Posts tagged ‘tortura’

dicembre 6th, 2015

Adriano Prosperi, Se il carcere cancella la nostra Costituzione

by gabriella

carcereUn agente penitenziario picchia un detenuto perché gli aveva chiesto di consegnargli dei documenti, davanti ad altri agenti che tacciono di fronte a comportamenti che sembrano considerare normali e sono forse la quotidianità. Il detenuto decide allora di appellarsi alla Costituzione e, armato di registratore, impartisce qualche nozione elementare agli agenti. Il commento di Adriano Prosperi è uscito su Repubblica il 5 dicembre 2015.

«Voi qui non applicate la Costituzione».

Così ha detto un detenuto delle carceri italiane. Si chiama Rachid Assarag. Non importa perché si trovi in carcere. Basti solo sapere che ha registrato, con molte altre cose, questo breve dialogo. Un dialogo con un graduato (un brigadiere) delle forze della polizia carceraria. Gli ha chiesto:

«Brigadiere, perché non hai fermato il tuo collega che mi stava picchiando?». Gli è stato risposto: «In questo carcere la Costituzione non c’entra niente». E anche: «Se la Costituzione fosse applicata alla lettera questo carcere sarebbe chiuso da vent’anni».

La cosa stupefacente non è che un detenuto sia stato picchiato. Né che ci siano state quella domanda e quella risposta. La cosa fra tutte più singolare è proprio il nostro stupore. Davvero riusciamo a stupirci? Davvero non sapevamo che ci sono dei luoghi dove la Costituzione non vale? E non sapevamo forse che fra quei luoghi ci sono proprio quelli che si richiamano alla Giustizia? Gli uomini che picchiano ne recano il nome sulla loro divisa. Il loro ministero di riferimento è quello che si chiamava di Grazia e Giustizia. La Grazia se n’è uscita alla chetichella. Ma la parola Giustizia è ancora lì.

Non solo: quei luoghi sono governati in nome della Costituzione. La Costituzione è come un cielo che ci copre tutti. Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me, diceva Kant. La Costituzione nasce dalla volontà di sostituire all’illusoria volta di un cielo che, come diceva una canzone di Jacques Brel, “n’existe pas”, la protezione effettiva di un orizzonte comune, quella di princìpi e regole validi dovunque si estendano i confini dello Stato sovrano. È la coscienza di essere coperti da questo cielo che ci fa muovere negli spazi della vita quotidiana.

read more »

luglio 30th, 2015

Walter Benjamin, Processi per stregoneria

by gabriella
Walter Benjamin nel 1929

Walter Benjamin nel 1929

Il piccolo saggio Processi alle streghe (Procès de sorcières) è tratto dalla versione francese dei racconti radiofonici per ragazzi (Lumières pour enfants), realizzata da Walter Benjamin dal 1929 al 1932 per le radio di Berlino e Francoforte. L’intellettuale racconta con semplicità e raccapriccio la storia della repressione di maghi e streghe, sapienti e scienziati di un tempo in cui le scienze teoriche non erano ancora separate dalle scienze applicative o tecniche, il rinascimento appunto. Nel farlo rovescia il rapporto, oggi chiarito dagli storici, tra eresia e stregoneria trascurando, a vantaggio della scorrevolezza di un racconto per ragazzi, gli elementi di chiarificazione politica della caccia alle streghe. Traduzione mia.

Sono stati Hansel e Gretel a presentarvi la vostra prima strega. Come la vedevate? Una donna nel bosco, brutta e pericolosa che è meglio non incontrare. Non avete cercato di sapere se era dalla parte del diavolo o del buon Dio, da dove venisse, né cosa facesse o non facesse. Ebbene, la gente ha fatto come voi per secoli. In generale, credeva alle streghe come i bambini piccoli credono alle favole. Ma come i bambini, anche i più piccoli, non confondono la vita con le storie, le persone dei secoli passati non si sognavano di modellare la loro vita su questa convinzione.

read more »

settembre 12th, 2013

Lorenzo Guadagnucci, Bolzaneto. La tortura innominabile

by gabriella

Genova 2001Mentre la Cassazione dichiara che a Genova «fu violenza sistematica», quasi tutti i responsabili dei pestaggi della caserma di Bolzaneto vedono prescritti i crimini commessi perchè il nostro ordinamento non contempla il reato di tortura. Il Manifesto, 11 settembre 2013.

Quando i giudici di Cassazione dalle solenni stanze del “Palazzaccio” romano usano espressioni come

accantonamento dei princìpi cardine dello stato di diritto;

quando parlano di cittadini sottoposti a

trattamenti gravemente lesivi della dignità della persona;

quando specificano che

«botte, gas urticanti, umiliazioni, denudamenti di ragazzi e ragazze fatte piegare a novanta gradi davanti agli uomini in divisa» avvenivano «mentre alcuni tra le forze dell’ordine cantavano inni fascisti».

read more »

luglio 1st, 2013

Barbara Alberti sulla morte in carcere di Stefano Cucchi

by gabriella

Per Stefano

Domenica 30 giugno, Barbara Alberti ha parlato di Stefano Cucchi a Radio24ore, nella rubrica La guardiana del faro [dal minuto 26:50].

Vi abbiamo fatto sentire la canzone di Franco Battiato, specialmente per la frase chiave che contiene e che, ahimé, abbiamo avuto occasione di ricordare molte altre volte: “ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore”. Frase che si attaglia a tante tragedie italiane che si svolgono accanto a noi e non cambiano niente, come i suicidi per disperazione, gente che non ha il lavoro, che ha subito un’ingiustizia, persone che si danno fuoco o si sparano, rivolgendo la rabbia contro di sé.

Stefano CucchiQuesta volta con la frase di Battiato ci riferiamo a Stefano Cucchi che entrò in carcere vivo e ne uscì moribondo, per morire poco dopo all’Ospedale a causa delle percosse ricevute ma, secondo la sentenza emessa dai giudici nel finale del processo, non è stato nessuno. Ho davanti a me la sua foto che non è facile da guardare, quella pubblicata sul Fatto quotidiano del 6 giugno, dove ha il volto devastato.

Il giornale si riferisce alla sentenza del tribunale, il quale ha assolto gli agenti della Polizia penitenziaria accusati di averlo picchiato causandone la morte e titola: “L’hanno ridotto così, ma per i giudici è colpa dei medici”. I medici hanno avuto delle pene leggere, ma la pena è stata sospesa per tutti.

Questo ragazzo si chiamava Stefano Cucchi. Aveva 31 anni, era geometra, gli piaceva la boxe. Era stato tossicodipendente e qualche anno prima della morte si era curato in comunità. Io qui cito da wikipedia: “Il 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi venne trovato in possesso di 21 grammi di hashish e antiepilettici – oh, questi farmaci era assolutamente legittimo che lui li avesse perché aveva sofferto anche di epilessia -“. In conseguenza di questo venne decisa la custodia cautelare.

read more »

maggio 16th, 2013

Alexandros Panagulis

by gabriella

Nel trentacinquesimo anniversario della morte di Alekos Panagulis. Zi! zi! zi!

Se per vivere, o Libertà
chiedi come cibo la nostra carne
e per bere
vuoi il nostro sangue e le nostre lacrime
te li daremo
Devi vivere

Dicembre 1971

 

Il 13 agosto 1968 il poeta e rivoluzionario Alexandros Panagulis, insieme ad altri compagni della «Resistenza greca», mette in scena nei pressi di Varkiza l’attentato al dittatore Georgios Papadopoulos, salito al potere con un colpo di Stato militare, detto “dei colonnelli”, nell’aprile del ’67.

Alexandros (Alekos per gli amici – e per la polizia), nato nel 1939 ad Atene, era il secondogenito di tre fratelli, tutti democratici e antifascisti (il maggiore, Giorgios, fu anch’egli vittima del regime). Dopo essersi laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico nazionale di Atene, Alekos diserta il servizio militare, fonda il gruppo «Resistenza Greca» (movimento politico che i colonnelli non riuscirono mai a smantellare) e si auto-esilia a Cipro, dove per mesi progetta un piano d’azione per sbarazzarsi di Papadopoulos. L’attentato, tuttavia, fallisce: delle due mine che dovevano far saltare in aria la Lincoln blindata del dittatore ellenico ne esplode solo una dopo il passaggio dell’auto blindata.

read more »

febbraio 2nd, 2013

Slavoj Žižek, La normalizzazione della tortura

by gabriella

Ecco come, in una lettera al Los Angeles Times, Kathryn Bigelow ha giustificato come Zero Dark Thirty mostri dei metodi di tortura utilizzati dagli agenti del governo per catturare e uccidere Osama Bin Laden:

“Quelli di noi che lavorano nelle arti sanno che la rappresentazione non è approvazione. Se così fosse, nessun artista sarebbe in grado di dipingere le pratiche disumane, nessun autore potrebbe scriverne, e nessun regista potrebbe approfondire i temi spinosi della nostra epoca”.

Davvero? Non c’è bisogno di essere un moralista, o ingenuo sulle urgenze della lotta contro gli attacchi terroristici, per pensare che torturare un essere umano è di per sé qualcosa di così profondamente sconvolgente che a rappresentarlo in maniera “neutrale” – ossia neutralizzare questa dimensione sconvolgente – sia già una forma di approvazione.

Immaginate un documentario che avesse rappresentato l’Olocausto in un modo indifferente, disinteressato, come una grande operazione logistico-industriale, focalizzandosi sui problemi tecnici (trasporto, smaltimento dei corpi, evitare il panico tra i prigionieri per essere gasati). Un tale film incarnerebbe un fascino profondamente immorale con il suo argomento, oppure conterebbe sulla neutralità oscena del suo stile per generare sgomento e orrore negli spettatori. Dove si posiziona Bigelow in questa distinzione?

water-boarding

Soldati americani e un interprete vietnamita infliggono il waterboarding ad un sospetto Viet Cong

Senza ombra di dubbio, lei si trova sul lato della normalizzazione della tortura. Quando Maya, l’eroina del film, assiste al primo “waterboarding” (la tortura dell’acqua), è un po’ scossa, ma impara velocemente le regole; in seguito nel film lei ricatta freddamente un prigioniero arabo di alto livello dicendo: “Se non parli con noi, vi consegneremo a Israele “. La sua ricerca fanatica di Bin Laden aiuta a neutralizzare ordinari scrupoli morali.

Molto più inquietante è il suo partner, un giovane, barbuto agente della CIA che domina perfettamente l’arte di passare con disinvoltura dalla tortura alla cordialità una volta che la vittima ha ceduto (accendendo la sua sigaretta e condividendo barzellette). C’è qualcosa di profondamente inquietante nel modo in cui, in seguito, cambia da torturatore in jeans ad burocrate di Washington ben vestito. Questa è la normalizzazione allo stato puro e più efficiente – c’è un po’ di malessere, più riguardo ad una sensibilità ferita che all’etica, ma il lavoro deve essere fatto.

read more »

novembre 15th, 2012

David Sussman, What’s Wrong with Torture?

by gabriella

guantanamoDopo Beccaria, la liceità della tortura non era più stata affermata e si sarebbe potuto credere che, con forte anticipo rispetto alla pena di morte, fosse stata definitivamente bandita dalle legislazioni democratiche. Questo studio  filosofico esamina il ritorno del dibattito sulle possibili eccezioni alla messa al bando delle sevizie [nell’immagine a lato, il trattamento riservato ai prigionieri di guerra a Guantanamo [Guantanamo forever]. Qui, un articolo di Repubblica sulla condanna dell’agente della CIA che ha rivelato la pratica del waterboarding negli interrogatori di polizia].

Pubblicato in “Philosophy & Public Affairs”, Volume 33, Issue 1, pages 1–33, January 2005.

Why is torture morally wrong? This question has been neglected or avoided by recent moral philosophy, in part because torture is by its nature especially difficult to discuss. Torture involves degrees of pain and fear that are often said to be utterly indescribable; indeed, these experiences are sometimes said to destroy in their victims the very hope of any sort of communication or shared experience whatsoever.1 Torture has proved surprisingly difficult to define.2 There is no clear agreement on the distinction between torture, coercion, and manipulation, or whether such techniques as sleep and sensory deprivation, isolation, or prolonged questioning should count as forms of torture.3 In addition, we may be fearful of deriving some sort of perverse titillation from the subject, or of being able to dispassionately contemplate the agonies of real victims of torture. Those who have not suffered torture may well feel it is not their place to offer any very substantive reflections on the practice, leaving the issue to those who unfortunately know what they are talking about. We might also worry that in just raising the question, we inadvertently give aid and comfort to torturers, if only by supplying materials for disingenuous self-justification.

read more »

febbraio 9th, 2012

Vita di Tommaso Campanella

by gabriella

Tommaso Campanella (1568 – 1639)

Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia;
ond’or m’accorgo con quanta armonia

Possanza, Senno, Amor m’insegnò Temi
Questi principii son veri e sopremi
della scoverta gran filosofia

rimedio contra la trina bugia
sotto cui tu piangendo, o mondo, fremi.
Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno,
ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno,

tutti a que’ tre gran mali sottostanno che nel cieco amor proprio,
figlio degno d’ignoranza, radice e fomento hanno.

Dunque a diveller l’ignoranza io vegno.

La vita di Tommaso Campanella, il pensiero, la ribellione contro la tirannide, gli atti della tortura a cui fu sottoposto per oltre un anno.

Nella poesia filosofica che Campanella titolò Delle radici de’ gran mali del mondo, le tre primalità, Potenza, Sapienza e Amore che Temi (themis), la giustizia, indica al filosofo, sono il rimedio contro la trina bugia della tirannide (quale falsa possanza), della sofistica (in quanto falsa scienza) e dell’ipocrisia (quale falso amore), dalla quale vengono tutti i mali del mondo e che è a sua volta radicata nell’amore di sé, generato dall’ignoranza.

 

Vita di Fra’ Tommaso

Contro l’ignoranza, platonica origine di ogni carenza umana, era venuto dunque battersi il calabrese Giovan Domenico Campanella (1568-1639), nato in una famiglia poverissima ed entrato ragazzo nell’ordine domenicano dove aveva potuto studiare, acquisendo una profonda sapienza filosofica. Nel contesto periferico ed emarginato della terra d’origine era maturata in Campanella l’idea di una congiura contro l’autorità politica e religiosa che egli sentiva al tramonto, dietro l’incalzare di grandi sconvolgimenti naturali e politici. Nell’attesa di quegli eventi straordinari, il filosofo si prefisse di realizzare subito un nuovo ordine: una repubblica fraterna che abolendo proprietà e gerarchie consuetudinarie, laiche ed ecclesiastiche, riaffermasse l’eguaglianza e la giustizia.

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: