosofia completamente nuova, dominata dal problema della conoscenza, della sua origine, dei suoi limiti, del suo valore.

ottobre 26th, 2014

Paolo Flores d’Arcais, Verità e opinione nei talk show

by gabriella
Hannah Arendt (1906 - 1975)

Hannah Arendt (1906 – 1975)

La recente polemica di Marco Travaglio con Michele Santoro scatenata dalla decisione del secondo di ridare la parola a un politico che stava platealmente mentendo, commentata da Flores d’Arcais su Micromega.

“Esiste ancora nel talk show uno spazio indipendente per il talk inteso come racconto di fatti veri al riparo dallo show, cioè del pollaio gabellato per ‘contraddittorio’ e ‘ascolto’ dove chi ha torto e mente passa dalla parte della ragione e della verità? (…) […] cosa rimane, del giornalismo […] nei talk show?”.

Nulla, ovviamente. Ma la degradazione della verità di fatto a mera opinione, e dunque la correlativa santificazione di ogni menzogna a opinione che vale quanto l’altra, non è questione che mette a repentaglio solo il giornalismo, bensì costituisce in sé un colpo durissimo e diretto assestato contro la democrazia in quanto tale. Dunque Marco Travaglio ha torto a “minimizzare” come problema del giornalismo qualcosa che riguarda invece l’essenza stessa della democrazia: Santoro, trattando Travaglio – che cerca ostinatamente di dare voce alle modeste verità di fatto – come un “opinionista” alla stregua dei Burlando, Santanchè, Brunetta, Minzolini, Fassino/a e altri habitué del pollaio/ring (mentre è uno dei pochissimi cronisti, cioè trascrittori fedeli di fatti, che ancora restino nel giornalismo italiano), spaccia overdose di una convinzione per la democrazia mefitica e micidiale.

Hannah Arendt lo ha spiegato in modo definitivo già mezzo secolo fa, dimostrando e sottolineando che mettere sullo stesso piano le opinioni, inevitabilmente soggettive e arbitrarie, con le verità di fatto significa già compiere un passo cruciale verso il precipizio del totalitarismo. Nel saggio Verità e politica scrive:

“Ciò che appare ancora più inquietante [ha appena parlato della Germania di Hitler e della Russia di Stalin] è che nei paesi liberi, nella misura in cui verità di fatto sgradite vengono tollerate, esse sono spesso, consciamente o inconsciamente, trasformate in opinioni”. Ma in questo modo “è in gioco la stessa realtà comune fattuale”, il nostro essere-insieme, cioè il tessuto minimo e irrinunciabile di una convivenza che non sia alla mercé di pochi (i padroni-manipolatori della “verità”, appunto). Da qui la conclusione, tanto perentoria quanto argomentata per pagine e pagine: “la libertà di opinione è una farsa a meno che l’informazione fattuale non venga garantita e i fatti stessi siano sottratti alla disputa”.

ottobre 24th, 2014

Ebola, la peste ai tempi del mercato

by gabriella

Ebola2Mauro Poggi ha pubblicato oggi l’ottima lettura di un articolo di Leigh Phillips, scrittore scientifico e giornalista (scrive su Nature, The Guardian, Scientific America, EU-Observer e Daily Telegraph) uscito su Jacobin e dedicato alla pandemia virale che ha già ucciso in Africa oltre quattromila persone. Ebola, scrive Phillips, è la plastica rappresentazione del fallimento del neoliberismo e del libero mercato come sistema socio-economico. Il giornalista mostra infatti efficacemente come l’economia di mercato disincentivi l’investimento su malattie, pur gravi, che non garantiscono la profittabilità degli investimenti e, contemporaneamente, produca le condizioni di rischio che innescano le pandemie, esponendo i territori e le popolazioni più povere agli agenti patogeni privandole, infine, delle misure di difesa.

La dottrina neoliberista afferma che il miglior modo, anzi l’unico, di conseguire il benessere collettivo è quello di esaltare le capacità dell’individuo lasciandolo libero di perseguire il proprio interesse all’interno di un sistema caratterizzato dal prioritario diritto di proprietà privata, da liberi mercati e da libera concorrenza. In questo sistema il ruolo dello Stato deve limitarsi a garantire tali condizioni, altri interventi avrebbero solo effetti distorsivi e pregiudicherebbero l’efficienza degli automatismi che permettono al mercato di autoregolarsi e produrre ricchezza. La ricchezza a sua volta, proprietà dei meritevoli che partecipano al processo, per una sorta di meccanismo a cascata (trickle-down) ricade vantaggiosamente sulla comunità tutta.

ottobre 19th, 2014

Konrad Lorenz, Il linguaggio animale

by gabriella
Konrad Lorenz con l'oca Martina

Konrad Lorenz

Gli animali non possiedono un linguaggio nel vero senso della parola, ma ogni individuo appartenente alle specie superiori, e soprattutto alle specie che vivono in società, come ad esempio le taccole o le oche selvatiche, possiede fin dalla nascita tutto un codice di segnali e di movimenti espressivi. E innata è tanto la capacità di emettere tali segnali, quanto quella di «interpretarli correttamente», cioè di rispondervi in modo coerente e propizio ala conservazione  della specie.

Queste mie affermazioni, che si fondono su molte osservazioni e molti esperimenti, vengono a ridurre notevolmente la somiglianza che, a una considerazione superficiale dei fatti,, sembra sussistere tra tutti i modi di comunicare degli animali e il linguaggio umano. Questa somiglianza si riduce ancora ulteriormente quando a poco a poco ci si rende conto che in tutte le manifestazioni sonore e mimiche l’animale non ha mai l’intenzione cosciente di influenzare con questi mezzi un suo simile: anche le oche e le anitre selvatiche o le taccole cresciute in isolamento, emettono tali segnali quando si trovano nello stato d’animo corrispondente. Si tratta dunque di un processo coatto e meccanico, che decisamente ha assai poco a che fare con il linguaggio umano.

settembre 28th, 2014

David Harvey, Accumulation by dispossession

by gabriella

HarveyL’intervento tenuto da David Harvey il 18 settembre scorso al Seminario annuale di EuroNomade a Passignano, sul capitalismo dello spossessamento (o accumulazione per espropriazione).

Harvey esordisce indicando l’intenzione di tracciare il quadro teorico del rapporto di accumulazione per spossessamento o capitalismo estrattivo.

Il capitale, nota Harvey, è un flusso che produce valore, surplus; un flusso che come già Marx aveva notato, si basa sulla metamorfosi costante denaro-merce-produzione, il cui momento cruciale era quello della produzione, cioè dello sfruttamento della forza lavoro.

In questo flusso circolano redditi – c’è il consumo borghese, ma anche quello operaio – e il blocco di questo flusso costante, che per il capitalismo deve essere continuo, è appunto la crisi. In questi momenti di blocco si manifestano delle contraddizioni. Una di queste contraddizioni, analizzata da Marx nei Grundrisse e nei libri I e I del Capitale, è quella tra produzione e realizzazione di valore. La tradizione marxista è stata sempre efficace nell’analizzare le contraddizioni della produzione di valore, meno nell’analizzare quelle della realizzazione.


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