L’intelligenza

by gabriella

Approcci teorici e approcci psicometrici

La psicologia non possiede ancora una descrizione e una definizione condivise di cosa sia l’intelligenza. Una definizione di carattere generale po­trebbe indicare l’intelligenza come quel processo che consente agli organismi viventi di risolvere problemi che richiedono un nuovo modo di rapportarsi all’ambiente (problem solving attraverso la capacità di apprendimento). Una simile definizione non tiene però conto delle diverse sfaccettature con cui l’intelligenza si manifesta e pone in evidenza solo le capacità inventive rispetto all’uso di procedure consolidate.

George Katona

George Katona (1901-1981)

Wolfgang Kohler

Wolfgang Kohler (1887 – 1967)

Se si fa riferimento alla psicologia della Gestalt, l’intelligenza si pone più sul piano del pensiero produttivo (creatività) che di quello riproduttivo (problem solving). Teorici come Köhler, Wertheimer e Duncker, hanno spiegato il comportamento intelligente attraverso il concetto di struttura: l’intelligenza è la capacità di risolvere problemi ristrutturando percettivamente (l’insight di Köhler) e cognitivamente (pensiero produttivo di Wertheimer e Duncker) l’ambiente. Con Katona i gestaltisti evidenziano come l’intelligenza si manifesti nell’attività organizzativa di tutti i processi cognitivi, dalla percezione al pensiero e alla memoria. Tale interdipendenza dei processi cogni­tivi viene ulteriormente accentuata dagli psicologi cognitivisti che considerano l’intelligenza come la manifestazione del fun­zionamento del sistema cognitivo nel suo insieme. I soggetti intelligenti presentano una memoria funzionale ed efficiente, in tutte le sue articolazioni, dalla MBT (a breve termine), alla MLT (a lungo termine), alla memoria di lavoro. Per la psicologia cognitiva, l’intelligenza appare legata alla capacità di adoperare in modo flessibile le singole abilità mentali, sapendo trasfe­rire ciò che si è appreso in un certo contesto a un contesto diverso (abilità o competenze). Un altro aspetto legato a tale flessibilità è la metacognizione, vale a dire il grado di conoscenza che i soggetti hanno dei propri processi mentali. Una consapevolezza e una conoscenza appropriata di tali processi rende la mente delle persone più efficiente. Per esempio, con una buona metacognizione è più facile scegliere la strategia più adeguata per risolvere un problema o per memorizzare del­le informazioni.intelligenza

Oltre agli studi citati, le ricerche sull’età evoluitiva, da Jean Piaget a Jerome Bruner e Lev Vygotskij, hanno contribuito a far luce sui processi intellettivi.

Alfred Binet (1857-1911)

Alfred Binet (1857-1911)

Un modo diverso di considerare il problema dell’intelligenza è l’approccio psicome­trico. Gli studiosi che utilizzano tale prospettiva mettono in secondo piano gli aspetti definitori e si concentrano su quelli legati alla prestazione e alla misurazione. Da questo punto di vista, il differente grado d’intelligenza nelle persone è dimostrato dalla loro diversa capa­cità nell’affrontare e risolvere problemi, eseguire compiti, realizzare progetti (prestazioni o performance). Gli approcci psicometrici hanno dunque elaborato diverse batterie di test per misurare i risultati degli individui in prove di abilità, a fini di selezione. Uno dei primi a muoversi in questa direzione è stato, per esempio, lo psicologo Alfred Binet che, nei primi anni del Novecento, ricevette l’incarico da parte del mini­stero della Pubblica Istruzione francese di individuare meto­di educativi idonei per i bambini con difficoltà d’apprendimento delle scuole di Parigi. Nel contesto di questa ricerca, nel 1905 elaborò, in collaborazione con il collega Theodore Simon (1872-1961), una scala di misurazione dell’intelligenza dei bambini.

La scala Binet-Simon comprende un ampio numero di prove ritenute utili per va­lutare la capacità di giudizio, la comprensione e il ragionamento. Le prove sono di varia difficoltà e individuano quelle che possono es­sere superate con successo dai bambini con sviluppo psichico normale delle varie età. Indica­no perciò l’intelligenza media dei bambini di 3, 4, 5 anni fino al giovane adulto. Binet e Simon introdussero così il concetto di età mentale: se un bambino supera le prove ritenute idonee per i soggetti di cinque anni, ciò significa che la sua età mentale corrisponde a cin­que anni e se la sua età cronologica è di sette anni vuole dire che il suo sviluppo men­tale è in ritardo di due anni.

Nel 1916 la scala di misurazione viene rivista e migliorata negli Stati Uniti, presso la Stanford University da un gruppo di psicologi guidati da Lewis Terman (1877-1956). Viene anche introdotto un nuovo concetto di misura, il Quoziente d’intelligenza (Q.I.), elaborato nel 1912 dallo psicologo tedesco, emigrato negli Stati Uniti, William L. Stern. Il Q.I. (I.Q. o Intelligence Quotient) di una persona è dato dal rapporto tra la sua età mentale e la sua età cronologica, moltiplicato per cento (per evitare le cifre decimali).

William Stern

William Stern (1871-1938)

Età mentale x 100

Età cronologica

Per esempio, se un bambino con età cronologica di otto anni presenta un’età mentale di otto, il risultato del rapporto è 1:1 moltiplicato per 100 dà come Q.I. 100, valore che corisponde all’intelligenza media. I punteggi sotto 100 sono indicativi di un’intelligenza inferiore alla media, quelli sopra a 100 di un’intelligenza superiore alla media. Circa il 70% della popolazione adulta e infantile ha un Q.I. compreso tra 85 e 115.

Poiché l’età mentale non cresce per tutta la vita come l’età cronologica, applicando il test ad adulti e anziani si confrontano i risultati ottenuti dal soggetto a cui viene somministrato il test con quelli medi dei soggetti di pari età. Il valore medio corrisponde sempre alla cifra di 100 e, a seconda che il soggetto risolva un numero maggiore o minore di prove rispetto alla media, avrà un punteggio superiore o inferiore a 100.

intelligenza approcci psicometrici

A partire dai test di di Binet e Simon sono state elaborate dagli studiosi numerose altre scale che hanno perfezionato notevolmente queste prove. I vari quesiti sono stati organizzati in modo da individuare non solo la misura dell’intelligenza in generale ma anche il livello dei diversi tipi d’intelligenza. A livello teorico, gli studiosi di psicometria si dividono secondo due tendenze. Alcuni ritengono vi siano vari tipi di intelligenza, a seconda del problema di cui cerca la soluzione. Quindi, non esiste una sola intelligenza, ma tante intelligenze, ognuna di esse efficace nella risoluzione di problemi diversi. Per esempio, si può ritenere che per risolvere un’equazione algebrica sia necessaria un’intelligenza di tipo astratto, mentre la costruzione di un oggetto richieda un’intelligenza di tipo concreto. La seconda tendenza è sostenuta dagli studiosi che ritengono che la risoluzione dei vari tipi di problemi richieda specifiche competenze, acquisibili con l’esperienza e con esercizio, ma alla cui base vi sia sempre un’intelligenza generale, che interviene in tutte le attività umane.

Charles E. Spearman (1863-1945)

Charles E. Spearman (1863-1945)

thurstone

Louis L. Thurstone (1887-1955)

Il primo studioso che ha individuato un fattore di intelligenza generale (denominato fattore G) è stato lo psicologo inglese Charles E. Spearman (1863-1945), il quale riteneva che tale fattore, insieme ad altre abilità più specifiche, fosse alla base di tutti i comportamenti intelligenti. L’intelligenza generale consisterebbe nella capacità di compiere ragionamenti del genere di quelli messi in atto quando si risolve una proporzione artimetica come 4:8 = 8:16. Altri esempi di proposizioni basate sul ragionamento sono i seguenti: il principe sta alla principessa come il re sta alla ….? (regina). Io sta a mio come tu sta .. ? (tuo). Lo psicologo americano Louis Leon Thurstone ha contestato l’esistenza di un fattore generale di intelligenza, sostenendo che esistono abilità specifiche che, complessivamente, costituiscono l’intelligenza globale di un individuo. Tale abilità specifiche sono costituite da otto fattori diversi quali: la comprensione delle parole, la fluidità verbale (facilità di parola), la velocità percettiva, il ragionamento induttivo, il ragionamento deduttivo, la capacità di visualizzazione spaziale, l’abilità numerica, la memoria.

 

I modelli multifattoriali di Guilford e Gardner

Tra i sostenitori di un modello formato da molti tipi di intelligenza vi è lo psicologo statunitense Joy Paul Guilford (1897-1972), il quale ha elaborato un modello teorico complesso, che ha il pregio di consentire un’indagine molto particolareggiata dell’intelligenza e di tenere in considerazione i comportamenti legati alla creatività, poco considerati dagli altri psicologi e quasi del tutto assenti nelle tradizionali prove psicometriche. Secondo Guilford, l’intelligenza è data da cinque tipi di processi cognitivi: la cognizione, la memoria, il pensiero convergente, il pensiero divergente, la valutazione. tale processi cognitivi si applicano su quattro tipi di contenuti: figure, simboli (lettere e numeri), contenuti semnatici (parole e frasi), comportamenti. Il risultato delle operazioni compiute sui vari contenuti è suddiviso in sei tipi di prodotti: unità, classi, relazioni, sistemi, trasformazioni e implicazioni. In tal modo, sono possibili 5x4x6 = 120 tipi di combinazioni, cioè l’intelligenza può manifestarsi in 120 modi diversi. 

Joy P. Guilford (1897-1972)

Joy P. Guilford (1897-1972)

Howard Gardner

Howard Gardner

Il processo cognitivo della cognizione indica la comprensione e il riconoscimento delle informazioni; la memoria indica la capacità di ritenere le informazioni; il pensiero convergente indica la capacità di riunire in concetti e categorie le esperienze e il ragionamento logico (platonicamente, la capacità di cogliere l’identico nel molteplice, cioè l’intellezione); il pensiero divergente indica la capacità di formulare ipotesi e il pensiero originale e creativo in genere; la valutazione indica la capacità di prendere decisioni e dare giudizi sull’esattezza della decisione. Il pensiero creativo, come l’intelligenza, si basa sull’immaginazione, ma non si limita a risolvere problemi: produce nuove idee, si potrotrebbe dire che l’intelligenza consiste nel saper trovare la risposta a una domanda e la creatività nel rispondere a una domanda che non è stata posta. Quando l’uomo preistorico, vedendo galleggiare i tronchi d’albero nell’acqua, ha l’idea di legarli insieme (con la stessa tecnica utilizzata per costruire una mazza), compie un atto creativo e inventa una zattera.

Il modello di intelligenza elaborato dallo psicologo statunitense Howard Gardner si basa sull’idea che esistano vari tipi di intelligenza. Gardner è uno psicologo cognitivista e le sue ricerche prendono spunto dagli studi sull’intelligenza artificiale, sulla psicologia dello sviluppo e a studi di neurologia. Gardner descrive otto tipi di intelligenza che abbracciano un campo molto più vasto di quello valutato dai test.

Secondo lo studioso, i reattivi mentali usuali misurano solo due tipi di intelligenza: quella linguistica e quella logica, importanti nel lavoro scolastico. Ma gli individui utilizzano nella vita di tutti i giorni, nel lavoro e nelle relazioni interpersonali, anche altri tipi di intelligenza: l’intelligenza linguistica, quella logico-matematica; le intelligenze musicale, spaziale, corporeo-cinestetica, naturalistica, nonché l’intelligenza interpersonale che consiste nel saper capire gli altri, saperli motivare e andare d’accordo con loro e l’intelligenza intrapersonale che consiste nella comprensione di se stessi, di cosa si cerca di raggiungere, di quello che si può fare per realizzare i propri obiettivi. Le persone possiedono, in misura diversa, tutti questi tipi di intelligenza, me non esistono due persone che abbiano esattamente la stessa combinazione di intelligenze. Una conseguenza di questa teoria in ambito pedagogico è che si deve cercare di valorizzare e sviluppare le diverse intelligenze dei bambini e personalizzare la loro educazione. Un’implicazione didattica è che gli stessi contenuti possono essere insegnati in modo diverso, tenendo conto delle caratteristiche degli studenti, così come la valutazione dei progressi realizzati dai singoli alunni.

quante intelligenze

Esercitazione

1.Illustra sinteticamente le diverse definzioni di intelligenza fornite dagli psicologi di diverso orientamento.

2. Spiega che cosa caratterizza l’approccio psicometrico allo studio dell’intelligenza, perchè si impone in un determinato momento e per quali ragioni è criticabile.

3. Illustra il concetto di età mentale e i limiti della misurazione dell’intelligenza attraverso il Q.I. test.

4. Fornisci una definizione di modello multifattoriale di intelligenza.


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