Posts tagged ‘Bruner’

settembre 15th, 2017

L’apprendimento negli ambienti d’apprendimento

by gabriella

ragazza studiosaNegli ambienti d’apprendimento, come la scuola, si impara in molti modi diversi. Aspetti consapevoli ed inconsci entrano in gioco nella motivazione, nell’osservazione, nella ristrutturazione cognitiva, nel rinforzo e in una serie di vincoli e condizionamenti che agiscono attraverso la didattica, la relazione docente-allievo, il clima di classe.

Audiolezioni: 1. L’analisi del livello di aspirazione e del timore dell’insuccesso

 

La motivazione ad apprendere

«Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare un solo giorno in vita tua».

Confucio, Massime, VI secolo a. C.

Il primo fattore ad influenzare la qualità e la velocità dell’apprendimento è la motivazione, vale a dire la spinta emotiva a studiare e l’interesse per l’oggetto dell’apprendimento che fanno nascere il desiderio (eros) di impadronirsene.

Nel pensiero occidentale il primo ad affermare che educazione ed apprendimento hanno a che fare con l’eros è stato Platone (V a.C.) e a lui si richiamano molti autori successivi. Recentemente, gli psichiatri Miguel Benasayag e Carl Schmit hanno parlato della pulsione epistemofilica, termine con cui hanno indicato quel«la volontà di sapere e comprendere per abitare il mondo», capace di sconfiggere la tristezza e il vuoto dell’epoca contemporanea [Benasayag, Schmit, L’epoca delle passioni tristi, 2004].

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marzo 23rd, 2017

L’indeterminatezza e la natura “culturale” dell’uomo

by gabriella
Pico

Sandro Botticelli, Ritratto di uomo con la medaglia di Cosimo il vecchio, 1474-75 – probabile ritratto di Pico

La lezione introduttiva del corso di antropologia, illustrativa dei concetti di indeterminatezza umana (neotenia), cultura, inculturazione.

[…] Prese pertanto l’uomo, fattura priva di un’immagine precisa e, postolo in mezzo al mondo, così parlò «Adamo, non ti diedi una stabile dimora, né un’immagine propria, né alcuna peculiare prerogativa, perché tu devi avere e possedere secondo il tuo voto e la tua volontà quella dimora, quell’immagine, quella prerogativa che avrai scelto da te stesso. Una volta definita la natura alle restanti cose, sarà pure contenuta entro prescritte leggi. Ma tu senz’essere costretto da nessuna limitazione, potrai determinarla da te medesimo, secondo quell’arbitrio che ho posto nelle tue mani. Ti ho collocato al centro del mondo perché potessi così contemplare più comodamente tutto quanto è nel mondo.

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luglio 2nd, 2013

Educazione informale, educazione formale

by gabriella

 L’educazione nelle società prive di scrittura

culture oraliLe società senza scrittura sono prive del medium indispensabile per tramandare nitidamente, al di là della propria esistenza, le proprie concezioni del mondo. Per questa ragione, possiamo esaminare i loro sistemi educativi solo entrando in contatto con società di questo tipo attualmente esistenti. E’ quanto hanno fatto gli antropologi nel ventesimo secolo nei paesi non europei: sulla base delle loro osservazioni è possibile descrivere i caratteri fondamentali dell’educazione nelle società senza scrittura.

Si è visto come uno degli obiettivi fondamentli dell’educazione sia la conservazione e la trasmissione Malawi educazione informaledel retaggio culturale delle generazioni precedenti. Per le società prive di scrittura, questo obiettivo assorbe quasi totalmente l’attività educativa che deve essere espletatata in modo da poter garantire il passaggio diretto e personale di valori, pensieri, modi di vita, senza l’uso di uno strumento capace di oltrepassare il “qui” e l’“ora” come la scrittura.

L’obiettivo è raggiunto con l’educazione informale che passa attraverso il gruppo familiare, i coetanei, gli adulti della comunità. Questa forma di educazione sostituisce in gran parte ciò che nelle società alfabetiche è fornito dalla scuola. I giovani imitano in modo spontaneo il comportamento degli adulti e sono ammessi a partecipare come spettatori o attori a quasi tutti i momenti di vita quotidiana della tribù. Inoltre si immergono spesso in attività di gioco con cui si esercitano  alle future mansioni adulte. Si tratta di un’educazione basata quasi esclusivamente sull’osservazione e sull’esperienza diretta, al contrario della nostra in cui parole e simboli hanno un ruolo fondamentale.

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luglio 1st, 2013

Jerome Bruner, La necessità umana di educazione

by gabriella

In questo brano, tratto da Il significato dell’educazione (1971), Bruner esamina come le caratteristiche della nostra specie ci abbiano predisposto al bisogno di educazione.

homo erectusGli esseri umani, a differenza degli altri primitivi, hanno un’infanzia prolungata e un più lungo rapporto di dipendenza dagli adulti. L’opinione corrente sull’origine di questa condizione può essere sintetizzata in questo modo. A mano a mano che gli ominidi divennero sempre più bipedi con le mani libere necessarie per l’uso degli utensili, ci fu non solo un aumento delle dimensioni del cervello, ma anche la richiesta di una cintura pelvica più robusta per sostenere lo sforzo pressante di camminare eretti.

L’aumento della forza nella cintura pelvica si verificò attraverso una graduale chiusura del canale natale e si determinò così un paradosso ostetrico: un cervello più voluminoso in rapporto a un canale del parto più stretto per il passaggio del neonato. La soluzione sembra essere stata raggiunta attraverso la immaturità cerebrale dell’infante umano che non solo permetteva al neonato di passare attraverso il canale ridotto, ma che assicurava un’infanzia prolungata, durante la quale potessero essere trasmessi i modi e le capacità della cultura.

Ci sono ragionevoli argneonatoomenti da avanzare in favore della tesi che la direzione di evoluzione del sistema nervoso dei primati nell’umile topo ragno attraverso il lemure e le scimmie fino ai primati e all’uomo, si è sviluppata non solo in ragione di una maggiore quantità di corteccia cerebrale e di tessuto per i ricettori sensitivi, ma anche verso la selezione evolutiva di forme immature. Questa tendenza alla neotenia, come è chiamata, è particolarmente rilevante nell’uomo, tanto che il cervello umano assomiglia sotto certi aspetti, più da vicino al cervello fetale del gorilla che al cervello adulto di quel primate.

aprile 15th, 2012

La percezione: storia e analisi del processo cognitivo

by gabriella

Audiolezioni [registrazione delle lezioni in classe] 1. Sensazione e percezione; 2. Non vediamo le cose come sono. Gli studi su percezione e sensazione nella storia della psicologia.

Nella lezione sull’apprendimento, si è visto come il comportamentismo (russo e americano) si sia opposto allo strutturalismo, giudicando le conoscenze sulla sensazione offerte dalla scuola di Lipsia troppo soggettive e non verificabili.

Distorsione percettiva

il cervello

La mente non è una matrice di elementi semplici

Anche gli psicologi della scuola «della forma» (Gestalt) iniziarono le loro ricerche criticando lo strutturalismo, del quale non condividevano la concezione della mente, concepita (positivisticamente) come una matrice di elementi semplici in connessione lineare tra loro. Al contrario, per gli studiosi della Gestalt – termine tedesco che significa «forma», «organizzazione», «struttura», «sistema»la coscienza è un fenomeno unitario, non scomponibile in singoli elementi.

I gestaltisti, Max Wertheimer, Wolfgang Köhler, Kurt Koffka, Kurt Lewin e Karl Duncker, condussero una serie di esperimenti, tra il 1910 e il 1930, per dimostrare che una percezione complessa non può essere spiegata come semplice somma delle sensazioni di cui è composta: la mente è una struttura, non lavora per somma ed accumulo.

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luglio 20th, 2011

Intelligenti si nasce o si diventa? Il dibattito sul Q.I.

by gabriella

Pablo Pineda, Si podemos

Pablo Pineda è un sevillano nato nel 1975 con la Sindrome di Down. E’ stato il primo ragazzo europeo con Trisomia 21 a laurearsi (in Scienze della formazione). Con il video Si podemos, girato con il gruppo di ragazzi down dell’Obra social di Madrid, la sua storia ha superato i confini della Spagna. Dall’età di sedici anni conduce trasmissioni televisive, rilascia interviste, gira film. La sua interpretazione in Yo tambien, una storia d’amore tra un ragazzo down e una ragazza normodotata, è stata premiata al Festival internazionale del film di San Sebastiàn. [Sottotitoli miei, traduzione di Greta Dormentoni. Attivarli cliccando sull’icona ]

 

E’ in un’importante intervista rilasciata nel 2003 a El Paìs che Pablo ha spiegato in che modo ha superato la sua disabilità.

 

La storia di Pablo e il problema dell’educabilità

LurjiaLa riflessione sulla natura processuale e culturale dell’intelligenza (non diversamente dagli altri processi cognitivi) ci porta alle origini di questi studi e, in particolare, ai contributi fondativi di Vygotzskij e alle ricerche empiriche di Lurjia sui contadini dell’Uzbekistan che preparano il terreno alla nascente sociolinguisticica (e alla sociologia dellbruner‘educazione).

Affrontiamo poi il problema dell’educabilità con un articolo di Tim Beardley sul ruolo della concezione genetica dell’intelligenza nel dibattito americano sull’educabilità (intelligenti, si nasce o si diventa?) e sull’impiego delle risorse pubbliche nei programmi di educazione e potenziamento cognitivo. A seguire, un brano di A. e L. Whimbey sul concetto di codice ristretto (Basil Bernstein) e il programma americano Head Start, sul quale leggiamo anche una critica di Jerome Bruner.

 

Alexander R. Lurjia

Fondatore, con Lev Vygotzskij, della scuola storico-culturale, Lurjia sostenne che i sistemi funzionali (l’intelligenza, il liguaggio, la memoria ecc.) non sono espressione di una organizzazione geneticamente prederminata, ma si sviluppano nell’ontogenesi sotto la pressione dell’ambiente e hanno natura storica, in quanto realizzati in un determinato momento della storia umana.

Lurija, I contadini dell'Uzbekistan e della KirghiziaLurija, I contadini dell'Uzbekistan e della Kirghizia2

 

Tim Beardsley, The Bell Curve e il ruolo dell’educazione nello sviluppo dell’intelligenza

TheBellCurveChe il libro di Richard J. Herrnstein e Charles Murray pubblicato negli Stati Uniti nel 1994 con il titolo The Bell Curve – ossia la curva a campana – fosse andato a ruba non fu una sorpresa per nessuno, dato l’argomento e la trattazione accattivante. Nelle ottocento pagine del volume si sosteneva che la società americana sta sempre più dividendosi in due classi molto diverse: un’élite ricca e culturalmente avanzata e una sempre più ampia massa ottusa e arretrata che gli autori chiamavano sottoclasse.

Sostenendo che l’abilità cognitiva viene prevalentemente ereditata e consente di prevedere per chi la possiede vantaggi sociali come la capacità di non commettere crimini e non cadere in povertà, Herrnstein e Murray ipotizzavano che potesse instaurarsi uno Stato autoritario in cui l’élite avanzata dominava la sottoclasse arretrata. Nello scenario tracciato, gli afroamericani parevano destinati a restare nella sottoclasse in una percentuale molto più elevata rispetto al resto della popolazione, e questo per ragioni in gran parte «genetiche». Tra le raccomandazioni avanzate vi erano quindi lo smantellamento dei piani per il sostegno alle classi povere, per la sicurezza sociale e per la didattica per i bambini svantaggiati (Affirmative Action) a favore di programmi per i bambini particolarmente dotati.

Il libro ha venduto più di 500 000 copie, ma per fortuna c’è da dubitare che la sua influenza in campo politico e sociale sia paragonabile al successo di pubblico. In una postfazione all’edizione economica del libro, Murray (Herrnstein nel frattempo era morto) sostiene che le correlazioni tra quoziente intellettivo e comportamento sociale

sono così convincenti che rivoluzioneranno le scienze sociali.

Ma i critici che hanno riesaminato i dati riportati nei volume affermano che le nuove indagini ne indeboliscono o addirittura ne contraddicono le conclusioni più drastiche. Chi opera in campo scolastico non ha riscontrato effetti del libro sulle decisioni politiche, benché sia probabile che esso abbia legittimato il mantenimento dello status quo tra abbienti e non abbienti. Il Congresso degli Stati Uniti, che avrebbe potuto essere interessato, in realtà in questi ultimi anni ha dato poco spazio alla politica educativa. Secondo Ernest R. House, esperto di problemi educativi deH’Università del Colorado, il dibattito sollevato ha semmai convinto i politici a tenere le distanze dal messaggio contenuto nel volume. […]

Al contrario di Herrnstein e Murray, molti studiosi ritengono che, anche se l’ereditabilità del QI1 è molto alta, il punteggio potrebbe essere migliorato agendo sull’ambiente.

Una certa ereditabilità non limita obbligatoriamente gli effetti di cambiamenti ambientali,

sottolinea lo psicologo Douglas Wahlsten dell’Università dell’Alberta. […] Wahlsten conclude che

anche modesti cambiamenti nell’ambiente di vita possono avere sostanziali effetti sui punteggi ottenuti nei test di abilità e che cambiamenti duraturi nell’ambiente di vita di un bambino possono avere notevoli effetti.

Alcuni di questi effetti sono stati documentati da Craig T. Ramey dell’Università dell’Alabama a Birmingham. Ramey ha dimostrato come un intervento educativo nei primi cinque anni di vita abbia consentito di migliorare i Qi di bambini a rischio producendo un risultato che si è mantenuto negli anni della scuola e nell’adolescenza e che a 15 anni è stato quantificato in un incremento di 5 punti. I bambini più svantaggiati hanno mostrato un guadagno più alto, di 10 punti. Anche i risultati scolastici (considerati separatamente dal Qi ) dei bambini a rischio hanno tratto vantaggio da interventi in età prescolare, un vantaggio che si è mantenuto anche nell’adolescenza. Ma Herrnstein e Murray non menzionano questi progressi.

Secondo lo psicologo Richard E. Nisbett dell’Università del Michigan, l’errore più grave del libro è il pessimistico giudizio sugli interventi educativi.

Gli autori hanno probabilmente ragione nel ritenere che si possa agire limitatamente sul QI – ammette Nisbett – ma i margini d’azione sono più ampi di quanto affermano.

Christopher Winship, di Harvard, e Sanders Korenman, della City University of New York, ritengono che la stessa educazione convenzionale innalzi il Qi di 2-4 punti all’anno, una stima che offre sostegno agli investimenti pubblici in campo educativo.

T. Beardsley, Intelligenza e successo”, ne L’intelligenza, “Le Scienze Dossier”, 1999, 1, pp. 24-25.

[Sul dibattito americano e il ruolo dei think tank del Manhattan Institute di cui Murray fa parte, si veda questo stralcio tratto da Loïc Wacquant, Parola d’ordine: tolleranza zero, 2000]

Arthur Whimbey, L.S. Whimbey, Le terapie cognitive

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Jerome Bruner, Successi e insuccessi del programma Head Start

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Esercitazione

1. Quali sono le diverse concezioni sulla natura dell’intelligenza sostenute rispettivamente da Herrnstein e Murray e dai detrattori del loro libro The Bell Curve? (Visualizza sinteticamente la tua risposta in uno schema o in una tabella.)

2. A tuo avviso, quale peso hanno nel processo educativo le caratteristiche individuali ereditarie e gli stimoli ambientali? E come ritieni che debbano essere valutati questi elementi dal sistema scolastico?

3. Illustra la tesi di Alexander Lurjia sull’intelligenza, riferendo brevemente i risultati delle sue ricerche in Uzbekistan.

4. Illustra le difficoltà cognitive dei bambini con codice limitato descritti da Whimbey e spiega in cosa consistevano le terapie dell’Early Training Project.

4. Quali sono secondo Bruner i meriti e gli aspetti criticabili del programma Head Start?

giugno 2nd, 2011

Bruner, Sulla (impossibile) neutralità dell’educazione

by gabriella

Jerome BrunerIl mezzo di scambio mediante il quale l’educazione si compie – il linguaggio – non può mai essere neutrale: esso impone un punto di vista non solo sul mondo a cui si riferisce, ma anche all’impiego della mente nei confronti del mondo. Il linguaggio trasmette necessariamente una prospettiva dalla quale vedere le cose ed un atteggiamento verso ciò che vediamo.

Il linguaggio dell’educazione, se vuole essere uno stimolo alla riflessione e alla creazione di cultura, non può essere il considdetto linguaggio incontaminato dei dati e dell’oggettività. Esso deve esprimere una posizione e sollecitare la contrapposizione. E in questo processo deve fare spazio alla riflessione.


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