aprile 18th, 2014

La Resistenza italiana e il 25 aprile

by gabriella

Ezio Giaccone, 26 anni, ucciso dai fascisti a Bologna nella battaglia dell’Università il 20 ottobre 1944

La guerra di liberazione italiana dal fascismo e dall’occupante nazista nasce dopo l’armistizio dell’8 settembre 1944 e si conclude con le giornate dal 19 al 25 aprile 1945 nelle quali i partigiani proclamano l’insurrezione generale, liberando città, occupando fabbriche, prefetture, caserme, spesso entrando prima degli “alleati” nelle città presidiate da fascisti e tedeschi.

E’ stato un vasto fenomeno di ribellione popolare che ha unito persone di diversa estrazione sociale, ruolo, orientamento politico. Resistettero reparti del regio esercito – dalla Divisione Aqui a Cefalonia ai 650.000 militari (IMI) che, fatti prigionieri dai tedeschi, preferirono la deportazione nei campi di sterminio all’adesione al fascismo e alla collaborazione con la Repubblica di Salò (morirono in 400.000) – disertarono e presero la via della montagna o difesero armati le cittàattaccando reparti tedeschi o carceri e questure fascisti - studenti, operai, maestri. Morirono in cinquantamila, 70 anni fa.

Quando l’ingiustizia diventa legge,
la resistenza diventa dovere.

Bertold Brecht

settembre 19th, 2013

La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943

by gabriella

Un bellissimo montaggio di testimonianze, recitazione, filmati d’epoca, reading, per ricostruire l’inizio della resistenza antifascista nelle fabbriche, gli scioperi e la repressione sullo sfondo della condizione operaia del 1943.

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio

Al lamento d’agnello dei fanciulli
all’urlo nero della madre
che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo

Alle fronde dei salici, per voto
anche le nostre cetre erano appese
oscillavano lievi al triste vento

Salvatore Quasimodo, Alle fronde dei salici

 

febbraio 22nd, 2013

La storia degli IMI, i militari italiani internati nei lager nazisti

by gabriella

internati-militari-italianiI militari italiani internati (IMI) nei lager tedeschi furono 700.000. Di loro, oltre 600.000, davanti alla possibilità di aderire alla Repubblica di Salò ed essere liberati, si rifiutarono, preferendo conservare la loro dignità di soldati, rigettare la guerra e respingere il fascismo, ora visto con chiarezza nelle responsabilità condivise con l’alleato nazista.

Tra i novantamila che giurarono fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana, moltissimi rientrarono in patria per disertare e per formare bande partigiane. In Liguria, sul Monte Rosa, interi battaglioni erano composti di soli IMI.

Come racconta Luca Borzani [La guerra di mio padre, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2013], si trattò di un fenomeno imponente che coinvolse quasi tre milioni di famiglie [tra le quali quella di mio nonno]; un fenomeno, come osserva, Ercole Ongaro [Storia della Resistenza nonviolenta in Italia, Bologna, I libri di Emil, 2013] non compreso immediatamente dagli storici che, nel dopoguerra si concentrarono sui partigiani di montagna [al fine di difenderne la memoria, precocemente infangata].
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aprile 25th, 2012

Le lettere dei condannati a morte della Resistenza

by gabriella

Radiorai3 ha dedicato le trasmissioni dell’intera giornata del 25 aprile 2012 al 67esimo anniversario della Liberazione. Tra i documenti, il video delle Voci della resistenza – diffuso dal sito – e le Lettere di condannati a morte.

aprile 25th, 2012

Massimo Priviero, A fine estate del quarantatre. Stormy Six, Stalingrado/La fabbrica. La sepoltura dei morti

by gabriella

Sai adesso qui con la mia banda tiro in faccia a chi ci mandò a morire
lo faccio per quei ragazzini e per quei muli contadini
e lo farò finché non ci sarà pane, giustizia e libertà.
E venne ancora aprile ..
ora la guerra è davvero finita.

aprile 23rd, 2014

Michel Foucault, Discorso e verità. La problematizzazione della parresia

by gabriella
Michel Foucault (1926-1984)

Michel Foucault (1926-1984)

Nel corso tenuto a Berkley sei mesi prima di morire (autunno 1983), Foucault si propose di indagare la nascita dell’attitudine critica in Occidente e la genealogia del soggetto e delle moderne forme di condotta occidentale. Nel tracciare la storia della libertà di parola nel mondo antico, Foucault indaga non il modo in cui l’idea o la pratica sono emerse, si sono affermate o diffuse, ma il modo in cui sono diventate un problema, staccandosi dalla normalità o familiarità di cui erano circondate in  precedenza – da questo punto di vista, ogni problematizzazione si riferisce a fenomeni esistenti, ma considerati ovvi, dunque non considerati prima.

Nel primo di questi sei seminari californiani, Foucault definì la parresia, il parlar franco o capacità di dire la verità e l’evoluzione del termine. Si rivolse poi all’idea di parresia nelle tragedie di Euripide ed evidenziò come la crisi delle istituzioni democratiche avesse cambiato il significato del termine, originariamente diritto di critica dei cittadini liberi e uguali – in quanto maschi e proprietari – legandolo progressivamente alle qualità etico-morali di chi la esercitava (il parresiastes) e di chi la subiva (il re). Dedicò infine l’ultimo seminario all’epimeleia eautou, la cura di sé, prassi caratterizzata da uno specifico rapporto con la verità attraverso la franchezza, con se stessi attraverso il pericolo, con gli altri attraverso la critica e con la legge morale attraverso la libertà e il dovere.

La cura di sé è un antidoto ai giochi di potere e di dominazione che ricorre a strategie di verità tanto più urgenti quanto più i processi di soggettivazione si intrecciano con quelli di inglobamento nella totalità sociale. Per ricavarsi uno spazio di autonomia e governare se stesso l’individuo deve quindi trovare il coraggio e la determinazione di dire il vero, modi per dare dignità e coerenza alla propria esperienza, così da essere meglio attrezzati nell’attraversamente del deserto del presente.

***

Il testo seguente riproduce l’intero corso ad eccezione del commento ad Euripide. Si suggeriscono, per la particolare bellezza, le trattazioni foucaultiane del cinismo (Diogene e Alessandro, pp. 22-30) e degli esercizi di Epitteto (pp. 41-42). Per una lettura più agevole, cliccare sull’icona “stampa” in fondo al testo e scaricare il pdf. il cui indice è il seguente:

aprile 20th, 2014

Uno scambio culturale con l’Olanda: paradiso andata e ritorno

by gabriella

olandaDopo aver ospitato in ottobre studenti e insegnanti del Liceo Marianum, dal 5 al 12 aprile siamo andati noi a Groenlo (NL).

Il reportage fotografico che ho realizzato – con mezzi di fortuna – documenta la realtà della scuola statale di un paese prospero 2014-04-08 17.51.32e poco popoloso [poco meno di diciassette milioni abitanti] che negli ultimi anni ha beneficiato del vantaggio competitivo dell’euro [anche se nel 2013 ha fatto esperienza dello scoppio della bolla immobiliare, testimoniata dalle molte case in vendita]. Ecco la scuola che ci ha accolto.
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aprile 19th, 2014

Silvano Cacciari, Gilles Deleuze e l’immagine politica

by gabriella

Silvano

In questo saggio del 1996 – all’epoca l’abstract della sua tesi di DEA – Silvano proponeva un’archeologia dell’immagine politica dedicata ai meccanismi del nuovo regime di governamentalità che Deleuze chiamò «società di controllo». Il nostro illustrava l’ingegneria sociale che l’immagine in movimento è in grado di produrre, con l’obiettivo di aprire il varco a una nuova analisi della sfera pubblica, capace di svelare la formula della magia nera evocata dal capitalismo contemporaneo tra economia e politica, informazione e immagine seduttiva.

Quando la filosofia dipinge il suo grigiore nel grigiore una manifestazione della vita finisce il suo corso. E si tratta di una manifestazione che non si può ringiovanire ma solo conoscere.

Jean Luc Godard, Allemagne Neuf Zero, 1991

Punto uno. A ciascuno la sua magia nera
Punto due. Lo choc comunitaristico dell’immagine
Punto tre. Le società di controllo
Punto quattro. Immagine-movimento e immagine-tempo

Punto uno. A ciascuno la sua magia nera

Karl Kraus

Karl Kraus (1874 – 1936)

Benjamin

Walter Benjamin (1892 – 1940)

Walter Benjamin definì Karl Kraus «Angelus, messaggero di antiche incisioni» (1), all’interno di una serie di scritti (2), nei quali Kraus, definitivamente separato dalle mode del Ring viennese, appariva sia come il fulmine critico che inceneriva all’istante i bastioni della società dell’informazione sia come colui che apriva un varco per far passare un’antica forma di riscatto.

Ora, quest’antica forma di riscatto, che in Angelus Novus si serve dell’apporto discreto della metafisica «che è brutta e piccina e non vuol essere vista da nessuno»(3), ha dovuto seguire proprio il destino della metafisica: ridursi alla discrezione, mettersi al nascosto servizio di qualcuno e seguire un tacito patto di non nominarsi e di non far nominare il proprio nome.

aprile 19th, 2014

Il nuovo accordo di libero scambio transatlantico. Le conseguenze sociali e ambientali del TAFTA

by gabriella

cameron-obamaDa Voci dall’estero la traduzione di parte di A Brave New World Transatlantic Partnership: the social & environmental consequences of the proposed EU-US trade deal, un report di Corporate Europe Observatory (un sito indipendente che ha per scopo di illustrare l’influenza delle lobby industriali in Europa) sulle conseguenze sociali, economiche e ambientali del nuovo accordo di libero scambio in discussione tra UE e USA che dovrebbe essere concluso nel 2014. Il cuore del provvedimento è piuttosto elementare nella sua brutalità. Si tratta di accelerare la cessione di sovranità degli stati nazionali, questa volta non verso unità politiche sovranazionali (come l’UE), ma verso i grandi cartelli d’impresa. Una volta concluso l’accordo, i grandi soggetti economici potranno infatti opporre alle leggi ambientali e alle leggi sul lavoro i propri legittimi (sic) interessi, modificando decisioni prese dalle collettività nazionali sul cui territorio si trovano ad operare. Di fronte a questa prospettiva, viene da consigliare ai casalesi di avere un po’ di pazienza: basterà quotarsi in borsa ed esibire libri contabili e versamenti INPS per rovesciare legalmente liquami tossici nella terra dei fuochi.

[Aggiornamento dal blog di Mauro Poggi] «I negoziati, in corso da luglio 2013, dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno. A gestirli, Karel de Gucht, Commissario Europeo per il Commercio, e Michael Froman, rappresentante per il commercio nell’Executive Office del Presidente statunitense. Il presidente USA nonché premio Nobel, Barack Obama, è un acceso sostenitore del trattato. In Europa le maggiori riserve vengono dalla Francia, al solito gelosa delle proprie prerogative nazionali, ma sembrano piuttosto tiepide. Martin Schulz, candidato della sinistra nominale alla presidenza della Commissione UE, pare favorevole. In Italia, il nostro presidente Giorgio I, l’indefettibile custode della nostra sovranità, durante una visita al dear friend nel gennaio del 2013 aveva dichiarato la necessità e l’urgenza di avviare i negoziati; Letta, quando ancora “stava sereno”, pregustando il suo semestre europeo aveva affermato a più riprese di voler arrivare alla firma del trattato entro la fine della presidenza italiana. L’approfondimento de Il Granello di sabbia.

 

A Brave New World: il commercio transatlantico & l’utopia delle multinazionali

 

“Il gruppo più impaziente è il settore imprenditoriale. Siamo franchi su questo.
Lo sapete, ovvio che intendo che la cosa è guidata politicamente, è guidata strategicamente.
La questione di fondo è che il business vuole che questo avvenga, il business da entrambi i lati dell’Atlantico”

 

Andras Simonyi, della Johns Hopkins University 2

 

Brave_new_transatlantic_partnershipIl 13 febbraio 2013 il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e i leader dell’Unione Europea si sono impegnati ad avviare negoziati per un accordo transatlantico per il commercio e l’investimento (TTIP), noto anche come TAFTA (Accordo transatlantico per il libero commercio).
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aprile 17th, 2014

Antonio Volpe, Liberazionismo senza liberazione?

by gabriella
Michel Foucaul (1926 -1984)

Michel Foucault (1926 -1984)

Partendo dalla teoria del potere di Foucault, ma anche mobilitando Camus e la pedagogia delle catastrofi, Volpe si chiede se sia possibile scindere vita e biopotere, se sia cioè possibile superare definitivamente il dominio e l’oppressione umana e non umana. Tratto da Asinus novus.

Il doppio legame fra vita e potere

Ne La volontà di sapere, com’è noto, Foucault delinea una concezione inedita del potere fissando non solo un metodo e un campo d’indagine completamente divergenti da quelli proposti fino ad allora da una lunga tradizione filosofica, ma pure una nuova “ontologia”, una nuova concezione della realtà basata su uno scontro di forze organizzate strategicamente attraverso le pratiche e i saperi che attraversa capillarmente la vita degli individui. Oltre che reticolare e continuo, il potere in Foucault non è estorsivo, come per esempio nelle teorie marxiste, ma creativo e produttivo. Non è calato dall’alto, né è l’effetto delle sole strutture economiche, ma coinvolge sullo stesso piano strategie di disciplinamento multiple, che investono ogni sfera della vita. La stessa soggettivazione del singolo è l’effetto di un processo di assoggettamento attraverso pratiche e giochi di verità senza il quale non si darebbe soggetto alcuno.

aprile 17th, 2014

Contro la pena di morte

by gabriella

In Iran, dove il principio della sanzione retributiva è sancito dalla sharia, i genitori di un ragazzo hanno salvato dalla forca l’assassino del loro figlio. Il macabro rituale iraniano prevede infatti che siano i parenti della vittima a stringere il cappio intorno al collo del colpevole e a dare il calcio alla sedia che lo sostiene. Sette anni fa Balal, vent’anni, aveva ucciso a coltellate Abdallah, ora sconterà una pena detentiva in carcere [tratto da un servizio di Repubblica].

Questo episodio mi ha fatto tornare in mente le parole di un padre di cui ho scordato il nome che, interrogato sulla pena che avrebbe voluto infliggere agli assassini di sua figlia, rispose di ritenere giusto che fosse lo stato a decidere, proprio perché in grado di trattenergli la mano e mettere la giustizia al posto della sua vendetta. Questi genitori iraniani hanno saputo oltrepassare persino il senso di giustizia e la sensibilità di quel padre.

Tutto è pronto per l'esecuzione

Tutto è pronto per l’esecuzione

aprile 17th, 2014

Bruno Montanari, Come si configura oggi il potere

by gabriella

potere-reteIn questo articolo, uscito sul Rasoio di Occam, il filosofo del diritto [Univ. di Catania e cattolica di Milano] illustra le trasformazioni contemporanee del lessico politico-giuridico nel quale la sequenza territorio – ordine – sistema è stata sostituita da quella di globalità – complessità – equilibrio. All’immagine piramidale del potere si è sostituita quella della rete, trama orizzontale e senza confini, determinata dalla forza dei suoi nodi [I lettori meno inclini ad addentrarsi nell'analisi filosofica, possono saltare la trattazione del punto 3].

1. Il comune cittadino, italiano e non solo, è quotidianamente sommerso da una cascata di notizie, che, per intensità di conseguenze, talora solo potenziali, appare somigliare ad un vero e proprio bombardamento. E del bombardamento, questo affluire incessante di notizie – eventi produce i suoi effetti più scontati: macerie.

macerie

macerie

Tra le macerie c’è chi continua a vivere e chi muore; nella esperienza che investe l’attuale ambiente sociale ciò che appare esser morto è l’idea stessa di società, di opinione pubblica, di diritto, di ordinamento giuridico, di legittimità istituzionale. Appaiono essere morte, cioè, quelle figure concettuali attraverso le quali il pensiero politico della “modernità” aveva stabilizzato la relazione tra gli uomini e il potere, imprimendo all’interpretazione di quest’ultimo una direzione sempre più “funzionale”, sostituendo via via gli aspetti “padronali”. Contemporaneamente, a supporto di una tale direzione, era emerso forte il consolidarsi di una idea di società come “opinione pubblica”, con la quale chi detiene il potere deve fare i conti[1].

aprile 14th, 2014

Domenico Moro, La natura dell’euro e la necessità della sua eliminazione

by gabriella

italiasprofondaL’euro è il cavallo di troia del XXI secolo, scrive Kappa di picche presentando il trailer di Una Grecia per amico. E’ uno strumento di redistribuzione di ricchezza dai più poveri ai più ricchi, sostiene Moro su Marx XXI. Per l’analisi marxiana sviluppata dall’economista, la moneta unica è infatti la risposta alla caduta del saggio di profitto dimezzatosi dal 1945 ad oggi.

“Sono sicuro che l’euro ci obbligherà ad introdurre una serie di strumenti di politica economica. È politicamente impossibile proporli ora. Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi Strumenti saranno creati.”

Romano Prodi, Financial Times, ottobre 2001

So bene che il Patto di stabilità è molto stupido, come tutte le decisioni che sono rigide.”

Romano Prodi, Le Monde, dicembre 2002

 

 

1. Una crisi di straordinaria gravità perché strutturale

Non ha senso parlare di ripresa economica, di lotta alla disoccupazione, di difesa del welfare e della democrazia in Italia o in Europa senza fare i conti con l’euro e senza assumere una posizione chiara in merito. Né è possibile procrastinare un tale chiarimento perché i dati ci dicono che quella in corso è la crisi economica più grave dal ’29, se non dall’unificazione d’Italia.

aprile 13th, 2014

Fabrizio Marcucci, Se i cani poliziotto entrano a scuola

by gabriella

antidrogaDue settimane fa un amico e collega ternano non ha permesso che la polizia interrompesse la sua lezione all’Istituto per Geometri per perquisire l’aula in cui si trovava. Nella mia, il reparto antidroga si è presentato a ricreazione, limitandosi a far perlustrare corridoi e bagni dai propri cani. Il nostro collega è stato censurato e sarà chiamato a rispondere del suo gesto, ma le sue ragioni sono inattaccabili: se a scuola entra la polizia, non possiamo che uscirne noi. Soltanto una scuola, una famiglia, una società che sentono estranei i propri figli e si considerano incapaci di guidarli possono abdicare al proprio ruolo e affidarlo ai cani poliziotto. Questo il senso del commento di Fabrizio Marcucci [Giornale dell'Umbria] che sottolinea come l’eventuale legalità dell’ingresso della polizia a scuola non ne assicuri la legittimità.

Chi commissiona e mette in atto la perquisizione delle scuole con cani poliziotto avrà le sue leggi di riferimento che dimostreranno che l’azione è legittima. L’ultima, a Terni pochi giorni fa, ha avuto un’eco nazionale perché un professore ha negato la perquisizione all’interno della  classe rifiutandosi di interrompere la lezione. Ora su di lui pende l’ipotesi di un’azione disciplinare. Ma il punto è che se anche la perquisizione fosse legittima, le manca comunque il conforto del buon senso.

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